LUCIANO PAVAROTTI O BIG LUCIANO? AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA

Viotti20122smokingfioreChi era Luciano Pavarotti? Dopo la serata areniana di mercoledì viene da chiederselo. Per capirlo bisogna fare però una distinzione a monte, tra Luciano Pavarotti e Big Luciano. Luciano Pavarotti era quello che snocciolava senza colpo ferire i do di petto della celebre “Ah!mes amis” da “La Fille du régiment” di Donizetti, brillava nella giovinezza sfrontata di Riccardo di “Un ballo in maschera” o nella maschia gagliarderia del Duca di Mantova. Big Luciano era il personaggio, quello che faceva i milioni, prestando il suo “Sole” nella voce a duetti con presunte pop star, di cui il Maestro non ricordava più il nome dopo l’esibizione. Davanti agli occhi della gente Big Luciano ha ucciso il tenore Pavarotti, quello delle Bohème con Karajan e Kleiber, delle serate leggendarie al Met con James Levine. D’altronde se ci si aggirava all’Arena di Verona si potevano sentire più persone dire:” Eh, il “Vincerò” come lo cantava Pavarotti non lo fa nessuno”. Il “Vincerò” ossia “Nessun dorma”, l’aria di Calaf dalla pucciniana “Turandot”: un ruolo che Pavarotti ha cantato solo in due occasioni. Eppure, eppure, eppure Big Luciano è quello che ha brillato di più su quel palco areniano, sotto gli occhi estasiati di Nicoletta Mantovani, seconda moglie di Lucianone, creatrice dei “Pavarotti and Friends”. La serata veronese ci è parsa un autentico processo di canonizzazione, con tutti gli ospiti che ricordavano quanto il Pav fosse buono, umano, generoso, magnanimo. Uno dei pochi a ricordare la grandezza artistica è stato Ron Howard, che sarà regista di un docufilm sul tenore. 17060622184_11292570a3_b.jpgDue signore dicevano: ” Pavarotti è iniziato a piacerci quando è morto, perché da quel momento abbiamo capito la sua grande umanità”. Quindi non stupiamoci della scelta della Rai, di creare uno spettacolo di santificazione. Ci mancava solo Lorena Bianchetti. E siamo sicuri che il fascino della bella Lorena avrebbe vivacizzato una serata vittima della conduzione compassata e pesante di Carlo Conti, che sembra ogni giorno di più trasformarsi in una pallida e smunta copia di Pippo Baudo. Pochi i momenti musicali di degno livello. I peggiori sono stati sicuramente Eros Ramazzotti con il duetto virtuale di “Se bastasse una canzone”, con tanto di figuraccia, scambiando Pavarotti con Jovanotti e Fiorella Mannoia, con una versione mortifera di “Caruso”, sempre in macabra connessione spirituale con Lucianone. Bella l’esibizione di Zucchero con il suo “Miserere” canzone che senza la voce di Pavarotti non esisterebbe. Bravissima Giorgia in una versione personale di “Imagine”. La cantante romana ci ha inoltre raccontato durante le prove il suo incontro con Pavarotti, i suggerimenti che il maestro le dava e l’emozione di stargli accanto. Giorgia ha studiato canto con un cantante lirico, Luigi Rumbo, e quando Pavarotti la chiamò per andare a duettare con lui, lei era piena di ansie, con la paura che Lucianone si accorgesse di qualche carenza di tecnica. Pavarotti invece fu carinissimo e la mise a suo agio. la-fille-de-regiment-1409835923-view-0Deludente l’esibizione dei 2Cellos (Luka Šulić e Stjepan Hauser) con un pastiche de “La donna è mobile” e “O’ sole mio”, un pastiche che diventa un pasticcio di suoni metallici e tecnicamente inconsistente. Fanno figura, si sanno muovere e hanno quel glamour che piace alle masse. Veniamo alla parte più operistica (circa…): Vittorio Grigolo sembra volersi porre ad erede di Luciano Pavarotti (ma perché bisogna cercare sempre degli eredi?), solo che non lo può essere: la voce è bellissima e avrebbe un timbro solare come quello di Pav, ma scurisce, forza, per dare un’espressività del tutto fuori luogo. Paga lo scotto con suoni che finiscono in gola e il filato di “E lucevan le stelle” (“le belle forme disciogliea dai veli”) risulta infine innaturale e sporco. Sappiamo quanto Grigolo sia bravo, il problema è che molto spesso preferisce “gigionare”. Cosa che non fa Francesco Meli, strepitoso in “Una furtiva lagrima”, detta e fraseggiata con espressività sincera, pulizia vocale e scala di colori infinita, coronata da un trionfale successo di pubblico e numerose richieste di bis, ovviamente non concesso per esigenze televisive. Le due leggende, Placido Domingo e Jose Carreras ricordavano il Concertone di Caracalla, che diede l’avvio all’impresa economica de “I tre tenori”. 15022661288_955432e2fc_bNonostante questo, entrambi mostravano una voce che per timbro e tenuta non sembra aver subito lo scorrere del tempo. Carreras diretto da Domingo, emozionava in “Passione” di Nicola Valente. Carina l’esibizione degli allievi della Fondazione Luciano Pavarotti, nonostante il fastidioso battimani sul Brindisi della Traviata, che trasforma tutto in un concerto “alla” Raoul Casadei, atmosfera deliziosa, ma che non si addice alle voluttà tisiche di Violetta Valery. Nel gruppo emergevano Ivan Ayon Rivas (tenore), Alin Stoica (tenore) e Vittoriana De Amicis (soprano). Tacciamo sull’esibizione di Andrea Bocelli, in “Ah!mes amis”, cantata per di più in un francese imbarazzante. Durante la serata inutili interventi di Alessandro Del Piero e Fabio Fazio. Al posto loro non si potevano invitare i grandi partner di Pavarotti? ne citiamo solo tre: Mirella Freni, Katia Ricciarelli, Leo Nucci. No, troppo impopolari. Fabio Armiliato era giustamente passionale nella “Mattinata” di Leoncavallo, accompagnato dal flauto di Andrea Griminelli. Sarebbe stato bello un omaggio più ampio a Daniela Dessí, che è stata compagna sul palco di Pavarotti. Magari avrebbe potuto omaggiarla l’unica Diva della lirica della serata: Angela Gheorghiu. Un peccato non averla sentita in un pezzo da sola. 21314554_1612169318839524_8565405896238205480_n.jpgTuttavia nel brano con Il Volo (in cui si mangiava i “tre tenorini”), nel terzetto con Domingo e Carreras (“Non ti scordar di me”), e nel duetto con Massimo Ranieri (“Te voglio bene assaje”), ha dimostrato tutto il suo fascino, la sua capacità di catturare lo sguardo e di fare spettacolo, con voce freschissima e assolutamente ricca di charme. Proprio con la Gheorghiu abbiamo avuto il piacere di intrattenerci e di poterle chiedere qualcosa sul suo incontro con Pavarotti e sull’emozione del ritorno in Arena. A proposito di Lucianone Angela ci ha detto:” era un uomo e un artista straordinario. Purtroppo non abbiamo avuto occasione di fare un’opera completa insieme, ma solo dei concerti, come quello del 2001 in cui Pavarotti chiamò a partecipare tutti i tenori più importanti del momento e mi disse: vieni anche tu Angela, che sei peggio di tutti i tenori”. Dell’Arena invece la Diva ha ricordato la sua unica presenza:” Ritornare qui è straordinario. Ho fatto solo una Traviata, nel 2003. Un’emozione incredibile. Mi piacerebbe ritornare presto. Mi avevano proposto Tosca, ma si trattava di entrare in una produzione già esistente. Non sono capricciosa, ma io lavoro in un certo modo. Non posso dare il meglio se lo spettacolo non è cucito addosso alle mie caratteristiche. È come un abito di alta moda. Una volta era la normalità, oggi sono diventata una pecora nera, perché non accetto tutto. So dire anche di no”. img_9224.jpgAlla nostra domanda se le piacerebbe fare un’Aida all’Arena, lei ha risposto:” Si, mi piacerebbe moltissimo. Aida è un’opera difficile, e quindi ci dovrebbero essere le condizioni giuste per farlo. Se ci saranno, potrebbe essere stupendo”. Grazie Angela, ti aspettiamo!
Luciano Pavarotti diceva:” voglio essere ricordato come un tenore d’opera”. Bene, ancora una volta è stato tradito.
Francesco Lodola
Verona, 6 settembre 2017

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