“Ho da fare un dramma buffo”: Maria Callas come Donna Fiorilla

 

1955Turco-ScalaPromo(20)[1]Quasi in modo paradossale, Maria Callas ha intercettato la traiettoria della Rossini renaissance prima che questa nascesse; parlo del Turco in Italia, che registrò nel 1954 sotto la bacchetta di Gavazzeni. L’incisione precedette di qualche mese le recite scaligere dell’aprile 1955, nello spettacolo di Franco Zeffirelli. La proposta era delle più audaci: un compositore già all’epoca poco frequentato (almeno rispetto alla mole complessiva dei suoi lavori ed alla coscienza critica con cui veniva eseguito), di cui si riportava in scena un titolo minore, che era conosciuto pressoché come la versione sghemba di una partitura precedente, quasi un moderno format scadente. In più, oltre il superficiale pregiudizio mutuato da una analogia poco ragionata, si aggiungeva un assetto drammaturgico poco operistico, astruso e quasi cerebrale, sia detto senza timore di dover parlare di pirandellismo nel 1814. Maria Callas aveva già cantato il ruolo a Roma, nel 1950, al Teatro Eliseo, in alcune recite organizzate dall’Associazione Anfiparnasso (di cui faceva parte anche Luchino Visconti). 35937563175_0b5fcf3704_bUna delle recite fu trasmessa per radio, ma non ce ne resta praticamente nessuna testimonianza. Sappiamo che Gian Carlo Menotti ascoltò la Callas in quell’occasione, e le propose il ruolo di Magda Sorel, nella prima italiana de “Il console”, che sarebbe avvenuta alla Scala l’anno successivo. I problemi tra Callas e Ghiringhelli impedirono che ciò avvenisse e Clara Petrella interpretò il ruolo. Nelle recite romane Maria Callas era diretta come a Milano da Gianandrea Gavazzeni. Se da un lato Gavazzeni ebbe cura di mostrare la qualità intrinseca e la genialità per diversi aspetti inedita delle pagine del Turco, anche la Callas ebbe un ruolo di sostanziale importanza. Sarebbe stato facile, a quella altezza cronologica, proporre la protagonista nella solita vignetta di coquette esuberante e laccata (esito che, per ragioni di cui non ci importa, si ebbe in parte con Rosina). Viceversa, pur con tutto lo spirito e le preferenze esecutive legate all’epoca, la Callas riuscì nella creazione di un personaggio brillante e moderno, fine nelle colorature leggere, mai esagerate e di buon gusto; ed emerse pure l’aspetto quasi di mezzo carattere di Donna Fiorilla, con le venature che sarebbero state esplicitate in modo completo solo trent’anni dopo. 34421PIN[1]E questa intuizione non rimase solo nel patrimonio genetico del titolo in questione, ma influenzò parimenti tutta la folta gamma di donne più e meno astute e più e meno buone che popolano le partiture di Rossini. La Callas colse e mostrò insomma anche la modernità di taglio del personaggio, inserita nel contesto di una inconsueta riscoperta del modus interpretativo rossiniano che i veri fautori della rinabissane, alcuni decenni dopo, non avrebbero tardato a riconoscere come un punto di riferimento pratico.
 Maria Callas ne “Il Turco in Italia” a Roma, nel 1950

Qui invece la stessa aria nell’incisione in studio del 1954

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Stefano de Ceglia

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