LA GIOVINEZZA DEL BAROCCO: LUCIANA SERRA E L’ORCHESTRA ANTONIO VIVALDI

22140613_1593779177332088_1184278051_o.jpgIl repertorio barocco è diventato oggi il vero repertorio contemporaneo, assurgendo a paradigma di modernità, freschezza e produttività, in un epoca musicale “stitica” di novità e di nuove composizioni, a causa della velocità del ritmo vitale, che ha frenato lo svilupparsi della musica d’arte fin dalla seconda metà del 900. Dunque Vivaldi e i suoi contemporanei divengono icone pop nel mondo della musica colta. E l’Italia vive ora il momento di questa riscoperta, avvenuta nel resto del mondo almeno 30 anni fa. Dunque il fermento attorno al repertorio porta alla nascita di compagini orchestrali dedicati, come è il caso dell’Orchestra Antonio Vivaldi, frutto del progetto di Lorenzo Passerini, giovane direttore d’orchestra, che ne cura anche la direzione artistica. Il 27 settembre davano una grande dimostrazione della loro eccellenza al Teatro Filarmonico di Verona, nella rassegna “La città in concerto” con un florilegio di pagine vivaldiane. Tra le numerose pagine vogliamo ricordare il Concerto Grosso “di Amsterdam” RV 562a con l’elegante violino solista di Marcello Miramonti, il Concerto “Il Gran Mogol” RV 431a, e il Concerto “per Eco in lontano” RV 552. 22139738_1593779323998740_1237287079_o.jpgQuest’ultimo assoluta perla emotiva della serata, capace di suscitare quella “meraviglia” che è un concetto preziosamente barocco. Nel Conceto “Il Gran Mogol” si metteva in luce Tommaso Benciolini, flautista di straordinarie doti tecniche e interpretative, capace di creare anch’egli quello stupore autentico e mai stucchevole. Inoltre il concerto vedeva un’altra grande, straordinaria protagonista, Luciana Serra, artista ormai entrata di diritto nella storia del canto con la “S” maiuscola. Sia nel Gloria da “Laudate pueri Dominum” RV 601 che nell’aria “Il mio Core a chi la diede” da “La Fida Ninfa” RV 714 (opera inaugurale del Filarmonico, nel 1732) abbiamo ammirato la perfezione vocale e la perfetta quadratura musicale. Non c’è nota nella voce della Serra che non galleggi sul fiato. Non ci sono asprezze, tutto è morbido, inguainato in un timbro dalle risonanze perlacee, che nulla ha perso nel tempo della sua bellezza e del suo nitore. Un esempio e un miracolo di intelligenza ed eleganza.
Un grande e trionfale successo al termine.

Francesco Lodola

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