IL LOGGIONE EMILIANO: FALSTAFF AL FESTIVAL VERDI

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©Roberto Ricci

Un coinvolgente Falstaff conclude in bellezza il Festival Verdi di Parma.

Grande e meritato successo per l’ultima rappresentazione del Falstaff verdiano presentato al pubblico di Parma all’interno di un Festival Verdi che si chiude con un bilancio particolarmente felice.

Falstaff, si sa, è un’opera unica nel suo genere, impossibile da inquadrare in un filone più ampio della produzione verdiana come in maniera più ampia del melodramma italiano. E’ un’opera che rompe gli schemi musicali e teatrali con schemi innovativi e geniali. Le condizione basilare affinché la “magia” di questo singolare titolo si compia è che nella rappresentazione lo svolgimento della trama e la caratterizzazione delle figure avvenga in maniera chiara e coinvolgente nella misura in cui lo spettatore possa sperimentare un rapporto inedito e particolarmente stretto con i personaggi, le loro continue e reciproche burle, quasi partecipandovi in un certo senso nell’ideazione e nella realizzazione, riflettendo e divertendosi nel contempo.

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©Roberto Ricci

Tutto ciò è stato perfettamente rispettato nell’edizione parmigiana a cui abbiamo assistito. Lo spettacolo curato dal regista Jacopo Spirei è risultato vincente in primo luogo nella sua trasposizione temporale (ma non geografica) che ha avuto il merito di non stravolgere l’opera, di definire con grande cura ogni personaggio, di proporre insomma una lettura del tutto rispettosa delle volontà dell’autore, mai banale, alla ricerca di quella leggerezza e di quell’ironia sottile che costituiscono il tratto caratterizzante di Falstaff. In tal senso, il contributo delle luci di Fiammetta Baldisserri, degli stravaganti costumi di Silvia Aymonino e delle belle scene sghembe di Nikolaus Webern è stato sicuramente determinante nella riuscita dell’insieme. Va detto, a onor del vero, che si parla di un titolo indiscutibilmente più adatto di tanti altri a “libertà” cronologiche ma nulla è scontato in un’epoca in cui se ne vedono quotidianamente di cotte e di crude.

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©Roberto Ricci

Per quanto riguarda la musica onore al merito va dato a Riccardo Frizza, bacchetta sicura e ben salda che ha guidato con autorevolezza e buone capacità espressive un’ottima Filarmonica Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Regio, come sovente accade sulla soglia della perfezione, magistralmente preparato dal Maestro Martino Faggiani.
Di Roberto De Candia si può dire che una volta entrato in scena non sia più colui che la carta d’identità e il programma di sala ci dicono essere: l’interpretazione attoriale, senza nulla togliere alla solidità e sicurezza vocale, è da vero artista, da chi sa entrare a tal punto in sintonia col personaggio da trasformarsi di fatto in esso. Il baritono ha saputo tenere il pubblico costantemente rapito, con l’impareggiabile maestria di una gestualità mai sopra le righe ma sempre fresca ed efficace ed una convincente resa musicale. Assai positivo anche il resto del cast: Giorgio Caoduro è stato, con la sua bella voce, un ottimo Ford; Juan Francisco Gatell ha delineato un giovane Fenton dal timbro caldo e dal bel fraseggio; Gregory Bonfatti ha impersonato splendidamente sotto ogni punto di vista il ruolo del Dottor Cajus; Andrea Giovannini si è dimostrato un esuberante e divertente Bardolfo, Federico Benetti un valido Pistola.

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©Roberto Ricci

Il cast femminile non è stato da meno: Amarilli Nizza, forte di un’ottima tecnica e di una bella voce piena ha interpretato nel migliore dei modi il ruolo di Alice; la giovane Damiana Mizzi si è distinta per il timbro cristallino e una piacevole attenzione ai colori e al legato; Sonia Prina ha fatto sfoggio del suo conosciuto e suggestivo timbro, perfettamente a proprio agio anche in un repertorio che non è quello per cui le si rendono meritati omaggi solitamente. Ultima (ma solo nell’elenco) la bella e brava Jurgita Adamonyte nel ruolo di Meg.

Quale conclusione migliore per un Festival come questo se non un Falstaff a cui ci si sentiva minuto dopo minuto sempre più affezionati e legati e il cui finale ha centrato senza mezzi termini nell’entusiasmo e nella gioia del pubblico accorso con la sua straordinaria complessità e ricchezza musicale?
Tutti gabbati, in attesa fremente di un nuovo Festival Verdi e di nuove emozioni!

Grigorij Filippo Calcagno

Parma, 22 ottobre 2017

 

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