QUANDO LA VOCE COMANDA

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©Fabio Parenzan

Trieste, sabato 21 ottobre 2017. Si è conclusa questa sera la stagione sinfonica del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. Il quinto concerto della stagione è stato affidato alla direzione di Alessandro Cadario, che ha interpretato due pagine molto impegnative: nella prima parte del concerto una prima esecuzione assoluta, il Psalmus pro humana regeneratione – Cantata sacra per soli, coro e orchestra di Marco Taralli e, nella seconda parte, i più celebri Carmina Burana di Carl Orff . Il concerto ha visto impegnata una massa sonora molto importante, composta dall’orchestra e il coro del teatro, il coro del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor e le voci bianche del coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste”, oltre che dal trio di solisti formato dal soprano Ágnes Molnár, dal controtenore Jake Arditti e dal baritono Domenico Balzani. La cantata di Marco Taralli, basata su un testo di Don Thompson, ha coinvolto il pubblico in un ascolto di oltre cinquanta minuti. Costruita quasi in forma mosaicale, la composizione di Taralli pone in risalto numerose sfaccettature; la vocalità corale è risultata molto complessa e il testo in inglese non ha alleggerito l’impegno dei coristi.

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©Fabio Parenzan

Nei momenti solistici, la scrittura di Taralli ha beneficiato molto della buona interpretazione del giovane Jake Arditti e il coro di voci bianche ha regalato quella leggerezza angelica che il testo proponeva. La pregevole costruzione formale della cantata ha visto impegnato Alessandro Cadario nella gestione del complesso organico, lavoro svolto con gesto chiaro e semplice. Utile per una maggiore comprensione dell’opera sarebbe stata la diffusione del testo attraverso sopratitoli, oppure tramite il programma di sala. La seconda parte del concerto, dedicata ai Carmina Burana, è stata accolta dal pubblico triestino con gioia. La partitura, scritta tra il 1935 ed il 1936, ha visto la prima esecuzione a Francoforte nel 1937 e si basa su componimenti poetici medioevali rinvenuti nella Bura di San Benedetto in Alta Baviera. L’ultima volta che Trieste ha visto l’imponente partitura era il 2014 e la cornice era quella di Piazza Unità d’Italia. Alessandro Cadario ha saputo trasmettere ad ogni capitolo della cantata un’impronta musicale diversa e la grandiosità del “Fortuna Imperatrix Mundi “è stata ben trasmessa nel “O Fortuna”, dove voce e musica si sono fuse in una cosa sola.

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©Fabio Parenzan

Nel secondo capitolo, “Primo Vere”, si sono notate piccole sbavature sia nella parte orchestrale che in quella corale, dove il “coro piccolo” (formazione corale ridotta, che Orff ha voluto per diversificare l’ambientazione e immagine sonora) arrivava poco all’ascoltatore. Buona e sonora “Omnia Sol temperat”, in cui Balzani ha fatto emergere  solo alcune sfaccettature della propria voce. Nel “Uf dem anger” buona la comunicazione tra direttore ed orchestra, interessanti i ripieni corali, brillanti le fanfare. Il capitolo più interessante è stato sicuramente “In taberna”, dove l’interpretazione delle parti solistiche di Balzani e Arditti sono state divertenti, vocalmente molto buone e i due cantanti sono riusciti a trasmettere all’ascoltatore l’atmosfera del vivere sregolato dei clerici vagantes (studenti girovaghi, che nel Basso Medioevo usavano spostarsi per seguire delle lezioni nelle principali università dell’epoca). I “Cour d’amour” hanno visto la presenza delle voci bianche alternarsi nei soli con il soprano Ágnes Molnár. Buona la sonorità del coro, mentre il soprano  non ha trasmesso totalmente le sue potenzialità.

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©Fabio Parenzan

L’orchestra del Teatro Verdi ha saputo ben destreggiarsi in una serata complessa . Alessandro Cadario ha diretto con conoscenza approfondita i Carmina Burana (dirigendoli a memoria) e ha dimostrato di sapere ben guidare una prima esecuzione assoluta. I solisti scelti per questo concerto hanno messo in evidenza le diverse sfumature del “saper cantare”. Balzani, Arditti e Molnàr si sono tutti ben saputi inserire in un quadro molto complesso. L’interpretazione delle tre compagini corali è stata affaticata dalla lunghezza dei brani proposti. Buona la preparazione curata da Francesca Tosi per il coro triestino, da Zsuzsa Budavari Novak per quello di Maribor e da Cristina Semeraro per il coro di voci bianche.

La stagione sinfonica si conclude con un collegamento alla prossima stagione lirica, nella quale la voce sarà la regina incondizionata. Angeli e Demoni è stato il tema che ha unito questi cinque concerti, dove la musica si è rivelata unica vincitrice.

 

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