INTERVISTA A SEBASTIAN CATANA

foto di Fabio Parenzan-0018
©Fabio Parenzan

Sebastian Catana è una delle voci baritonali più autorevoli della sua generazione. Nato in Romania, si è perfezionato negli USA. Verdi e i grandi ruoli del Verismo si sono ben presto legati alla sua fama, grazie ad interpretazioni di grandissimo rilievo. L’ultimo appuntamento tra Verdi e il baritono di Cluj è stata “La Traviata” al Teatro dell’Opera di Roma, dove abbiamo avuto il piacere di incontrarlo e poterlo intervistare…

Come ti sei avvicinato al canto?
Io ho avuto un percorso un po’ particolare. Prima di tutto perché ho cominciato a studiare seriamente canto un po’ tardi, quando avevo 24 anni, dato che prima studiavo ingegneria. Alla fine ho deciso di diventare cantante perché sono cresciuto in questo ambiente, sono figlio di due cantanti e ho sempre avuto il canto come hobby.
Come funziona per te lo studio di un ruolo sia dal punto di vista scenico che vocalmente?
Certamente prima di tutto bisogna studiarlo musicalmente e vocalmente anche con un preparatore, poi si può iniziare a pensare all’interpretazione. Sicuramente penso all’interpretazione anche durante le prime fasi di studio grazie all’aiuto del libretto e, in alcuni casi, della letteratura. Inoltre, mi piace spesso ascoltare e guardare delle registrazioni passate, soprattutto per avere un’idea degli interpreti del passato, però cerco di sempre avere una certa flessibilità per creare il personaggio con il direttore d’orchestra e il regista combinando così le loro idee con le mie, donando le giuste sfumature all’interpretazione.
_MG_3656Come ti trovi a lavorare qui a Roma al Teatro dell’Opera?
Benissimo! Il teatro è bellissimo e c’è una buona atmosfera, l’ho provata anche quando ho lavorato qui l’anno scorso a Caracalla nel ruolo di Nabucco. Anche la città è bellissima quindi sono molto contento di essere qui.
Cosa ne pensi di questa produzione di “Traviata”?
La produzione è bellissima, ottima, molto classica e secondo me quella che realmente deve essere “Traviata”. Qui in Italia rispetto all’estero ci sono meno produzioni “moderne”, si è ancora legati alla tradizione e questo a me piace molto. Bisogna presentare al pubblico quello che il compositore voleva, è molto importante, noi dobbiamo solamente eseguire quello che ci hanno lasciato. Inoltre i costumi sono stupendi come la regia. I tempi per le prove sono stati un po’ stretti, però già dal primo giorno ci siamo subito trovati. Tutti i miei colleghi sono artisti di altissimo livello, è stato bellissimo lavorare insieme.

Fondazione Teatro Lirico G. Verdi
©Fabio Parenzan

Come vedi la figura di Giorgio Germont? Per alcuni è un freddo borghese calcolatore, per altri un padre preoccupato… Tu che carattere gli dai?
Io lo vedo un po’ nel mezzo di queste due definizioni, quindi è vero che lui è un uomo manipolatore ma è molto preoccupato prima di tutto per sua figlia oltre che per suo figlio. Anche la sua posizione sociale in qualche modo lo obbliga a comportarsi in una determinata maniera. È un personaggio ambiguo perché si può interpretare in diversi modi; molti quando recitano fanno pensare che sia un personaggio cattivo ma io non lo vedo totalmente così, certamente non ha un’influenza positiva nella storia ma non è mosso da sentimenti ostili. Io personalmente non posso dare un’unica interpretazione a questo personaggio, poiché la sua personalità cambia durante il corso della storia: nel duetto certamente deve essere più freddo, ma già verso la fine è un po’ più padre. Nel terzo atto realizza pienamente di aver sbagliato.

© Yasuko Kageyama IMG_9065 con logo HD
©Yasuko Kageyama

Tu sei un baritono di riferimento per molti ruoli verdiani, qual è il tuo rapporto con questo autore? Quale personaggio ami particolarmente?
Io amo moltissimo Giuseppe Verdi, per me è il miglior compositore mai esistito, sei può dire così. Non so chi abbia detto “tu non scegli il tuo ruolo preferito, è lui che sceglie te”, forse Maria Callas… comunque il ruolo che ho interpretato di più è stato Nabucco, adesso sto facendo spesso anche “Rigoletto” e “Traviata”. Un ruolo che mi piace molto è Francesco Foscari ne “I due Foscari”, un’opera fantastica. Detto questo posso affermare che è difficile per me avere un ruolo preferito tra quelli verdiani poiché sono tutti incredibili.
Oltre Verdi, quali altri autori hai nel cuore sia come ascoltatore che come cantante?
A me piace tantissimo l’opera italiana e ho cantato diverse volte Scarpia, un ruolo bellissimo. Puccini è un grande autore ma per baritono ha scritto di più Verdi. Altri autori degni di nota per me sono tutti i veristi: Leoncavallo, Mascagni, Giordano…ma non disprezzo il belcanto, mi piacciono Donizetti e Bellini. Non faccio molto belcanto ma quando ho iniziato a studiare cantavo delle arie sconosciute ma bellissime di Donizetti.

Fondazione Teatro Lirico G. Verdi
©Fabio Parenzan

Quali sono i tuoi futuri impegni e debutti?
Dopo questa “Traviata” a novembre farò una nuova opera a Cagliari, “La Ciociara” di Marco Tutino. Poi debutterò Barnaba nella “Gioconda” a Piacenza il prossimo anno. Queste sono le novità però contemporaneamente ci saranno altre produzioni di Rigoletto, Nabucco…
Che consigli ti senti di dare ai giovani che intendono intraprendere una carriera musicale?
È un mondo affascinante, bellissimo. L’unico consiglio che mi sento di dare è di lavorare sempre con passione e serietà, di dare tutto perché solamente così si può arrivare al risultato sperato. Se è una vera passione non ci si stancherà mai e ci si metterà corpo ed anima nel proprio progetto…

Grazie Sebastian e In bocca al lupo!

Sara Feliciello e Paolo Mascari

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