NOTTI MILANESI: NABUCCO ALLA SCALA

Si è chiusa con un successo caloroso l’ultima recita di Nabucco la sera del 19 novembre alla Scala, nel ripreso allestimento di Daniele Abbado presentato qualche anno fa. La produzione ha rivelato di nuovo pregi e difetti. La resa pratica é senz’altro suggestiva e ben curata, nel grigiore assoluto, scarno ma elegante delle scenografie e nei costumi anni ’40. Sapiente anche in questo  senso l’uso delle luci. Appare un po’ usurata l’idea di legare le peripezie ebraiche a Babilonia al periodo immediatamente precedente il secondo conflitto mondiale.

Convince invece in pieno la bacchetta di Nello Santi, che sembra quasi scelta appositamente a compensare il moderno minimalismo del palcoscenico: il suo Nabucco granitico, vecchio stampo, dai tempi piuttosto estesi (specie nei cori, dove forse si sfora un poco in lentezza) conferisce una enorme solennità tragica, un sapore antico all’esecuzione. L’orchestra risponde bene, specie nella sezione degli archi, come pure attentissimo è e unito, compatto il coro scaligero che dà sempre il suo meglio su queste note verdiane. Accolto da un fragoroso applauso il “Va’ pensiero”.

Per quanto riguarda le voci, bisogna esprimere soddisfazione  per la compagine  nel complesso omogenea che è stata scritturata. Troneggia un altro grande esecutore quale Leo Nucci nel ruolo titolare. Come già detto per precedenti apparizioni, non si può che ribadire l’ammirazione per una voce tutto sommato ancora in vigore, unita a una carismatica dote scenica, di artista che conosce profondamente Verdi sia come compositore che come uomo di teatro. Nucci domina la serata anche come attore.

Altra grande soddisfazione il timbro pieno, vasto di Anna Pirozzi, che si spande per tutta la sala. Riesce a gestire una voce di notevole caratura con estrema facilità nel brillante registro acuto, come pure nei bassi sempre sonori e mai schiacciati. Oltre a ciò, la Pirozzi ha saputo dar conto di abilità nel maneggiare anche i passi più pianeggianti, come ad esempio nell’aria del quadro secondo, dove alle morbidezza e ai piano del cantabile ha affiancato una cabaletta irosa e fiammeggiante.

Fenena, (Annalisa Stroppa) ha dimostrato una convincente vocalità di mezzosoprano dal timbro chiaro, lucido e cremoso. Molto bene la scena ultima, eseguita con gusto, che ha stagliato con convinzione il personaggio in primo piano.

Stefano La Colla, piacevole scoperta della Turandot dell’Expo (si alternava con Antonenko), ritorna al Piermarini nel ruolo di Ismaele, che risulta addirittura un po’ stretto. Ha un timbro squillante, eccellentemente proiettato e una zona media piena. Purtroppo, come si è detto, il personaggio è alquanto anonimo e convenzionale, e non consente molto all’interprete.

Lo Zaccaria di Mikhail Petrenko si avvantaggia della voce brunita e calda del basso, con un fraseggio ben controllato.

Bene anche i comprimari, fra cui alcuni allievi della Accademia, come di consueto integrati nelle produzioni di stagione: Oreste Cosimo (Abdallo) e Ewa Tracz (Anna), mentre Giovanni Furlanetto era il Gran Sacerdote di Belo.

In conclusione fa piacere ascoltare un Verdi ben “montato”, con voci e bacchetta adatti e calibrati.

Stefano de Ceglia

Foto di Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...