MARIA GULEGHINA: TRENT’ANNI DI PALCOSCENICO

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©Terry James

In questi giorni è al Teatro Verdi di Salerno nel ruolo di Turandot (recite il 3, 5, 8 dicembre), ma quando scende dal palco la Principessa di Gelo è soltanto Maria Guleghina, una delle cantanti più rilevanti del nostro tempo. Una cantante che ha fatto di alcuni ruoli delle creature uniche. Una diva assoluta che da trent’anni regina su tutti i più grandi palcoscenici del mondo. In occasione di questo importante anniversario il soprano terrà un grande concerto alla Carnegie Hall di New York (nello Stern Auditorium il 12 dicembre). Per festeggiarla abbiamo avuto la grande felicità di poterla intervistare….

Trent’anni fa il Teatro alla Scala è stato il luogo del tuo lancio internazionale, con un ruolo tutt’altro che facile, Amelia in “Un ballo in maschera”: cosa ricordi di quel debutto e di quel palcoscenico, che così tante volte hai calcato? 
Si, è stata una vera favola della mia vita: Gianandrea Gavazzeni, Luciano Pavarotti, Leo Nucci, Fiorenza Cossotto! È stato molto duro, i conoscitori-loggionisti hanno accolto con i fischi le altre cantanti e ho avuto una fortuna nel cantare non solo l’ultimo spettacolo ma ben quattro! E poi mi invitavano quasi ogni anno. Ci sono le registrazioni di Tosca, di Manon Lescaut, di Macbeth. Ho cantato due volte i recital. Felicità assoluta!

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©Beatriz Schiller

Luciano Pavarotti è stato il tenore del tuo debutto scaligero e compagno di altre trionfali serate. Un ricordo di questo grande collega nel decimo anniversario della sua scomparsa. 
Certamente vederlo, sentirlo da vicino è stato una felicità incredibile. Abbiamo cantato molto al Met in Tosca, Aida…

La tua voce ha sempre brillato per l’immenso volume e l’omogeneità dal grave fino al registro sovracuto: quali sono stati i tuoi modelli? 
Certamente, come tutti gli altri, ho una intera lista delle fantastiche cantanti del passato! Tebaldi! Milanov, Scotto, Sutherland, Arroyo, Dimitrova, Gasparyan e, naturalmente, Callas,  una cantante-vulcano di suprema energia.
C’è stato un partner nella tua lunga carriera con cui hai trovato una particolare affinità vocale e scenica?
Si….Ho lavorato tantissimo insieme a Salvatore Licitra: lo chiamavo il mio piccolo fratellino scenico. Tutti i suoi grandi debutti erano accanto a me. Era una persona ed un Tenore bravissimo, mi manca tantissimo. Con Leo Nucci abbiamo cantato insieme tantissimo, abbiamo fatto due o tre registrazioni insieme. Leo Nucci mi ha anche salvato la vita una volta alla Wiener Staatsoper: mi ha tirato come una bambola, da sotto il sipario di metallo che si stava per chiudere. E sicuramente uno dei miei più grandi partner sul palco come Tenore, Direttore ed anche Baritono è Placido Domingo, è proprio lui che mi ha fatto tornare sul palco tre volte!

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©Beatriz Schiller

Abigaille, Lady Macbeth, Norma, Turandot, Tosca: tutti ruoli che hanno avuto una straordinaria interpretazione grazie a te. Come hai costruito la personalità di questi ruoli e qual è il lavoro che c’è dietro la creazione vocale e teatrale di questi personaggi?
È così interessante lavorare, scoprire cose nuove. E’ la vita! Cerco sempre di mettermi nei loro panni e sentire il loro amore e il loro dolore, così loro prendono vita.

Nel 2015 hai subito un’operazione piuttosto importante al cuore. Dopo solo tre mesi sei ritornata al Met con Tosca, festeggiando i 25 anni di presenza in quel teatro. Dove hai trovato la forza di ritornare a cantare e quali sono state le emozioni di calpestare nuovamente il palcoscenico?
Si! E’ stato un orrore sentire ad un certo momento che il cuore, le valvole non potevano più pompare sangue. Negli ultimi cinque-sei anni sentivo che facevo più fatica a respirare, che non volevo più niente, solo cantare e solo durante gli spettacoli il Signore mi dava le forze, poi diventavo ancora debole. Appena ho ripreso i sensi dopo la narcosi, ancora con i tubi e attaccata all’attrezzatura per respirare, ho provato a chiudere le corde vocali: è la mia vita. Tre giorni dopo,  con tutti i tubi e pacchi di medicina mi sono alzata dal letto e giravo per la corsia.

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©Richard Termine

Sapevo che il tempo stringeva. Placido Domingo doveva essere il direttore d’orchestra. Anche lui ha avuto un intervento chirurgico nello stesso periodo. Come potevo deluderlo? I conoscenti e la gente che neanche conoscevo sui social scrivevano che mi aspettavano, che avevano comprato i biglietti, avevano prenotato gli alberghi, voli aerei… Quando ho domandato al dottore in quanto tempo sarei tornata a cantare, ha detto 8-10 mesi, non prima… e quando ho invitato tutto lo staff cardio alla mia recita di Turandot un mese dopo le recite al MET erano colpiti! Ed io li ringraziavo e baciavo le mani al chirurgo, che non solo ha usato le valvole kosher, ma che mi ha fatto un cucitura così fina che non rovinava la scollatura. Ma non era tutto. Due settimane dopo l’operazione è uscito fuori che avevo bisogno dello stimolatore cardiaco. Tutto questo è stato molto difficile. Il primo concerto l’ho cantato due mesi dopo e soffocavo… ma il Signore ha visto la mia voglia di vita e del palco e mi ha dato le forze.

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©Pedra Stadler

Tanti sono i direttori prestigiosi che ti hanno accompagnata. Quali sono quelli che più porti nel cuore?

Ho cantato con tutti i direttori d’orchestra e la lista sarà di un paio di pagine ma certamente li ricordo. Non posso non parlare del fatto che c’era un progetto di collaborare con Karajan, è stato lui a raccomandarmi per Un ballo in maschera a Zurigo, quando ero ancora molto giovane. Muti, Gavazzeni, Levine, Mehta, Gergiev, Abbado, Gatti, Luisi, Arena e, naturalmente, il mio insegnante: Voshak.
La stessa cosa vale per i registi…quali sono le collaborazioni che più ti hanno stimolata? 
Quelle con Piero Faggioni, Franco Zeffirelli, Аdrian Noble, Phyllida Lloyd,  Jack O’Brien, Mark Lamos, Elijah Moshinsky. …

Sono ormai celebri i tuoi recital in cui è il pubblico stesso ha organizzare il programma, in cui riesci a cantare tutto il repertorio possibile: come fai a mantenere questa duttilità? 

È un piacere!
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©Marty Sohl

Cosa si deve aspettare il pubblico per il concerto celebrativo del 12 dicembre alla Carnegie Hall? 

Un po’ di tutto. Ma il programma non sarà a mosaico, ma ben organizzato con blocchi di tre /quattro pezzi dei vari grandi compositori: in totale saranno 20 arie…
Quali sono i consigli che daresti ad un giovane che si avvicina all’opera come studente di canto?
Non aver fretta! La voce, come un buon vino, deve maturare.
Dopo trent’anni di carriera c’è ancora un ruolo che sogni di affrontare o un ruolo che ti piacerebbe riprendere? 
La Pulzella d’Orléans, La Gioconda, Fanciulla del West.
Grazie a Maria Guleghina per la disponibilità e In bocca al lupo!
Cornelia Marafante e Paolo Mascari

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