VERONALIRICA: CONCERTO DEL 3 DICEMBRE 2017

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©Mario Marchina

Neanche il Mobility Day è riuscito a fermare l’appuntamento mensile dell’associazione musicale “VeronaLirica” al Teatro Filarmonico e il pubblico è accorso come sempre numeroso, come sempre per decretarne il trionfale successo. Divertente e puntuale la presentazione di Davide Da Como.

Grande protagonista l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona, che dopo i due mesi di sospensione tornava sul palcoscenico di casa, diretta dal maestro Francesco Ommassini. Il repertorio proposto era interessantissimo e ben vario: si iniziava con l’ouverture di “Der Freischütz” di Carl Maria von Weber, e dello stesso autore “Invito alla danza” nell’orchestrazione di Hector Berlioz del 1841, con in mezzo la Sinfonia del “Don Pasquale”. La direzione di Ommassini si è dimostrata bravissima nel catturare tutte le fascinazioni di fraseggio che il repertorio ottocentesco porta con sè. Inoltre è veramente evidente e preziosa l’attenzione e l’amore che il direttore ha per il canto, una dote veramente rara.

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©Mario Marchina

Il quartetto vocale assoldato per l’occasione era di brillante livello. Giovanni Romeo è un eccellente cantante, capace di unire alla solida vocalità una capacità comunicativa di notevolissimo rilievo, che emergeva anche in concerto prepotente ed esilarante. Il suo repertorio d’eccellenza è quello del basso buffo, con ruoli come Dulcamara (Udite, udite, o rustici!”) e Don Magnifico (“Miei rampolli femminini”) e di questi è destinato a diventare un interprete di riferimento.

Pietro Adaini è un giovane tenore di ottime qualità vocali come il bel timbro e un volume di consistenza non indifferente, emerso in “Languir per una bella” da “L’Italiana in Algeri” e “Povero Ernesto…Cercherò lontana terra…Se tu sei ben mio felice…” da “Don Pasquale”.

Teresa Iervolino è uno dei pochi contralti in circolazione e una delle voci italiane più brillanti della sua generazione. La vocalità si è dimostrata dotata di uno smalto morbidissimo, capace di vellutati affondi nel grave, così come di sciorinare agilità appoggiate e scorrevoli. E’ eccellente nei panni di Calbo in “Maometto secondo” (“Non temer, d’un basso affetto”), di cui ricorreva l’anniversario della prima rappresentazione, ed è assolutamente suggestiva in “Oh, mio Fernando” da “La Favorita”. D’altra parte è impagabile la caratterizzazione di Isabella con il Taddeo di Romeo nel duetto “Ai capricci della sorte” da “L’Italiana in Algeri”.

IMG_1912Gilda Fiume ha un colore unico capace di creare da solo delle atmosfere. A questo si unisce una musicalità e una sensibilità interpretativa da fuoriclasse. In assenza della scena bisogna crearla con le note e in questo la Fiume ci riesce pienamente, e ci fa immergere nell’estasi di Amina de “La Sonnambula”, nel suo dolore fatto di un timido pianto, per dopo esplodere di entusiasmo nella cabaletta, in cui si ammira la morbidezza di tutta la gamma vocale. Non crediamo di esagerare dicendo che ancora più impressionante è stata la grande scena di “Anna Bolena”, con l’infinita paletta di colori: bisognerebbe sentire come diminuisce il volume nella frase “toglimi a questa miseria estrema”, assecondata da Ommassini. La grandezza sta soprattutto in queste frasi trascurabili, lì si vede il “genio” musicale e interpretativo.

Grandissimo successo per tutti.

Francesco Lodola

Verona, 3 dicembre 2017

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