GILDA FIUME: SULLE ALI DEL BELCANTO

3D04CF5E-4965-43B5-8CBD-9FEB1E27DD38Occhi brillanti e luminosi, un amore per il canto che trasuda da ogni sorriso e ogni parola. Questo è il ritratto di Gilda Fiume (il nome è profetico), straordinaria artista, capace di conquistare i cuori del pubblico con le sue interpretazioni dei grandi personaggi del Belcanto, da Amina a Lucia, fino a Norma e Maria de Rudenz. In questi giorni si sta preparando per vestire per la prima volta i panni di Violetta Valery ne “La Traviata” al Teatro Verdi di Salerno (21, 23, 26 dicembre). Una settimana fa abbiamo avuto la grande gioia di poterla intervistare prima delle prove dello straordinario concerto di VeronaLirica (qui potete leggere la nostra recensione), sullo stesso palcoscenico del Teatro Filarmonico dove ci aveva incantati con la sua Amina (qui la recensione). Come descriveresti la tua voce?
La mia voce è sicuramente di soprano lirico d’agilità. Ho sempre cantato anche in fase di studio personaggi del repertorio leggero, come Juliette o Gilda, ma ho una rotondità che mi portano attualmente a descrivermi come un lirico d’agilità.

Com’è nato il tuo amore per l’opera?14054996_1660312574282892_5303267696714347987_n
Il mio amore per l’opera è nato ascoltando l’incisione de “La Traviata” con Renata Scotto e Alfredo Kraus. Quando ero piccola ero appassionata di tutt’altra musica, non avevo musicisti in famiglia, ma mio padre era appassionato d’opera. La mia insegnante dell’epoca mi diceva che avevo una forte propensione per il canto lirico, io non ascoltavo, perché non volevo chiudermi in un genere. Poi mi sono innamorata. Questa Traviata della Scotto fu una folgore, la ascoltavo giorno e notte, completamente rapita.
E tra poco come regalo di Natale arriverà proprio Violetta…Come ti stai preparando per questo debutto?
Come faccio per ogni ruolo parallelamente allo studio musicale, faccio uno studio mentale. In questo momento sono reduce da un altro debutto importante, Norma, e quindi nel passare da un personaggio come la sacerdotessa d’Irminsul a Violetta c’è un distacco notevole, però lo sto facendo con molta attenzione, leggendo tutte le fonti che mi possono aiutare nel capire la psicologia del personaggio. E’ necessario uno studio “pensato”.

1630cdae-379b-4449-8344-099616f4fbbe.jpgStai cantando i due ruoli che ogni soprano sogna….
Violetta è il ruolo che quando si comincia a cantare ci si dice che sarà impossibile cantarlo, che è troppo difficile, ma è un sogno. Per non parlare di Norma. Quest’ultima è stata proprio un fulmine, perché Traviata era in programma già da quasi un anno, mentre Norma quando l’ho saputo non avrei mai pensato di poterla fare. Ci ho pensato molto tempo, ma ho avuto l’occasione di avere sul podio Daniel Oren, e avendo lui mi sono sentita protetta dal suo “genio” direttoriale e quindi mi sono decisa a provare. Non ho attualmente intenzione di inserirla nel mio repertorio abituale, non voglio basare la mia carriera su questo ruolo. L’ho voluta fare a Salerno, a casa, e con Oren, che mi ha servito una Norma costruita e dipinta sulla mia vocalità. E’ stata una Norma profondamente belcantista, un Bellini in cui si deve lavorare sugli accenti, sulla parola. La cosa più difficile di quest’opera sono i recitativi. Sono contenta perché ne sono uscita penso bene.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Per Violetta spunta sempre quella battuta per cui ci vorrebbero tre soprani…che ne pensi?
La Callas risponderebbe che non esistono tre soprani, ma ci deve essere un soprano che sappia fare tutto. Io credo che ci voglia una voce completa e un tipo di predisposizione al ruolo: nel primo atto la voce deve esprimere frivolezza (a parte l’aria), perché Verdi non poteva far altro che descrivere con i fuochi pirotecnici il “folleggiare” di Violetta. In questo Verdi è madrigalista, dando ad ogni parola un senso musicale; nel secondo atto c’è l’incontro con Germont padre e quindi qui Violetta inizia a morire interiormente e questo deve esprimere la voce; nel terzo atto c’è la morte fisica della Traviata. E’ un climax discendente e questo la voce lo deve trasmettere con tre intenzioni diverse. Ci sono voci più leggere che fanno meglio il I atto, voci liriche che si esprimono al meglio nel secondo e voci drammatiche che risultano a disagio nel primo. Bisogna trovare un equilibrio. Violetta non è per tutti e cantarlo da giovani è molto difficile: ammiro moltissimo le mie colleghe più giovani che ci riescono, perché è una grande prova, anche fisica. Serve una voce rotonda con le colorature, capace di accenti drammatici. D’altronde anche alla prima assoluta Verdi non era rimasto contento della protagonista, perché non è facile. Se vediamo così Violetta anche per Norma ci vogliono più soprani….forse quattro o cinque (ride)!

275E917E-4BBD-40FE-939D-A71E7952C84ANorma è un personaggio che ha mille anime: sacerdotessa, eroina, amante, madre…Chi è la tua Norma?
Il problema di Norma è che è tutto questo. La difficoltà è nell’entrare in ciascuno di questi aspetti, senza sceglierne uno in particolare, perché non si darebbe rilievo alla grandezza di questo personaggio. L’importante è saperlo “dire” con la tua voce. Noi abbiamo un’eredità importante dal passato e oggi spesso si tende ad ascoltare moltissimo gli interpreti del passato. Io ho ascoltato moltissimo, tutte le grandi interpreti del personaggio. Ho appreso moltissimo, ma ho usato la mia vocalità. Ho cercato di essere madre, guerriera, amante…tutto quello che era possibile. Non potevo fare diversamente, anche perché avevo un occhio importante che mi osservava, Mariella Devia, la mia maestra, che mi è stata di grande aiuto. Ho deciso di cantare Norma anche dal momento in cui avevo una guida importante come lei.

Quali sono le parole della tua grande 3E2C1092-1BD4-4687-8FE8-2E71CDC35FBBmaestra che ti vengono in mente mentre studi?
La Devia è una grande macchina tecnica: con lei si lavora moltissimo sull’emissione, sul “porgere” la frase facendo attenzione alla chiarezza della parola, e naturalmente sull’uso del fiato e sull’appoggio, a favore di un’emissione perfetta, come lo è la sua. Quindi i suoi insegnamenti tecnici sono impagabili. Quando esco dalle sue lezioni ho sempre la mente piena di cose, assolutamente rigenerata. Non ha dei principi generali sulla voce, lei lavora sulla tua voce, conosce benissimo i meccanismi e sente le cose più impercepibili nella tua voce. Accanto al lavoro tecnico c’è poi un lavoro interpretativo. Lei è una persona “centrata”, che non cade mai nello stucchevole, e questo te lo trasmette. Cerca di farti capire che è importante essere espressivi all’interno della frase musicale, perché c’è tutto scritto nella partitura. Se rispetti la musica uscirà sempre una grande interpretazione e questo è molto vero. Ti insegna che si può sempre migliorare. Anche lei stessa d’altronde continua a studiare tantissimo e questo per me è un grande esempio. Una grande guida.

027C813C-AFF8-4EAB-A7BD-43C6B17EAAD7Qual è invece la sensazione di cantare nel teatro di casa?
E’ stato molto emozionante. Io sono cresciuta andando a vedere le opere a Salerno, sognando di cantarci un giorno. Ammiravo i cantanti che passavano su quel palcoscenico da tutti i punti del teatro: la platea, i palchetti, la barcaccia…Quando ho cominciato la mia carriera difficilmente si è “profeti in patria”, e quando mi è arrivata la proposta io l’ho accettata felicemente, contenta di poter incontrare tante persone in quel teatro che conoscevo, compagni di studio del conservatorio che cantano nel coro, collaboratori che mi hanno vista nascere dal punto di vista musicale. Quando canti a casa tua c’è sempre un po’ di batticuore, ma quando sono arrivata ho avuto un’accoglienza bellissima da parte di tutti. I miei amici e colleghi sono stati come una famiglia. Poi c’è stato il primo incontro con il maestro Oren, e sono contenta che la mia voce gli sia piaciuta molto. Abbiamo lavorato benissimo e dopo la generale mi sentivo tranquilla. Purtroppo io non ero in perfetta salute e ho affrontato il ruolo non in condizioni fisiche non ideali. Quindi dopo aver cantato Norma in quello stato credo di poter cantare qualsiasi cosa (ride)…

Salerno rappresenta un’isola felice nel 12507099_1547053115608839_4572519511712573172_n.jpgdifficile panorama dei teatri italiani…qual è il segreto di questo modello di teatro secondo te?
Il segreto sta in Oren. Si percepisce quando arriva il maestro in teatro, perché lui è capace di gestire la macchina del teatro, ed essendo un grande nome anche le istituzioni gli danno credito, riuscendo a portare il teatro Verdi ad un livello molto alto. E’ un ingranaggio perfetto, perché lavorano tutti molto velocemente e nella squadra c’è un grande affiatamento. Un’altra persona importante all’interno del teatro è Antonino Marzullo, il segretario artistico del teatro, che è onnipresente. Su di lui puoi fare sempre affidamento. E’ un teatro dove veramente ci si sente bene, e non perché io sia del posto, ma perché è come una famiglia che si impegna tutta per il risultato finale…E’ diventato uno teatri italiani più importanti. Questo perché avendo una direzione così importante come quella di Oren, ci deve essere un livello alto anche di interpretazione sul palcoscenico.

CDB64AA0-4D43-447C-9027-200C4B08E11DNel 2016 hai affrontato Maria de Rudenz……ci sono altri titoli desueti che ti piacerebbe portare in scena?
“Maria de Rudenz” è un’opera bellissima e quella produzione a Wexford è stata magnifica. Fin dall’inizio della mia carriera ho sempre cantato ruoli non facili….e Maria devo dire che mi ha fatto sudare. Amo moltissimo Donizetti e mi piacerebbe cantare tutte le sue Regine, perché riescono a coniugare il belcanto ad eroine con grandi personalità. Ci sono tanti ruoli di questo autore che mi piacerebbe cantare: penso a Paolina di “Poliuto”, Gemma di Vergy…Ho interpretato anche Eleonora in “Torquato Tasso” a Bergamo, e anche quello era un bellissimo ruolo. Adoro Donizetti e il suo modo di scrivere: nella Rudenz per esempio ci sono dei momenti musicali sublimi. La stessa cosa vale per Bellini: in Norma prima della grande scena in cui la protagonista sta meditando di compiere l’infanticidio (“Dormono entrambi…”) c’è una imponente introduzione orchestrale con l’assolo del violoncello che riprende il tema dei “teneri figli”. Ebbene, ogni volta che a Salerno io ero dietro, in attesa che il sipario si aprisse, mi veniva da piangere, e mi commuove ancora ora mentre lo racconto….E’ impossibile non esserne toccati. Spero di ricantare al più presto anche “La Sonnambula”, perché è sublime. Molti mi dicono che è noiosa, io non li capisco: è divina. La trama forse è favoleggiante, ma Bellini è un genio musicale.

Amina e Lucia sono due creature image1 (1)fragili….come ti trovi in questi panni?
Devo dire che ormai fare la “pazza” mi viene naturale, tanto che un maestro collaboratore durante le prove di una delle ultime produzioni di Lucia che ho fatto, mi ha chiesto se davvero io stavo recitando, o se avevo qualcosa che non andava (ride). L’ho preso come un complimento! Mi piace moltissimo entrare in questi personaggi un po’ estremi, è divertente entrare nella profondità del loro animo. Per farlo ci vuole anche una grande sensibilità. Io sono per mio carattere una donna molto sensibile, e questo mi aiuta nella musica. Sono stata fortunata di aver cantato questi ruoli di donna così profondi.
Hai fatto degli studi per incarnare la pazzia di Lucia?
So che alcune colleghe fanno degli studi psicologici e psichiatrici sul personaggio. Io però non ho mai affrontato la pazzia di Lucia come un attacco di schizofrenia, ma soltanto come una momentanea evasione dalla realtà. Ho letto e sono molto appassionata di Freud e lui dice che quando si compie un atto atroce, come un omicidio, lo si rimuove dalla propria psiche. In quel momento quindi Lucia più che pazza non ha ancora elaborato di aver ammazzato Arturo. E’ talmente scioccata dalla sua azione che è come se in quel momento la sua testa si è allontanata dalla realtà. Bisogna affrontarla in questo modo credo. Non condivido molto l’esagitazione della pazzia e l’esagerazione nel movimento. La pazzia di Lucia è molto più profonda e sottile. Non è isteria, ma un semplice abbandono momentaneo della realtà.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

In alcune letture interpretative Lucia viene ritratta come pazza fin dalla sua entrata….cosa ne pensi?
Molti registi mi hanno dato questa chiave di lettura. Io credo che lei sia una donna profondamente infelice. Una donna giovane che si innamora, mette al centro il suo amore, riempie la sua vita di questo sentimento. Una giovane donna oppressa dal fratello, appena rimasta orfana di madre, si è chiusa in un mondo suo, in cui l’unico spiraglio di felicità è l’amore. E’ vero che Lucia è una donna agitata, perché fa dei sogni inquietanti, ma è frutto della sua infelicità. Nel momento in cui le togli anche l’amore non le resta che compiere un atto tremendo. Non credo sia folle fin dall’inizio, anche se ha una predisposizione dovuta alla situazione in cui vive. E’ fragile. Questo risulta evidente dal confronto con il fratello, in cui ancora una volta deve soffocare i suoi sentimenti. Non è una pazzia patologica la sua. La storia di Lucia è quella di tantissimi casi di cronaca di oggi: di quanti omicidi leggiamo che il colpevole era una persona tranquilla che ha agito preso da un raptus improvviso. Non sono giustificabili, ma non sempre c’è premeditazione.

Un ruolo dei tuoi sogni?555cd996-9923-419c-9df3-2812ff544c96.jpg
Ci sono tanti ruoli pucciniani per esempio che non ti possono non entrare nel cuore: come non si può sognare di essere Tosca, però non è naturalmente nella mia vocalità, almeno per ora. Qualche anno fa ti avrei detto Norma, e questo sogno l’ho realizzato. Sicuramente ci sono ruoli che mi piacerebbe cantare, forse arriveranno o forse la carriera mi porterà in un’altra direzione. Io sono molto attenta a dove la mia voce mi vuole portare, senza mai forzarla. Nonostante per esempio abbia cantato Norma e ne sia uscita abbastanza bene, non ho intenzione di inserirla nel repertorio, accanto a Lucia o Sonnambula. Il rischio sarebbe che mi chiedano sempre Norma. La mia voce sta a metà, infatti il primo ruolo debuttato è stato Leonora de “Il Trovatore”, e nonostante fosse una produzione semiscenica, comunque l’opera era quella. L’importante è saper fare delle scelte, gli altri non possono scegliere al posto tuo. Agli altri importa il risultato, tu invece devi stare attento alle conseguenze delle tue scelte. Ci sono tanti ruoli sulla scia del belcanto…

25f0af92-36ac-40c1-bffc-4e22e89fa284.jpgProssimi impegni…
Il debutto di Violetta a Salerno, e poi la riprenderò a Treviso, Ferrara e Rovigo con il Maestro Francesco Ommassini, con il quale collaboro sempre volentieri, come in occasione dell’ultimo concerto di “VeronaLirica” al Teatro Filarmonico di Verona….

Grazie a Gilda Fiume per la disponibilità e In bocca al lupo!

Francesco Lodola

 

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