MARIO BRUNELLO: LA MUSICA CHE INVADE IL TUTTO

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Mentre a Verona impazzavano i postumi carnevaleschi del celebre “Venerdì Gnocolar”, al comun tripudio si è unito anche il Teatro Filarmonico di Verona, che ha deciso di aprire la propria stagione sinfonica con un concerto, nel quale il carnevale è stato il grande protagonista. Mattatore della serata era Mario Brunello nella duplice veste di solista (al violoncello e al violoncello piccolo) e di direttore d’orchestra, affiancato dall’Orchestra dell’Arena di Verona, in forma superba.

In realtà l’apertura è affidata forse al più austero dei compositori, Johann Sebastian Bach, con la Toccata e Fuga in Re minore BWV 565 nella trascrizione sinfonica di Leopold Stokowski (con il celebre inciso che è diventato refrain in fim horror) e il Concerto in Re maggiore BWV 1054 (al violoncello piccolo). Qui si esalta la bellissima linea della direzione di Brunello, l’eleganza del suono e la pulizia del gesto. Stesse caratteristiche che si ritrovano nella sua esecuzione al violoncello piccolo, in cui emerge anche il temperamento del grande interprete, capace di miniare ogni passaggio tecnico, con grande sensibilità e grande cura del suono, da vero fuoriclasse.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Nella seconda parte della serata impera Camille Saint-Saëns con il celeberrimo “Le Carnaval des Animaux”, seguito con brillante continuità dal Concerto per violoncello e orchestra n.1 in La minore Op. 33. Anche qui emerge una lettura raffinata di Brunello, coloratissima, cangiante, in cui ogni morbido fraseggio è inserito in un disegno cromatico globale. Eccellente l’attenzione per ogni dettaglio strumentale, che emerge dal lussureggiante organico orchestrale, con brillante pulizia e nitore.

Il punto più alto della serata arrivava però con “The Riot of Spring” per orchestra e pubblico di Dmitri Kourliandski. La composizione del compositore russo, si inserisce nel contesto del post-costruttivismo russo, in cui emerge il concetto di collettività artistica, diverso da quello costruttivista/socialista, il cui centro era il proletariato. Kourliandski mette al centro l’invasione della musica, la musica che si infiltra tra le poltrone della platea, abbattendo la cosiddetta “quarta” parete.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Mentre sul palcoscenico si sviluppa un’armonia monodica, gli orchestrali scendono tra il pubblico e fanno suonare il proprio strumento agli ascoltatori, che diventano protagonisti, come in grande “girotondo” musicale. Brunello realizza il tutto con divertimento, con capacità comunicativa da grande divulgatore qual è. La lode più grande la merita però l’orchestra dell’Arena di Verona che lo realizza alla perfezione, e che si mette alla prova, con questo “gioco” musicale.

Alla fine un grandissimo successo, come si conviene per l’apertura di una stagione che si prospetta di grandi soddisfazioni musicali, a partire dal prossimo concerto con Sergej Krylov e Antonello Allemandi (16 e 17 febbraio 2018).

Francesco Lodola

Verona, 10 febbraio 2018

Foto Ennevi per Gentile Concessione Fondazione Arena di Verona

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