ROSSINI 150 ANNI DOPO, FIRENZE SI PREPARA A FESTEGGIARE “IL CIGNO DI PESARO”: INTERVISTA A SIMONE DI CRESCENZO

Simone Di Crescenzo - @Nicola Allegri (1)
Simone Di Crescenzo – ©Nicola Allegri

150 anni, ma in realtà non sembra passato neanche un giorno, da quando Gioachino Rossini passò a miglior vita nella Villa di Passy, nel 1868: basta una nota, il tema “sorridente” del clarinetto della Sinfonia de “La Gazza Ladra” o il canto del violoncello dell’Ouverture del “Guillaume Tell”, per farci capire quanto Rossini sia moderno e il motivo per cui anche Stendhal si innamorò del suo “genio”, definendolo come il “solo che conosce la bellezza”.  Bellezza che veniva veicolata per le strade e nei salotti, grazie alle riduzioni strumentali, ma anche all’ampio repertorio cameristico che lo stesso Rossini compose, quando ormai lontano dalle scene, si abbandonò a dei Péchés de vieillesse, peccati di vecchiaia. E così nella magica cornice del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, il 23 marzo, si ripeterà la magia delle serate rossiniane, con dei grandi protagonisti: il prodigioso violinista Yuri Revich, la star della lirica Sumi Jo e un altro grande viruoso, Simone Di Crescenzo, pianista, musicologo e grande divulgatore del repertorio del Belcanto, che abbiamo avuto il grande piacere di intervistare…

Sumi-Jo
Sumi Jo

Raccontaci come è nata la rassegna “Note al museo” e come si inserisce nella vita musicale fiorentina.
La rassegna “Note al museo”, giunta alla sua terza edizione, è nata nel 2015 in occasione dell’inaugurazione del nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, grazie al sostegno dell’Opera di Santa Maria del Fiore e con la Direzione artistica del Prof. Francesco Ermini Polacci, mentore ed ispiratore dei contenuti musicali qui presentati. La rassegna, nonostante la sua giovane età, rappresenta già un fiore all’occhiello della proposta musicale fiorentina e nazionale, in quanto intende sviluppare programmi di musica da camera particolarmente ricercati e con la partecipazione di illustri musicisti e cantanti di fama internazionale. Ho avuto modo di incontrare il Prof. Polacci lo scorso anno e ho accolto con grande entusiasmo la sua proposta di concludere la Stagione 2017/2018 con un concerto celebrativo in onore di uno dei geni immortali della musica italiana, ovvero Gioachino Rossini, di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario della scomparsa (1868-2018).  Sono particolarmente soddisfatto che in Italia si sviluppino rassegne come “Note al museo”, in cui si valorizzano, attraverso la Musica, spazi dedicati all’Arte e alla Cultura in senso lato. Il modello fiorentino dovrebbe rappresentare un’ispirazione anche per altre incantevoli ed uniche locations di cui dispone l’Italia e che andrebbero rivalutate attraverso iniziative di questo genere.

Quali sono le sensazioni di suonare all’interno di uno spazio museale, quindi in un luogo inusuale? 
Ho avuto modo di esibirmi già in altre occasioni in spazi alternativi rispetto ai teatri e alle sale da concerto, ed è sempre stata una grande emozione ed un piacere. Direi che viene meno quella rigidità o formalità che a volte contraddistingue alcuni ambienti a favore di un’atmosfera più ispirata e partecipe anche da parte del pubblico. Per chi suona o canta potersi circondare di bellezza è un privilegio ed è fonte di connessione con l’Arte stessa. Oggi la ‘musica classica’ dovrebbe oltrepassare più che mai le barriere della consuetudine, per essere portata in luoghi alternativi e di interesse storico-artistico. Ve ne sono alcuni di grande suggestione dove mi piacerebbe esibirmi in futuro.

Sumi Jo - Simone Di Crescenzo - @Luigi Angelucci
Sumi Jo – Simone Di Crescenzo – ©Luigi Angelucci

Il Belcanto: difficoltà, sensazioni…raccontaci il tuo approccio dal punto di vista strumentale…
Il Belcanto, come dico sempre, è una filosofia di vita, è un modo stesso di intendere la musica, di sentirla, di praticarla. Ogni strumento a fiato o a corda, chi più chi meno, può ‘cantare’ e pertanto può essere Belcantista, o non esserlo, a seconda di come viene suonato. Anche il pianoforte, che per definizione è uno strumento a percussione, piuttosto ‘verticale’ e freddo, può assumere una dimensione ‘orizzontale’, e cioè può valorizzare con il suo timbro una linea di canto che si staglia con eleganza sopra un accompagnamento. La difficoltà sta proprio in questo: ovvero, mentre il violino ad esempio è naturalmente votato al Belcanto (non dimentichiamo che i grandi cantanti dell’800 si ispiravano ai violinisti dell’epoca e viceversa), il pianoforte non lo è e bisogna quindi adottare un approccio ben preciso per ri-creare questa condizione. Per me la ricerca consiste proprio nella gestione del tocco, delle dinamiche, del fraseggio, e di tutte quelle peculiarità stilistiche tipiche del Belcanto italiano. Riuscire ad applicare questi principi nelle esibizioni dal vivo non è sempre facile, poiché tutto ciò dipende anche dallo strumento che si ha a disposizione e dall’acustica della sala. Meglio di me le parole di Sigismund Thalberg, insigne pianista e compositore dell’800, che scrisse “L’art du chant appliqué au piano”, esprimono questi concetti: “Siccome il piano-forte non può, razionalmente parlando, riprodurre la bell’arte del canto in quello che essa offre di più perfetto, cioè non ha la facoltà di prolungare i suoni, così fa d’uopo colla destrezza e coll’arte distruggere questa imperfezione, ottenendo di produrre non solo l’illusione dei suoni sostenuti e prolungati ma anche quella dei suoni rinforzati. Il sentimento ci rende ingegnosi, ed il bisogno di esprimere ciò che proviamo sa creare dei mezzi che sfuggono al meccanico.”

Yury_Revich @Elisabeth Gatterburg
Yury Revich – ©Elisabeth Gatterburg

150 anni dalla morte di Rossini: cosa rende ancora così moderno e attuale il ‘Cigno di Pesaro’? 
Il Bello è attuale e Rossini è “la Bellezza” in musica. Il suo talento compositivo è sempre ispirato, elettrizzante, passionale, accattivante ed intramontabile. Purtroppo gran parte del pubblico conosce Rossini solo attraverso le opere comiche e ha ascoltato poco del ‘Rossini serio’ che, a mio avviso, descrive l’espressione più alta di un intero arco musicale, che affonda le sue radici nel canto Barocco, Classico e Protoromantico. Rappresenta l’apice della grande tradizione italiana, il culmine di un’epoca aurea che da Monteverdi, passando attraverso Porpora, si conclude proprio con Rossini. Un concetto però va espresso, ovvero che i compositori del Belcanto, per definizione, non sono ‘moderni’, possono essere attuali, quello si. Raffaello Sanzio non è ‘moderno’, Michelangelo tanto meno, ma sono attuali, ovvero la loro arte rappresenta un modello talmente alto che ci permette di ammirarli, contemplarli e viverli in prima persona ancora oggi. Così come l’Arte del Rinascimento, anche la scrittura del Belcanto non può e non deve essere resa moderna nel senso letterale del termine. Essa appartiene ad un mondo aulico, ad un modo di esprimersi, ad un’estetica che non esistono più. Noi possiamo accostarci a questa musica solo con un grande rispetto e a piccoli passi, come gli archeologi, cercando di interpretarne i contenuti dopo ben due secoli di storia.

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Sumi Jo

Il concerto del 23 marzo vedrà la partecipazione di due artisti di fama internazionale, Sumi Jo e Yury Revich: illustraci quale sarà il percorso musicale.
Sumi Jo, che ho avuto l’onore di accompagnare già in altre occasioni, non ha bisogno di presentazioni. La sua fama planetaria ed i suoi successi la vedono da oltre 25 anni protagonista indiscussa nel panorama dei principali artisti lirici della nostra epoca. Nel corso della sua carriera ha cantato diversi ruoli rossiniani, ottenendo successi nei maggiori palcoscenici del mondo e riversando in disco tre opere complete del Maestro di Pesaro, ovvero Le comte Ory con la direzione di Gardiner, Il turco in Italia sotto la direzione di Marriner e Tancredi con Zedda. Sumi Jo, che sarà ospite d’onore della serata, canterà alcune Arie da camera tratte da i Péchés de vieillesse e dalle Soirées musicales e Arie d’opera da Il barbiere di Siviglia, Tancredi, Guillaume Tell  e Semiramide. E un omaggio alla città di Firenze con “La fioraja fiorentina”. Con Yury Revich, giovane violinista vincitore del premio ECHO Klassik nel 2016 e “Young artist of the year” nel 2015, c’è stata subito una grande intesa musicale. Il suo talento è travolgente e la sua energia elettrizzante: è un vero virtuoso! E come tale è creativo, imprevedibile, mai scontato. Tutto ciò mi entusiasma e mi galvanizza. Insieme eseguiremo due pagine impegnative e di grande virtuosismo di Paganini, ovvero Tema e variazioni sull’Aria “Non più mesta” dalla Cenerentola  e Introduzione e variazioni di bravura sull’Aria “Di tanti palpiti” dal Tancredi, poi due brani tratti dalle “Mélodies italiennes” di De Bériot su temi rossiniani da Aureliano in Palmira e Armida e una vera rarità, ovvero l’Élégie di Rossini per violino e pianoforte dal titolo “Un mot à Paganini”.

Yury Revich - @Jovan Everman
Yury Revich – ©Jovan Everman

Il desiderio è quello di ricreare una Soirée in stile Ottocento: quale sarà l’atmosfera che si potrà respirare la sera del 23 marzo? 
Per il programma musicale ci siamo ispirati a quel genere di serate molto in voga nei salotti del primo Ottocento dove si esibivano primedonne e virtuosi del violino e dove i motivi rossiniani erano i prediletti e i più popolari. Cercheremo pertanto di ripercorrere queste suggestioni attraverso quelle tipiche commistioni fra brani originali e trascrizioni d’epoca. Il tutto ambientato nella meravigliosa Sala del Paradiso, in cui viene evocata la piazza antistante la facciata del Duomo, un simbolo di quell’umanesimo che darà inizio all’era moderna della storia occidentale, che fu espresso qui a Firenze per la prima volta in maniera monumentale. Yury Revich suonerà lo Stradivari “Principessa Aurora” del 1709, gentilmente concesso dalla Fondazione Goh di Singapore. Più volte in questi giorni ho fatto con la mente un salto nel tempo e mi sono immaginato questo magnifico violino un paio di secoli fa…chissà che non abbia già duettato con qualche illustre cantante dell’epoca… Qualche nome ? Isabella Colbran, Maria Malibran, Giuditta Pasta, Henriette Sontag, Giulia Grisi, Elisabetta Manfredini, Laure Cinti-Damoreau.

Grazie a Simone Di Crescenzo e In bocca al lupo! 

Francesco Lodola

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