I “CAPPONI SGOZZATI” E I TENORI IN FALSETTONE: CHRIS MERRITT

fgg
©Jack Reznicki

Quest’anno, in occasione del 150° anniversario della morte di Gioacchino Rossini , abbiamo pensato di celebrarlo e ricordarlo tramite coloro che lo interpretano o lo hanno interpretato e reso glorioso: ovvero i cantanti! Nello specifico questo spazio è dedicata ai grandi Tenori di ieri e di oggi che hanno fatto dei titoli del “cigno pesarese” i loro cavalli di battaglia, offrendo uno schizzo breve, ma speriamo intenso, della loro arte e del loro contributo all’interpretazione rossiniana. Il primo di loro sarà Chris Merritt.  Il titolo non vuole assolutamente essere una critica, ma si rifà ad un presunto commento di Rossini sull’emissione del Do acuto del celebre Gilbert Duprez non in falsettone, come era consuetudine, ma di petto.

I-puritani1989-90Chris-Merritt
©Teatro dell’Opera di Roma

E’ grazie alla carriera di questo grande tenore che è possibile sfatare alcuni falsi miti sulla scrittura dei ruoli rossiniani, ovvero , per esempio, che le voci che possono cantare i ruoli rossiniani siano tutte “piccole”, oppure che siano tutte scevre nel registro grave, ciò non solo non corrisponde a verità, ma è proprio in Merritt che troviamo sfatato questo paradigma.

Sebbene infatti la scrittura rossiniana sia ricca di volatine, agilità e trilli che permettono ad una voce “di grazia” di esprimersi al meglio, poiché spesso coinvolgono la zona del passaggio e la zona acuta, ciò non significa che la voce debba essere piccola , ma piuttosto che debba avere una emissione estremamente morbida e una grande duttilità vocale, cose che ritroviamo entrambe nel tenore statunitense, il quale possiede un timbro immediatamente riconoscibile, caratterizzato da un colore caldo ,pastoso e rotondo nel registro centrale,  tagliente e puntato nel registro acuto e profondo e sonoro nel registro grave, ed è qui che si può sfatare il secondo “falso mito” sull’estensione vocale che nelle voci leggere rossiniane dovrebbe essere ad appannaggio solo del settore acuto.

C0121_18
Faust con Luciana Serra ©Teatro La Fenice

Chris Merrit possiede, infatti, una voce molto estesa  in tutti i registri, sia grave  che acuto e sovracuto. Per queste sue caratteristiche peculiari egli è da considerarsi: degno erede della grande scuola delle voci rossiniane come Nozzari e Duprez, e interprete di riferimento del cosiddetto “Rossini serio” e  inoltre di moltissimi altri ruoli del Belcanto italiano successivo. Con Merritt (e Rockwell Blake) si può parlare di vera e propria “Rossini Reinassance” in campo tenorile, in quanto i due tenori riportarono in vita la scuola vocale dell’epoca di Rossini, indagandone in profondità la prassi esecutiva, circondati da un ambiente musicale stimolante e da figure di riferimento come Philipp Gossett.

Figurano nel suo repertorio i temibili ruoli di Arnoldo nel Guglielmo Tell, di Amenophis in Moise et Pharaon, Idreno in Semiramide, Rinaldo in Armida e molti altri. E’ in queste opere che l’orchestrazione di  Rossini si fa più fitta e densa e richiede al cantante un mezzo vocale all’altezza.

Ermione-1990-91-Scalchi-e-Merritt306
Ermione con Gloria Scalchi ©Teatro dell’Opera di Roma

Una particolare attenzione critica, per lo stretto legame che ha con il tenore statunitense, è da rivolgersi all’opera Ermione, una delle nove opere serie rossiniane composte per Napoli. Questa, dopo l’insuccesso della prima rappresentazione del 1819 rimase sconosciuta per più di un secolo, sino a quando non fu riesumata e riproposta, finalmente in veste scenica, nel 1987, al Rossini Opera Festival in una non fortunata produzione con protagonista una deficitaria Montserrat Caballe. L’opera, così come Rossini l’aveva pensata è di gusto estremamente moderno per molti aspetti come il coro che interrompe la sinfonia iniziale oppure la grande scena del personaggio femminile posta non alla fine, ma al centro del secondo atto. Sebbene l’insuccesso anche della prima messa in scena moderna, la rappresentazione aveva grandissime gemme preziose, fra le quali figurano  Merrit, interpretante Pirro, Marilyn Horne come Andromaca e Rockwell Blake come Oreste.

Merrit ha saputo dare spessore drammatico e piena vocalità ad un ruolo impervio sia scenicamente che vocalmente, l’aria di Pirro è infatti lunga ed articolata e dal punto di vista della complessità drammaturgica, il personaggio è costantemente in tensione fra i personaggi di Ermione e  Andromaca. Oltre alla riscoperta del 1987, Merrit interpretò anche il ruolo di Oreste nel 1986, in una versione concertistica con Cecilia Gasdia nel ruolo del titolo.

 

65537LMD[2]
©Teatro alla Scala
Il ruolo di Pirro insieme a tutti questi ruoli del Rossini Serio hanno reso Merritt famoso in tutto il mondo: egli infatti è diventato ambasciatore di Rossini nei teatri di tutto il mondo, dalla Scala, alla Royal Opera di Londra, il Metropolitan Opera di New York e l’Opera di Parigi, sotto la direzione delle bacchette più prestigiose come Muti, Abbado e Sinopoli. Ciò ha fatto in modo che il suo nome sia indubbiamente inciso nel tempio dei grandi interpreti del Belcanto italiano.

 

Paolo Mascari

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...