IL LOGGIONE EMILIANO: TOSCA (FRANCESCO LANDOLFI NEL RUOLO DI SCARPIA)

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©Roberto Ricci

Nonostante l’indisposizione e la sostituzione dei due protagonisti principali grande successo per l’ultima rappresentazione di Tosca a chiusura della Stagione 2018 del Teatro Regio di Parma.

Vi avevamo già parlato della riuscita Tosca andata in scena al Regio di Parma nel mese di Aprile nella precedente recensione de “Il loggione emiliano”, in cui si analizzava la prova molto positiva del secondo cast. Abbiamo scelto così di assistere e scrivere anche della prima compagnia, anch’essa ricca di nomi di grande interesse e spessore. Purtroppo per cause di fronte a cui poco si può fare (se non augurare pronta guarigione!) non ci è stato possibile ascoltare e vedere Anna Pirozzi nei panni di Tosca e Andrea Carè in quelli di Mario Cavaradossi. Entrambi gli artisti si sono ammalati dovendo cedere generosamente il posto ai già apprezzati Saioa Hernandez e Migran Agadzhanian.
La loro prova è stata, in tutta onestà, ancora migliore di quella precedentemente recensita.

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©Roberto Ricci

A partire da Agadzhanian, interprete del pittore Cavaradossi. Se da un lato permane una spiccata esuberanza interpretativa e nel fraseggio, nel giovanissimo tenore il canto e la presenza scenica appaiono ancora più libere e sicure, forse proprio perché ormai “rodate” dalle precedenti recite.
Anche Saioa Hernandèz conferma tutte le splendide qualità già dimostrate: dal fascino unico del timbro, alla padronanza tecnica. In “Vissi d’Arte” vi è l’apice della sua prova, in cui spazza via brillantemente quelle piccole osservazioni che ci eravamo permessi di fare in merito alla cura delle sfumature e delle dinamiche. Questa volta c’è proprio tutto e l’applauso scrosciante della sala è dovuto.

Unico interprete differente rispetto alla rappresentazione del 28 è Francesco Landolfi, Scarpia. Di grande efficacia sotto l’aspetto attoriale e scenico, in particolare nella scena della propria morte, sotto il profilo vocale il suo è un timbro meno brillante forse, ma risulta ben sostenuto e l’interprete è in grado di dipingere un barone assolutamente credibile.

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©Roberto Ricci

Ancora una volta di spicco la voce scura e potente di Luciano Leoni, Angelotti.
Armando Gabba, interprete di lunga data che tra l’altro canta in casa essendo parmense, è sempre il Sagrestano asciutto ma “di sostanza” che abbiamo conosciuto.
Concludono il cast Luca Casalin, puntuale e preciso come Spoletta, Nicolò Ceriani, Sciarrone, Roberto Scandura, Carceriere e Carla Cottini, un Pastore.
Sulla direzione confermiamo quanto già detto. La conoscenza dello spartito c’è tutta così come emerge la volontà di dare il giusto risalto e intensità alle tinte drammatiche che caratterizzano la musica e la vicenda pucciniana ma il tutto risulta spesso piuttosto lento (lo si nota in special modo nei duetti) e con volumi “importanti”. La bacchetta è quella di Fabrizio Maria Carminati alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana, del professionale Coro del Teatro Regio preparato da Martino Faggiani e delle voci bianche della Corale Giuseppe Verdi di Parma, sotto la direzione di Beniamina Carretta.
Ci si avvia così al termine e ora non resta che attendere nuove “recondite armonie di bellezze diverse”, note ed emozioni che sicuramente, ne siamo certi, sapranno coinvolgere il pubblico della prossima stagione.

 

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