INTERVISTA A VITTORIO PRATO

1aa91d_1d87eeda10024caf9cd66058d6b46df8.pngLecce è nota al mondo per la ricchezza dei suoi edifici barocchi, le grandi chiese impreziosite da autentiche gemme scultoree in pietra. Oltre a questo, la città salentina, ha dato all’universo dell’arte, alcune delle voci operistiche più preziose del ‘900, tra cui ricordiamo la leggenda, Tito Schipa, e il mezzosoprano Cloe Elmo. Figlio di cotanta tradizione canora è anche il baritono Vittorio Prato, fine interprete belcantista, che in questi anni si è ricavato un suo spazio, grazie ad intelligenza vocale e stilistica, oltre che preziosa sensibilità teatrale. In questi giorni il cantante è impegnato al Teatro Regio di Torino, nei panni del Conte Gil ne “Il segreto di Susanna” di Ermanno Wolf-Ferrari (prossime recite il 24 e 27 maggio) e proprio in occasione di questo impegno torinese, abbiamo avuto il grande piacere di intervistarlo.

Innanzitutto, come ti sei avvicinato al canto?
È stato un concorso di cause: andavo a vedere le opere fin da piccolo perché il palcoscenico era come una scatola magica. Poi aggiungo il carisma della mia insegnante di storia della musica al Conservatorio di Lecce, Luisa Cosi, che si faceva ascoltare con molto interesse. E l’altra cosa che mi ha segnato è stato un CD della Bohème di Karajan.

cosic49b-fan-tutte-genevac5a1gtg-caroleparodi-6156-copia.jpgTra i tuoi insegnanti emergono i nomi di Ivo Vinco e Luciano Pavarotti: un ricordo di questi due grandi maestri.
Due grandi personaggi e due grandi persone, entrambi con un’immensa passione per l’insegnamento. Vinco, il mio primo maestro, mi aveva “adottato” come fossi un suo nipote, a volte restavo anche a pranzo da lui e mi raccontava tanti aneddoti della sua vita. Ricordo anche che quando ho avuto l’occasione di farmi ascoltare da Pavarotti nella sua villa di Pesaro, quest’ultimo mi aveva detto che mi avrebbe dato lezioni soltanto se Vinco fosse stato d’accordo. Lo ritenni un gesto di estrema correttezza nei confronti di un suo caro collega e fu quello il pretesto per farsi anche una bella chiacchierata al telefono, dopo tanti anni che non si sentivano più.

Il tuo repertorio si segnala per la convivenza di più stili: come si fa a trovare l’equilibrio tecnico e stilistico per affrontare titoli di provenienza diversa?
È vero! sarò fortunato…anche a me sembra strano riuscire a cantare tante opere così differenti a distanza di pochi mesi l’una dall’altra. Se si canta con la piena padronanza della voce, con lo stile richiesto dalla partitura e con la tecnica adeguata, credo non si corra alcun rischio.

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©Gianluca Simoni

Rossini è ben presente nella tua agenda…quest’anno ricorrono i 150 anni dalla morte del compositore: cosa significa Rossini per la tua carriera e cosa rende così attuale la sua musica?
In verità, Rossini è ben presente anche in casa, tra statuette, spartiti e libri vari. “Il barbiere di Siviglia” è la prima opera che ho ascoltato da piccolo ed è questa l’opera che canto regolarmente almeno una volta per stagione. Ho appena cantato sedici recite di “Cenerentola” a Basilea e ne farei volentieri altre venti: questa è la forza della musica di Rossini, è musica che fa bene all’anima, quasi una terapia. Tra le altre cose, una tappa importante per la mia formazione è stata l’Accademia rossiniana di Pesaro e, sebbene abbia un nutrito curriculum di opere del Maestro, sul palco del Rossini Opera Festival non ho più avuto occasione di tornare.

Il Segreto di Susanna è uno dei titoli più interessanti di Wolf-Ferrari: raccontaci di questo ruolo e del tuo approccio a questo stile così prezioso e “particolare”.
Quando ho cominciato a studiare il ruolo è stata una bellissima sorpresa. Mi piace la musica di Wolf-Ferrari, ricca di richiami a tanti altri compositori; mi diverte il carattere del mio personaggio, il conte Gil, un po’ Raimondo Vianello in eterno e amorevole conflitto con Sandra Mondaini.

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©Opera Royale de Wallonie – Lorraine Wauters

Hai già interpretato quest’opera e sempre accanto ad Anna Caterina Antonacci: quali sono le emozioni di stare accanto ad una grande artista come lei e quali sono gli accrescimenti artistici?
In realtà la simpatia reciproca era sbocciata già nell’ Incoronazione di Poppea del circuito Aslico, molti anni fa. Poi abbiamo lavorato benissimo anche per la creazione del “Segreto”, siamo complici e scherziamo molto. La forza della sua grandezza di artista è il magnetismo in scena…ma permettetemi di dirvi che condividere una cena con Anna Caterina, andare in palestra con lei o vedere un film al cinema insieme, è ancora più spassoso!

Hai partecipato a numerosi allestimenti “innovativi”: quali sono le caratteristiche che deve avere un interprete d’opera moderno, rispetto al passato?
L’interprete moderno deve essere attore ancor prima che fine musicista, deve sapere cantare “ti amo” senza alzare la mano destra e mettersi in ginocchio su una gamba, deve avere una mente aperta dato che il modo di far teatro è cambiato molto negli ultimi decenni, deve essere collaborativo anche quando non si condividono certe visioni registiche azzardate.

Recentemente hai debuttato un ruolo monumentale come quello di Don Giovanni: raccontaci di questo tuo primo approccio a questo complesso personaggio. 
Don Giovanni è senza dubbio un viaggio tormentato nel profondo della psiche umana. Davanti a un personaggio così complesso si apre un ventaglio infinito di domande, tali per cui non basterebbero cento produzioni per arrivarne a comprendere la vera essenza. Ma da una parte si deve pur cominciare e ho voluto lavorare sul senso di angoscia di un uomo che corre senza meta, sfugge da se stesso e scappa dalla realtà per non assumersi alcuna responsabilità. In effetti ho sudato tanto in scena, e non dico metaforicamente! Se paura, pietà e vendetta sono i fili che muovono l’intera opera, la fine di Don Giovanni è una liberazione per tutti, un rituale catartico che porta lo spettatore ad applaudire la scena della morte.

IMG_0491Quali sono i ruoli che vorresti debuttare nel prossimo futuro?
Visto che il belcanto è il mio territorio d’elezione mi piacerebbe cantare Riccardo nei Puritani, Enrico nella Lucia di Lammermoor ma anche Valentin nel Faust e Onegin. Poi più in là sono sicuro che arriveranno Macbeth, Trovatore e Don Carlo e tanti altri, la carriera è lunga e ogni cosa va fatta a suo tempo.

Prossimi impegni.
Nel futuro prossimo torno in Francia al Festival di Beaune per “Il barbiere di Siviglia”; debutto nel Silvio dei “Pagliacci” a Piacenza per la regia di Cristina Muti, sarò “Don Giovanni” al NCPA di Pechino per un nuovo allestimento di Yannis Kokkos; ancora Mozart con una ripresa delle “Nozze di Figaro” a Ravenna e a Novara per la regia di Giorgio Ferrara; ci sarà l’uscita del mio CD di belcanto e sto lavorando alla registrazione di arie da camera per un progetto interessante che sarà promosso e accompagnato da vari concerti.

Grazie a Vittorio Prato e In bocca al lupo! 

Francesco Lodola

 

 

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