L’ITALIANA IN ALGERI AL TEATRO VERDI DI TRIESTE: MILLE COLORI E DIVERTIMENTO PER FESTEGGIARE ROSSINI

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©Fabio Parenzan/Teatro Verdi Trieste

Una calda serata accoglie la prima rappresentazione de “L’Italiana in Algeri”, opera di Gioacchino Rossini, su libretto di Angelo Anelli. L’allestimento che la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi ha deciso di mettere in scena è una nuova produzione, in collaborazione con il Teatro di Pisa. A dirigere la serata il M°George Petrou, giovane greco dal gesto deciso, che però non ha saputo trasmettere la propria impronta all’orchestra. Poco a fuoco l’interpretazione della celebre ouverture, che spesso è risultata frammentaria. Curioso e divertente l’allestimento scenico. Il trio formato da Stefano Vizioli per la regia, Ugo Nespolo per scene e costumi e Pierluigi Vanelli come assistente alla regia, ha costruito un impianto scenico multicolore, vivace e molto fruibile da parte di tutto il pubblico presente in sala. Il cast della serata vedeva Lindoro interpretato da Antonino Siragusa, ottimo in tutto lo spettacolo, dotato di una voce flessibile che in ogni secondo della serata riusciva a riempire tutto il teatro. Emozionante la sua interpretazione della cavatina del primo atto “Languir per una bella”, che il pubblico ha apprezzato con lunghi applausi a scena aperta.

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©Fabio Parenzan/Teatro Verdi Trieste

Nicola Ulivieri è stato un Mustafà dalla resa piuttosto discontinua, in quanto la voce non sempre è risultata adatta al personaggio. Isabella, interpretata da Chiara Amarù è stata una delle più belle sorprese di questo allestimento, rivelandosi divertente e comica dal punto di vista attoriale, mentre dal punto di vista vocale è riuscita a mantenere un’elevata qualità durante tutta l’opera. Giulia Della Peruta, giovane soprano udinese, nei panni di Elvira, è dotata di una voce fresca e di rara agilità ed è sembrata molto preparata. Interessante la sua presenza in scena in tutto l’allestimento. Il baritono Nicolò Ceriani è stato la ciliegina sulla torta; la sua presenza in scena come Taddeo è stata indispensabile, grazie alla notevole vis comica e alla disinvoltura nei movimenti. Ottimo il suo aspetto musicale: la voce piena e sicura ha attratto ogni spettatore. Il coro maschile della Fondazione, diretto dalla M° Francesca Tosi, è sembrato, vocalmente parlando, un po’ sottotono rispetto alle altre opere della stagione; buona invece la sua presenza scenica. L’orchestra del teatro ha ben superato la prova, garantendo la qualità di questo allestimento. Il pubblico della serata ha apprezzato lo spettacolo con buoni applausi.

Matteo Firmi

Trieste, 25 maggio 2018

 

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