TEATRO REGIO DI TORINO: COSÌ FAN TUTTE”

A pochi giorni dalla presentazione della stagione 2018-2019, che tanto ha fatto e sta
facendo discutere, muovendo estimatori, ma in maggior numero detrattori, in nome
non solo di ideologie artistiche quanto più di ideologie politiche contro i rinnovati
vertici teatrali, si conclude l’attuale stagione 2017-2018, con un apprezzatissimo
“mini festival” mozartiano, il quale prevede l’allestimento della trilogia Mozart – Da
Ponte a cominciare da “Le nozze di Figaro”, proseguendo con “Don Giovanni”, e
concludendo con “Così fan tutte”.
Noi di “Ieri, Oggi, Domani, Opera!” abbiamo assistito ad una recita di quest’ultima,
sicuramente l’opera meno segnata da “mitologie melodrammatiche” tra le tre, ma non per questo meno carica di elevatissimi momenti musicali, arie e duetti tanto sublimi da ascoltare, quanto difficili da eseguire, il cui primo requisito assoluto risulta essere la purezza nell’emissione vocale e nel colore.

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©Ramella&Giannese/Teatro Regio Torino

Soddisfa pienamente il giovane cast vocale, con grandi sorprese e rivelazioni, a
cominciare da Federica Lombardi. Il soprano ventinovenne delinea un personaggio austero, autorevole, che non manca di dolcezza e tenerezza; sicuro tecnicamente, dalla vocalità solida ed ampia nelle note più acute, come in quelle più gravi, tanto temute nell’aria “Come scoglio”. Unico appunto, gli acuti molto spesso troppo tendenti al forte.
Annalisa Stroppa è il giovane mezzosoprano che ha interpretato la sorella di
Fiordiligi, Dorabella. Anche in questo caso l’interpretazione è completa tanto a
livello scenico, quanto a livello vocale: la Stroppa fa emerge perfettamente il quadro
di una ragazzina viziata, ma mai antipatica, smaliziata, ma anche dolce, mentre a
livello vocale ci si può beare di un bellissimo timbro chiaro, che il temperamento
rende naturalmente più robusto, senza che l’emissione risulti mai forzata, ma
morbida e sempre sul fiato.

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©Ramella&Giannese/Teatro Regio di Torino

Convince sia scenicamente che vocalmente anche il mezzosoprano Lucia Cirillo che
entra perfettamente nei panni della cameriera Despina, la quale completa il
simpaticissimo gioco tra i due sessi, a metà tra il complice e la vittima.
Ottimi anche gli interpreti dei ruoli maschili, a cominciare dall’amante di Fiordiligi,
Guglielmo, interpretato da Andrè Schuen. Il baritono ladino convince per una vocalità robusta e sicura tecnicamente, ma ancor più per le notevoli capacità di muoversi in scena, in un ruolo a tratti buffo e a tratti quasi drammatico, che balza dalla cavalleresca spavalderia, alla goffaggine amorosa.
Il ruolo dell’amante di Dorabella è invece interpretato dal tenore Francesco
Marsiglia, il quale convince molto di più vocalmente che scenicamente: il colore
della voce è molto chiaro e leggero, l’emissione non accusa la minima imperfezione,
gli acuti sono centrati e sicuri, tanto che l’esecuzione dell’aria “Un’aura amorosa” è
inevitabilmente un successo. A livello scenico manca però di quella spigliatezza che
il ruolo richiede e a tratti risulta immancabile.
Completa il cast il baritono Roberto de Candia, il quale, pur al debutto nel ruolo di
Don Alfonso, crea un personaggio assolutamente completo, che parrebbe già
ampiamente collaudato, in cui si percepisce chiaramente la lunga esperienza di abile
fraseggiatore.

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©Ramella&Giannese/Teatro Regio di Torino

L’Orchestra del Teatro Regio è diretta dal Maestro Diego Fasolis, il quale convince e
conquista il pubblico torinese per una lettura moderna, dove prevale una notevole
intensità orchestrale, dal volume corposo e luminoso, dettata però dall’equilibrio tra
palcoscenico e golfo mistico, dove nessun suono risulta eccedere sugli altri.
Ottimo come sempre il Coro del Teatro Regio di Torino, diretto dal Maestro Andrea
Secchi.
La regia, firmata da Ettore Scola e per l’occasione ripresa da Vittorio Borelli, è ciò di
cui più tradizionale si possa richiedere: elegante, raffinata, mai pacchiana, anche se
ogni tanto sembra eccedere nella quantità e dimensioni dei fondali, soprattutto per
un’opera intima come questa, che potrebbe essere racchiusa in un salotto, senza
risultare “tarpata”. Le scene di Luciano Ricceri ricreano una Napoli barocca, con richiami, ad esempio, a Palazzo Sanfelice e fondali con vedute del Golfo.
I costumi di Odette Nicoletti sono semplicemente preziosi, di una rara eleganza e
accuratezza. Le luci di Vladi Spigarolo completano armoniosamente il quadro di questa raffinata Napoli barocca.
Un finale di stagione, dunque, assolutamente in alto stile; ora non resta che sperare
nella qualità della prossima stagione, nonostante l’indubbia poca originalità dei suoi
titoli scelti.

Stefano Gazzera

Torino, 1 luglio 2018

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