“IO SONO DOCILE…”: INTERVISTA A NINO MACHAIDZE

#IODOTakeOver con Nino Machaidze il 17 agosto dall’Arena di Verona sul nostro account Instagram ufficiale (Instagram/ierioggidomaniopera.it)

Non sembra che ci sia differenza tra Rosina e Nino Machaidze: il sorriso, la risata, la solarità, la sincerità sembrano quelli del personaggio rossiniano. Nel 2013 l’avevamo intervistata in occasione della sua Traviata all’Arena di Verona (qui per leggere quell’intervista) e ora siamo tornati a farlo, in occasione dello storico Barbiere di Siviglia in scena all’Arena. Inoltre Nino Machaidze sarà protagonista dello IODOTakeOver sul nostro account Instagram ufficiale il 17 agosto 2018.

Parliamo di questa Rosina che arriva dopo tanti altri debutti di questa stagione…raccontaci questo ruolo.

Rosina l’ho debuttata in Georgia quando avevo diciassette anni e esattamente diciassette anni fa. “Una voce poco fa” l’ho sempre cantata nei miei concerti. In vita mia ho fatto solo tre concorsi internazionali e li ho vinti tutti e tre, e molto del merito era proprio di quest’aria, che insieme alla prima aria di Lucia erano i miei due cavalli di battaglia, perché è un brano che mi veniva facile e che mi divertiva. Adesso dopo diciassette anni ho riscoperto questo ruolo ed essendo passati tanti anni, è come se lo affrontassi per la prima volta. Quando ho aperto la partitura ho trovato un mondo da scoprire. Mentre diciassette anni fa facevo tutte le variazioni acute e sovracute, adattando la reale scrittura alla mia natura di soprano, che allora era molto più legata alla coloratura, ora sento di poter dare veramente corpo a ciò che è scritto da Rossini, poiché il mio centro vocale si è irrobustito, da soprano lirico, e ho deciso di fare esattamente nelle tonalità di come è scritto. Non cambio praticamente nessuna delle note, faccio qualche variazioni, ma non snaturando la vocalità originale, mezzosopranile. Mi diverto moltissimo a cantare questa parte con il mio strumento lirico. In questo momento non accetto ancora le parti pesanti come Butterfly o Tosca, che da due anni ormai mi propongono costantemente. Sono molto rigorosa e dunque non voglio affrettare i tempi…i ruoli sono infiniti e quindi ci sono infinite possibilità. Non si può fare per dieci anni Lucia, Puritani, Sonnambula, Figlia del reggimento e improvvisamente cantare Tosca o Butterfly. Lo ritengo sbagliato….è una mia opinione, ma io ho questa idea e non giudico le scelte degli altri. In mezzo a questi due repertori ci sono talmente tante cose che si possono cantare, che è un peccato trascurarle. Io mi considero una cantante che ha un repertorio vasto, perché mi annoio a cantare sempre gli stessi ruoli. Per questo durante l’anno ho sempre, come minimo, quattro debutti. Mi piace studiare, imparare e scoprire nuovi ruoli, mi piace mettermi alla prova con nuovi caratteri, nuovi personaggi, nuova musica. Questo rende il mio lavoro anche molto divertente. Per tutta questa serie di motivi ho deciso di cantare Rosina. Tra l’altro fin dall’inizio ho voluto cantare Rosina seguendo esattamente le linee del mezzosoprano. Qui all’Arena non è stato del tutto possibile, più che altro perché Berta è interpretata dalla bravissima Manuela Custer, che è un mezzosoprano e sarebbe stata sbagliata un’inversione di vocalità in qualche modo. Quindi farò delle variazioni più sopranili. Dopo l’Arena però andrò ad Amsterdam, dove canterò nuovamente il ruolo e lì canterò esattamente com’è scritta da Rossini. E’ un ruolo divertente e per niente facile….diciamo che sembra più semplice di quello che in realtà è. E’ un ruolo che richiede fantasia all’interprete.

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E’ forse anche il tuo primo ruolo davvero comico….perchè anche personaggi come Ninetta de “La Gazza ladra” o Fiorilla de “Il Turco in Italia” sono mezzi caratteri…

Fiorilla inizia come un ruolo comico, ma la seconda aria non è per nulla comica ed è anche molto difficile. Io adoro il Rossini serio, e devo dire che è il mio preferito. L’anno scorso a Pesaro ho cantato “La siège de Corinthe” e ho amato quell’opera, come ho amato “Guillaume Tell” che ho fatto a Palermo qualche mese fa. Ho adorato anche “La Gazza ladra”, un’opera meravigliosa. Mi piace soprattutto alternare Rossini a Verdi, Puccini e anche Leoncavallo, visto il recente debutto ne “I Pagliacci”. Cantare un ruolo centrale e poi cantarne uno più acuto e viceversa, aiuta a conservare l’agilità della voce, la sua freschezza, andando a toccare tutti i risuonatori e tutti i registri.

Questa tua Rosina in chiave “mezzosopranile” ti apre la strada anche a quei celebri ruoli “Colbran” che hanno un baricentro vocale più grave…

Certo! Perché no? Io mi diverto moltissimo, avendo sviluppato ora la mia voce nel centro e anche nel grave, mi piace. Mi metto sempre in gioco e quindi fare più ruoli possibili è meraviglioso e non ti annoi mai! (ride).

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Nel repertorio rossiniano le variazioni sono un argomento sempre spinoso, tu come ti comporti…le scrivi tu stessa?

Devo dire che non sono molto brava ad inventare le variazioni. Non è una delle mie doti migliori (ride)! Posso imparare cinquecento pagine di musica e memorizzarle in una settimana, anche opere francesi, e andare sul palcoscenico! Inventare le variazioni mi viene meno facile. Per questo motivo quando c’è bisogno di scrivere delle variazioni, ascolto più colleghi bravi possibili e mi ispiro, facendo magari una sintesi di tutte le cose che mi sono piaciute. Non copio mai direttamente, ma rielaboro adattandole alla mia vocalità e secondo la mia comodità vocale.

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Leo Nucci è stato accanto a te in numerose occasioni e anche in questo Barbiere arenianao…Quanto è importante e stimolante avere dei colleghi di così grande esperienza a fianco?

E’ importantissimo. Un bello spettacolo non può essere mai fatto da un solo cantante. E’ impossibile. Perché lo spettacolo sia magico e memorabile, e la gente esca dal teatro a bocca aperta, ci deve essere una totale sintonia tra i cantanti, perché loro tutti insieme hanno creato la magia. Con Leo Nucci dieci anni fa ho fatto “Rigoletto”, una delle mie prime produzioni fuori dall’Accademia della Scala, e sono contenta che di quelle recite fu fatto anche un DVD che è memorabile e resterà per sempre un ricordo di cui andrò fiera e onorata. Poi insieme abbiamo fatto “Gianni Schicchi” alla Scala, “Luisa Miller”, “La Traviata” e ora ci ritroviamo a fare Barbiere. Lui è una leggenda vivente e credo sia incredibile che una persona della sua età, con la sua lunga carriera, possa cantare in quella maniera. E’ davvero stupefacente. Ha la voce, la resistenza, l’energia e la forza di un ragazzino. Durante le prove ha sempre cantato “in voce” e spesso non trovi colleghi giovanissimi che fanno questo. Questo ti fa capire quanto sia importante anche la giusta preparazione tecnica. Durante la conferenza stampa lui ha detto una cosa bellissima: “la voce non invecchia”. E’ vero! E’ il corpo che invecchia. Se canti con la tecnica giusta, la voce non invecchierà mai. Leo Nucci è un collega che è sempre lì, che ti aspetta, sempre presente e automaticamente tu non ti senti più da sola a fare lo spettacolo. E’ magnifico. Ti assicuro che da artista è davvero difficile quanto stai cercando di interpretare e di fare lo spettacolo e accanto hai un collega che non ti sostiene. In quel momento ti senti sola e l’energia “cade”. Mi sento fortunata di poter stare accanto ad una leggenda così.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Ti ritrovi ad essere Rosina a settant’anni dal primo Barbiere di Siviglia areniano e in un allestimento ormai storico come quello di De Ana…quali sono le ulteriori emozioni di questa produzione?

E’ un bellissimo spettacolo, con tantissimi movimenti e anche delle coreografie. E’ molto impegnativo, ma molto bello. Tutte queste danze e coreografie sono sulla musica e quindi è davvero perfetto e si capisce che è uno spettacolo creato da una persona che conosce perfettamente i meccanismi del teatro, e Hugo De Ana è davvero favoloso. Il cantante non è messo in difficoltà, devo solo seguire il ritmo della musica e il battito. E’ tutto fluido e musicale. Molto divertente e perfettamente in sintonia con l’Arena. Questo spazio così grande deve essere assolutamente, a parer mio, riempito e quindi necessita di allestimenti grandiosi. Si possono fare le scene “intime”, ma da lontano non si vedrà mai la mimica o il piccolo gesto. Quindi tutto deve essere in grande e funziona alla perfezione.

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In tutte le interviste degli scorsi anni dicevi sempre che il ruolo che sognavi di debuttare era Manon e finalmente l’anno prossimo questo sogno si avvererà…

Si, è un ruolo che aspettavo da tanto. Ci sono state tante volte in cui ero quasi arrivata ad accettare la proposta, ma poi c’erano sempre altri progetti che non me l’hanno permesso. Ogni volta nelle mie interviste parlavo sempre di questo sogno e il caso ha voluto che l’anno prossimo canterò ben due volte questo meraviglioso ruolo. Come sempre studio gradatamente i ruoli che affronto, perché arrivo sempre preparatissima alle prova e quindi ancora non ho cominciato a studiare Manon. Conosco già le arie e i duetti. Nel mio primo album ho già inciso “Adieu, notre petite table” che è la mia aria preferita di Manon e nel secondo album ho inciso il duetto di Saint-Sulpice. Ricordo benissimo che questi due pezzi li abbiamo registrati in un sola “ripresa”. Questo vuol dire una cosa sola, che è il ruolo è perfettamente “mio”. E’ un ruolo che mi appartiene vocalmente, ma soprattutto emotivamente. Ci sono ruoli che devi conquistare, devi lavorarci sopra e devi crearli. Manon invece è davvero naturale per me. La mia prima Manon sarà a Parigi, in forma di concerto, accanto a Juan Diego Florez, che debutterà anche lui il ruolo e poi la seconda volta sarà in scena alla Wiener Staatsoper. Non vedo l’ora!

 

Quali saranno gli altri debutti della prossima stagione?

Debuttero Marguerite in “Faust” a Pechino, poi debutterò le tre donne de “Les contes d’Hoffmann” a Napoli, Giulietta, Antonia e Stella. Ho evitato la bambola Olympia, perché non penso mi appartenga, e sia adatto alla mia vocalità e alla mia personalità. Sarebbe stato uno sforzo inutile e una cosa meccanica. Io accetto solo le cose che mi piacciono e la bambola non posso dire di amarla (ride). Avrei potuto abbassarla, ma non aveva senso. Non l’ho mai fatta neanche agli inizi, perché non sono mai stata un “usignolo”. Ho sempre amato le parti emozionanti, che fanno venire la “pelle d’oca” e dove puoi anche “sfogarti” in qualche modo. Per questo motivo per esempio non ho mai cantato anche la Regina della notte, nonostante in concerto io abbia cantato l’aria. Ho sempre voluto emozionarmi.

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Ultimamente sei anche tornata alla tua Juliette, che da un po’ non frequentavi…

Juliette non la lascerò mai! E’ un ruolo che è davvero mio. Infatti era lì che mi aspettava, pronta. Ho ripassato ovviamente il ruolo. Non l’ho trovata cambiata. Quella di Juliette è una vocalità che ti può accompagnare davvero per molto tempo. Il valzer “Je veux vivre” è un’aria di coloratura abbastanza acuta, ma è vicina a quel tipo di vocalità come Traviata o Luisa Miller, di soprano lirico con gli acuti! Poi c’è quella seconda aria, l’aria del veleno (“Amour, ranime mon courage”) che è davvero un momento di grande sfogo, bellissima.

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Nella scorsa intervista avevi annunciato il tuo “addio” al ruolo di Gilda a San Francisco…ci hai più ripensato?

Gilda è un ruolo che non farò mai più e che ho tolto definitivamente dal mio repertorio. Ho fatto più di novanta recite di questo ruolo, l’ho inciso e l’ho debuttato ovunque, in tutti i più grandi teatri del mondo. Ho fatto le mie ultime recite a San Francisco dove ho salutato il ruolo. Semplicemente perché ho capito l’ultima volta che non mi apparteneva più. In territorio verdiano probabilmente arriveranno altri ruoli, come Desdemona in “Otello”, Leonora de “Il Trovatore” o Amelia in “Simon Boccanegra”. Oltre ai ruoli verdiani, probabilmente aggiungerò Anna Bolena, Maria Stuarda, mentre per Lucrezia Borgia voglio aspettare ancora e infatti ho già rifiutato una proposta. Dei ruoli molto lirici, per i quali mi sento assolutamente pronta. Mi sento cresciuta sia vocalmente che mentalmente e quindi nello stato giusto per affrontare questi personaggi.

 

L’Arena di Verona è un teatro dove sei tornata abbastanza regolarmente…c’è un ruolo che ti piacerebbe cantare qui?

Direi “La Bohème”! Sarebbe magnifico cantare Mimì qui e spero che l’Arena la metta in scena presto! L’Arena è uno spazio magico e Bohème è un’opera magica. Penso sarebbe un binomio vincente. Immagino le grandi frasi di Mimì in questo spazio gigantesco.

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Ricordiamo i tuoi prossimi impegni…

Dopo l’Arena andrò ad Amsterdam per i primi giorni di prove de “Il Barbiere di Siviglia”, ma in mezzo sarò ad Amburgo per le mie recite di “Luisa Miller”, dove ormai canto regolarmente questo ruolo fin dal debutto nel 2015, con a fianco sempre dei bravissimi tenori. Accanto a me questa volta ci sarà Joseph Calleja. Dopo la produzione di Amsterdam , avrò appunto l’importante debutto di Hoffmann a Napoli e le due Manon a Parigi e Vienna. Poi ci sarà “La Traviata” a Parigi e “Faust” a Pechino e poi tantissime altre cose….un’agenda davvero fitta fino al 2021!

Grazie a Nino Machaidze e In bocca al lupo! 

Francesco Lodola

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