“L’AMORE PER IL CANTO È UN VIAGGIO CHE DURA TUTTA LA VITA”: INTERVISTA AD ANTONIO POLI

Quello del Tenore italiano è uno dei miti più forti nel mondo del melodramma, da sempre: da Beniamino Gigli a Enrico Caruso, fino a Luciano Pavarotti. Voci che conquistano i cuori del pubblico con la solarità e il carisma mediterraneo. Nonostante la sua giovane età, Antonio Poli è in lizza per aggiungersi a questa prestigiosa galleria. Impegnato sui palcoscenici internazionali più prestigiosi, abbiamo avuto il piacere di poterlo intervistare in occasione del suo imminente impegno (31 agosto) alla Konzerthaus di Berlino con la “Messa da Requiem” di Verdi con la direzione di Juraj Valcuha.

Lei è uno dei tenori italiani più affermati a livello internazionale. Come è nato l’amore per il canto e come ci si sente ad avere una così grande responsabilità, come quella di portare la scuola di canto italiana nel mondo?

L’amore per il canto è un viaggio che dura tutta la vita. All’inizio lo si vive con semplicità; a me è successo così. Si inizia cantando un brano, senza tanti pensieri, senza bramosia di successo, senza alcuna aspettativa. Poi arriva un momento in cui tutto questo si trasforma evolvendosi a fronte di uno studio serrato, di una voglia di arrivare in alto, di essere il migliore. Ma amare è qualcosa di speciale, di inspiegabile, un obbiettivo che si deve raggiungere scoprendo in primis l’amore per se stessi. Ogni volta che dalla nostra bocca esce una nota, un vocalizzo, una frase, noi doniamo a chi ci ascolta anche il nostro vissuto, una parte intima di noi. Ci deve essere una verità nell’espressione dell’arte e questa verità genera una grande libertà rispetto a quello  che andiamo a raccontare. Insieme a tutto questo nasce la responsabilità, che è uno dei fardelli inevitabili ma a seconda di come la viviamo essa più che impedirci di essere liberi ci permette di aggiungere gioia e orgoglio al nostro impegno.

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©Schneider Photography

C’è un ruolo affrontato che le ha presentato difficoltà, ma allo stesso tempo più soddisfazioni?

Edgardo nella Lucia di Lammermoor. È sicuramente un ruolo che presenta innumerevoli difficoltà per un tenore, ma anche tantissime soddisfazioni. L’ho affrontato dopo aver cantato tanti Elisir e Traviate e devo dire che questo mi ha aiutato moltissimo. Edgardo è un ruolo che spero veramente di poter cantare tutta la vita. 

All’Opera di Roma lei ha cantato nel ruolo di Alfredo nella produzione della Traviata di Sofia Coppola con i costumi di Valentino, che presto ricanterà in Giappone. Qual è stato l’arricchimento di lavorare con una grande regista cinematografica come la Coppola? Quali consigli e indicazioni le sono state più utili anche in altre situazioni? 

È stata un’esperienza indimenticabile sotto ogni punto di vista e credo per entrambi, visto che reciprocamente non avevamo mai lavorato l’uno nel campo dell’altro. Sono stato sempre un fan di Sofia Coppola e quindi poter approfondire con lei un personaggio come Alfredo è stata una gioia immensa. Sicuramente con lei ho lavorato molto proprio sulla parte teatrale, sulle espressioni facciali e sul cercare di dare a questo personaggio un volto nuovo e – se vogliamo – cinematografico. Credo che i costumi di Valentino e le scene di Nathan Crowley abbiano dato il tocco finale. Sono felicissimo di ritornare in Giappone dove questa produzione è già stata trasmessa in tutti i cinema. Sono sicuro che vederla in palcoscenico sarà una felicità ulteriore per il pubblico nipponico.

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©Schneider Photography

Nel suo repertorio appare chiara una volontà di affrontare stili diversi, facendo convivere Donizetti con Verdi e con Puccini. Come si ottiene il giusto equilibrio dal punto di vista tecnico e soprattutto stilistico?

Chi ha una vera cognizione tecnica sa cantare tutto. Questa è la base che si deve creare e mantenere per tutta la vita così da poter avere un’evoluzione artistica e vocale e riuscire ad affrontare una carriera duratura. Personalmente non ho mai avuto difficoltà ad eseguire autori diversi avendo sempre cercato di cantare sul fiato e sulla parola, seguendo la linea musicale. Facendo così è lo stesso compositore che ti porta ad eseguire nel modo corretto l’opera che stai affrontando.

Il personaggio del Duca di Mantova è molto complesso sia vocalmente sia caratterialmente. Come si sta preparando per questo cimento? 

Sono già da qualche mese sullo studio musicale e interpretativo del Duca di Mantova, un punto di arrivo per qualsiasi tenore visto anche che bisogna fare i conti con i grandi interpreti del passato. Per quanto riguarda l’interpretazione, essendo io in amore molto romantico, devo sforzarmi per essere un uomo senza scrupoli, egoista, che cerca solo il proprio piacere. Ma alla fine dobbiamo interpretare qualunque personaggio e personalmente sono dell’opinione che quando qualcosa ci crea difficoltà e resistenza, dobbiamo affrontarla con ancora più caparbietà perché sicuramente ci darà la possibilità di scoprire altre parti di noi stessi.

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©Schneider Photography

Il Requiem verdiano è un importante punto d’arrivo nel repertorio di un tenore. Come si rapporta rispetto alla definizione di “voce verdiana” e quali sono i ruoli di questo compositore che le piacerebbe affrontare in futuro? 

La parte di tenore nel Requiem è stata fin da subito comoda e naturale. Ci sono quelle parti che da subito senti tue come se le avessi cantate da sempre. Chiaramente ho lavorato moltissimo i suoi innumerevoli e difficili passaggi e ogni volta che lo canto sento che riesco a migliorarmi. Se si analizza bene la partitura del Requiem, vediamo che Verdi scrive moltissimi piani e pianissimi e che quindi, se la si affronta seguendo tutte le indicazioni del compositore, la composizione acquista un aspetto intimistico e austero. Per quanto riguarda i ruoli verdiani che corre interpretare in futuro, ci sono sicuramente Ballo in Maschera, Luisa Miller e Simon Boccanegra.  

Essendo un tenore così giovane e che ha già conquistato il mondo della lirica, quali consigli ritiene importanti da dare a giovani ragazzi che vogliono approcciarsi a questo mondo?

I consigli che posso dare sono diversi, innanzitutto quello di capire se si è tagliati per potere fare il cantante professionista, successivamente di studiare in modo serio e volenteroso avendo la lucidità di capire quale può essere la guida giusta per noi, su tutto conta amare il canto in modo totale. Se ci si impegna in questo modo, il resto viene da sé. 

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©Schneider Photography

Ricordiamo i prossimi impegni…

Sarò tra pochi giorni alla Konzerthaus di Berlino per il Requiem di Verdi che interpreterò anche al San Carlo di Napoli e alla Fenice di Venezia, poi in Giappone con la Traviata Coppola-Valentino, Rigoletto a Salerno, Tito nella Clemenza di Tito al Maggio Musicale Fiorentino (doppio debutto, prima volta del ruolo e prima volta al Maggio), poi nuovamente Alfredo all’ Opera di Roma e al San Carlo di Napoli e molto altro che non posso anticipare prima che lo facciano i Teatri.

Grazie ad Antonio Poli e In bocca al lupo!

Cornelia Marafante

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