I MILLE VOLTI DEL BELCANTO: INTERVISTA A RUTH INIESTA

Ruth Iniesta è oggi una delle esponenti più brillanti della scuola di canto spagnola, e si sta già distinguendo come elemento prezioso per i ruoli del Belcanto, sia quelli tragici, che quelli più spiccatamente brillanti. Dopo aver trascorso un’estate all’Arena di Verona, impegnata in quattro ruoli, il soprano di Zaragoza è impegnata in questi giorni nelle prove di “Rigoletto” al Teatro Massimo di Palermo, produzione che aprirà per lei una stagione ricca di impegni prestigiosi e di ruoli interessanti…

Sei stata tutta l’estate impegnata all’Arena di Verona, con ben quattro ruoli, Frasquita e Micaela in “Carmen”, Liù in “Turandot” e Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia”….quali sono le emozioni e le difficoltà di questo luogo?
Io ricorderò sempre il momento del “piazzato di scena” per il secondo atto di “Carmen”, alla prima del 24 giugno: vedere le candele, gli archi dell’ala illuminati. Si ferma tutto e si crea la magia. Mi ricordo anche il primo giorno di prove all’Arena, arrivare da questo corridoio negli arcovoli e ritrovarsi su quel palco. Un palco che ha vissuto una storia straordinaria. Il pubblico è davvero molto accogliente, “amoroso” direi. Molti erano perplessi del fatto che io facessi ben quattro debutti in un teatro così grande e in così poco tempo. Però ero molto tranquilla perché sentivo l’amore del pubblico per gli artisti.

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Probabilmente è stato anche utile cominciare con Frasquita, che è un ruolo difficile, ma non di primissimo piano…
Si, certamente. E’ un ruolo che sembra uno scherzo, in realtà è davvero molto difficile, e allo stesso tempo divertente. Per conoscere il posto e abituarsi all’acustica è stato davvero ideale quel ruolo. Più rischioso sarebbe stato con Liù. L’acustica è davvero ottima, anche se ovviamente quando c’è vento diventa più difficile sentire l’orchestra o avere un ritorno della propria voce. Si canta però molto comodamente.
Andiamo nel profondo di questi ruoli partendo da Liù…
Liù è stato davvero un regalo. E’ un ruolo molto difficile, in cui sei musicalmente praticamente “nuda”. Devo aggiungere anche che questo è stato il mio primo approccio ad un repertorio un po’ più lirico, diverso dal mio abituale repertorio. Con Liù mi sono trovata piano, piano sempre più sicura. E’ un ruolo che avevo già preparato ovviamente, ma che non avevo ancora portato in scena. Mi ha aiutato moltissimo anche l’avere il Maestro Francesco Ivan Ciampa, con il quale abbiamo fatto anche “Carmen” e con il quale si è creata una bella intesa musicale. Sono stata molto felice di fare questo ruolo…una grande emozione! La cosa a cui dovevo stare attenta era di non lasciarmi trasportare dall’emozione, per esempio in “Tanto amore segreto”, che è una pagina da pelle d’oca e davvero drammatica. Il rischio lasciandosi andare è che la voce vada indietro e l’emozione non arrivi al pubblico.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Parliamo invece di Micaela…
Anche Micaela è stato un debutto, molto atteso per me, che mi serviva per capire il ruolo. Sembra un ruolo breve, un duetto, un’aria, un terzetto, ma in realtà è scritta in maniera molto scomoda. Non ho avuto molto tempo per farla mia, poiché ho cantato una sola recita e poi una sera che cantavo Frasquita, ho sostituito una collega indisposta dall’aria fino alla fine del III atto. Molto spesso Carmen sembra un’opera intrisa di crudeltà e infatti la protagonista è davvero perfida in qualche modo con Don José e lui ricambia questa perfidia a suo modo. C’era bisogno di un personaggio dolce come Micaela. Mi è piaciuta molto la visione che De Ana ha di questo personaggio: una donna dolce ma non una bambina. Ha una grande forza. Mi piace che Micaela sia forte e non solo zuccherosa. La musica di questo personaggio è bellissima, l’aria è davvero fantastica. In tutta quella violenza emerge la forza d’animo e la luce di Micaela.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Arriviamo invece all’ultimo cimento areniano, Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia”…
Rosina è stato un altro regalo, stavolta molto inaspettato. E’ un ruolo che prima di tutto non avrei mai pensato di affrontare, perché ho sempre avuto nella mia mente il mezzosoprano in questo ruolo. La signora Cecilia Gasdia mi ha chiesto però se mi sentissi di fare questo ruolo e io ho provato. Mi sono sentita comodissima, ovviamente riportandolo alla tradizione del soprano lirico leggero. Ho avuto però la possibilità di mostrare un’altra faccia della mia vocalità, che è quella più legata alla coloratura. Sono ritornata anche un po’ alle mie origini, perché nelle zarzuelas ho sempre affrontato i ruoli comici, e in qualche modo Rosina con la sua luce si lega un po’ alla luce di Frasquita. Vocalmente mi sento più me stessa in Rosina, con le agilità e i sovracuti mi sento come un pesce nella sua acqua. L’ultima recita è quella che mi sono goduta veramente di più. Mi sono divertita moltissimo, anche grazie ai colleghi meravigliosi, Nicola Alaimo, Mario Cassi e tutti gli altri. Ho avuto anche la possibilità di vedere le prove di Leo Nucci, con il quale faremo presto Rigoletto a Palermo, e Ferruccio Furlanetto. Vedere questi due giganti al lavoro è stato come assistere ad una masterclass. Quando facevano i recitativi capivi davvero che così vanno fatti. Davvero un regalo che l’Arena di Verona mi ha fatto. Ho adorato anche vedere al lavoro Nino Machaidze, che io ammiro molto, e che con me è stata davvero molto amichevole e amabile. Una persona fantastica, con molta luce. La produzione di Hugo De Ana è pazzesca, un vero sogno. Quando sono arrivata pensavo di dover cantare Frasquita, Micaela e poi un paio di Liù, e invece ho finito con questa esperienza straordinaria!

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Quale sarebbe un ruolo che ti piacerebbe cantare in Arena?
Penso a Gilda, che debutterò ora a Palermo, e cantarlo all’Arena sarebbe davvero un sogno. Un altro ruolo è Violetta de “La Traviata”, che ancora non ho cantato, tranne che l’aria del primo atto o i duetti, ma che mi piacerebbe moltissimo. Però forse ancora aspetterò un po’ prima di debuttarla, anche se la voce è cresciuta. Gilda sicuramente è più vicina ora alle mie caratteristiche. Voglio ringraziare però Cecilia Gasdia che è una persona stupenda e mi ha dato una fiducia immensa. Con le durante l’anno, prima dell’Arena, abbiamo fatto dei concerti promozionali a New York, dove lei accompagnava al pianoforte. Mi ha aiutata moltissimo per Rosina, l’abbiamo studiata insieme. E’ davvero un lusso poter studiare Rossini con una grande cantante come lei. Mi ha fatto passare un’estate meravigliosa, con grandissimi regali e grandi soddisfazioni!
Parliamo proprio di questo personaggio….come ti stai preparando?
E’ un personaggio che per comprenderlo appieno bisogna inserirlo nella sua giusta epoca. Penso che in un allestimento moderno non renderebbe allo stesso modo. L’idea della donna all’epoca di Gilda era molto diversa dalla nostra. Lei decide di essere fedele al suo amore fino alla fine, arrivando al sacrificio. In qualche modo non avrebbe vissuto lo stesso dopo quello che le era successo. La sua vita era già distrutta. Gilda pensa a fare una cosa buona, utilizzando il suo amore che è davvero puro. Qualche volta viene interpretato come una ragazza “stupida”, debole. A me sembra molto più matura, perché per prendere quella decisione alla fine richiede veramente tanto coraggio. Debutterò il ruolo al Massimo di Palermo con la regia di John Turturro e accanto a Leo Nucci. Rifarò anche la stessa produzione a Torino con Carlos Alvarez. Gilda è stato il primo ruolo che ho studiato ancora a scuola. “Caro nome” è forse il momento che mi piace di meno, mentre adoro “Tutte le feste al tempio” e la scena della tempesta. Ho letto anche “Le Roi s’amuse” e parola per parola, mi sembrava di sentire la musica di Verdi. L’avevo imparato a memoria già durante i miei studi e oggi che ho cominciato a ristudiarla mi sono accorta di non aver dimenticato nulla!

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Tornando alle origini…Com’è nato il tuo amore per il canto?
Il mio amore per il canto è nato da piccolissima. Ho sempre avuto in testa l’idea di diventare una cantante e canto sempre da quando ne ho ricordo. Dicevo tutti i mesi a mia madre che sarei diventata cantante, o nel caso medico o insegnante, ma cantante era sempre la prima scelta (ride). Non avevo mai sentito però né l’opera né la zarzuela, cantavo pop, jazz e soul. Ho iniziato in un gruppo rock e poi ho scoperto il musical. Non appena ho compiuto diciotto anni ho cercato su internet un casting per fare un musical, sono andata e mi hanno presa. Ho fatto il mio ultimo musical nel 2010, “Les Misérables” a Madrid. Qualche anno prima avevo scoperto la lirica. Il mio professore di solfeggio mi ha sentita e mi ha consigliato di provare ad iniziare a studiare canto lirico, intuendo le mie possibilità vocali. Io ho provato e piano piano che ho cominciato a scoprire questa musica e me ne sono innamorata. A ogni “gradino” capivo di poter fare così tante cose diverse. Così ho deciso di smettere con il musical e provare a fare dei concorsi di canto lirico. Ne ho fatto uno grazie al quale ho ottenuto il mio primo, piccolissimo ruolo, nel Teatro de la Zarzuela di Madrid. Ho iniziato dal basso e questo sicuramente mi ha dato una certa sicurezza oggi nell’affrontare i grandi ruoli. Mi sono innamorata di questo lavoro e del mondo del teatro.
Come ti ha aiutato la tua formazione nel pop e soprattutto nel musical nel tuo percorso nella lirica?
Prima di tutto mi ha aiutato sulla scena: il controllo del corpo, del movimento, la necessità di improvvisare anche delle volte. Ho ovviamente fatto lezioni di arte scenica e anche di danza. Ho sempre avuto un grande controllo del mio corpo, e una tranquillità naturale sul palcoscenico, e questo lo devo sicuramente alle mie esperienze precedenti. Questo mi ha portato anche a non dimenticarmi mai della componente attoriale dell’opera lirica. Mi piace cantare e recitare allo stesso livello, quando se ne ha la possibilità. Il lavoro nel musical mi ha aiutato anche a costruire il centro della voce, anche se la posizione ovviamente non è la stessa (quella del musical è più aperta e più bassa). Mi capitava per esempio di cantare musical la sera e la mattina dopo fare lezione di canto lirico. Questo mi ha dato un grande controllo del mio strumento. Anche oggi canto Whitney Houston e poi posso cantare Rosina. Ho mantenuto una separazione però tra le due cose. Mi piacerebbe fare anche dei concerti di crossover, ma in questo momento fortunatamente il calendario è pieno e non ho abbastanza tempo.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Invece parliamo della Zarzuela, che è un genere un po’ trascurato…
La Zarzuela è il mio primo amore. E’ un genere che non è abbastanza conosciuto, anche nella stessa Spagna. Spesso si parla di una perdita di pubblico da parte della Zarzuela, ma in realtà è ancora molto vitale. E’ un genere davvero molto difficile e per questo forse ha perso di attrattiva. Soprattutto perché la difficoltà si cela dietro un’apparente semplicità. Questo ha fatto sì che la qualità non sempre era all’altezza della musica. E’ un genere che se viene fatto male non riesce a creare la magia. Credo che questa musica abbia sempre fatto parte del mio essere. Mi usciva naturale. Mi piacerebbe tornare più spesso a cantare la Zarzuela, purtroppo quest’anno non ho potuto ritornare al Teatro de la Zarzuela, perché era difficile far coincidere le date. Tuttavia stiamo trovando il modo perché io possa ritornare a cantare “a casa”. E’ anche un genere difficile, che richiede scioltezza nel parlato. E’ molto vicino in qualche modo all’operetta viennese, anche se prende molta musica dal folclore della Spagna. C’è l’idea sbagliata che questo sia “la figlia minore” dell’opera. In realtà la Zarzuela contiene tre generi diversi al suo interno: la Zarzuela grande che è alla pari di un’opera, la Zarzuela “chica” che è operetta e il “género infimo” come lo chiamiamo noi, che sarebbe il couplets o l’intermezzo. Io ho un progetto in mente di recuperare e ricercare quelli che sono gli spartiti dimenticati della zarzuela, che sono molti purtroppo.
Ultimamente hai interpretato molte pazze, come Lucia o Elvira de “I Puritani”…come ti sei trovata in questi ruoli e come hai creato attorialmente la follia di questi personaggi?
In molti hanno notato, e di questo sono molto felice, il fatto che ho “drammattizzato” la famosa cadenza con il flauto, dando un esatto peso espressivo alla coloratura. Non mi piace fare solo le note, voglio dare un senso ad esse. Anche perché pensando alle note rischio di pensare soltanto alla tecnica e diventare più tesa. Ad alcuni questo metodo funziona, con me è controproducente. Nella pazzia ad esempio mi piaceva fare il “riassunto” diciamo così, dei temi musicali dell’opera e rivivere attraverso di questi i momenti più importanti del personaggio. Lucia era davvero un sogno per me, un ruolo mitico che ho avuto la fortuna di fare con Michele Mariotti, bravissimo, e che mi ha aiutato moltissimo. Da lui ho imparato moltissimo. E’ una guida che ti sa ispirare con tenerezza e con forza. Abbiamo fatto cinque recite di Lucia e la cosa fantastica è che ogni sera era diverso. Mi sono trovata molto bene con lui. Dal punto di vista attoriale il lavoro che cerco di fare è quello di trovare delle risposte dentro me stessa. Negli anni in cui ho fatto teatro facevamo un esercizio che richiedeva di interpretare il cattivo della storia e dovevamo pensare a come questo avrebbe agito. La riflessione che bisogna fare è che il cattivo non sa di esserlo, e quindi avrà le sue ragioni per agire in un determinato modo. Queste ragioni le puoi trovare soltanto tu, dentro di te. Così è lo stesso con i personaggi che interpreto. Spesso scrivo i miei pensieri su un personaggio e le mie riflessioni sulle motivazioni dell’agire del personaggio. E’ molto importante anche l’incontro con il regista, che è fondamentale nell’aiutarti a creare la tua interpretazione. Se penso a queste ragazze “folli” come Lucia o Elvira, devo sicuramente ragionare sulla causa della loro pazzia. Probabilmente soffrono e soffrono perché la vita gli pone degli ostacoli. Lucia è una personalità sensibile, che è molto fragile a tutti i cambiamenti. Elvira ha una pazzia diversa, temporanea, che è più che altro è un blocco psicologico, uno shock, dal quale infatti si riprende. Per questo dal punto di vista teatrale mi piace recitarla molto diversamente rispetto a Lucia.

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Ritornando a Rossini…ci sono altri ruoli che ti piacerebbe interpretare?
Ho appena debuttato come Corinna ne “Il viaggio a Reims” in una prestigiosa versione di concerto, a Vienna, accanto al grande Juan Diego Florez. Avevo già cantato Madama Cortese in quest’opera, un ruolo difficile con una grande aria in cui veramente c’è ogni tipo di difficoltà. Corinna è un ruolo bellissimo, che canta sul nulla praticamente, poiché nei suoi momenti è musicalmente “nuda”. Musicalmente è vicina a Liù in qualche modo. Devi essere molto precisa con la linea e con il colore. Nel duetto con il Cavalier Belfiore sembra però completamente un altro ruolo. Di Rossini per ora ho affrontato solo questi due ruoli e Rosina. Mi piacerebbe cantare “Le Comte Ory” per esempio, o Fiorilla ne “Il Turco in Italia”. Non mi sento però una specialista rossiniana. Nel 2015 ho fatto l’Accademia Rossiniana di Pesaro, più che altro perché volevo capire quale sarebbe stato l’orientamento della mia voce. Mi ricordo l’audizione con il Maestro Alberto Zedda, in cui lui mi diceva di cantare delle arie del Rossini serio, perché quello che avevo portato non era adatto a me. Io però non conoscevo bene il repertorio. Rossini ha un linguaggio molto particolare, davvero caratteristico. Ha dei segni suoi personali, un tipo di suono unico, sia nelle opere buffe che nelle opere serie. E’ come un marchio di identificazione.
Quali sono invece i tuoi ruoli dei sogni?
Manon di Massenet, della quale ho già cantato la gavotte in tantissime audizioni. E’ un’aria che ho studiato con Natalie Dessay e lei mi ha insegnato moltissimo a fare la coloratura espressiva. Un altro ruolo è la Juliette di Gounod. Mi sento ancora un po’ “vergine”, nel senso che non ho ascoltato opera tutta la vita e quindi continuo a scoprire il repertorio. Per me quasi tutto è una novità. Questo può essere anche un vantaggio, perché mi aiuta a fare “mia” un’interpretazione e ad essere fresca. Dall’altra parte può essere pericoloso perché non sempre quello che mi viene offerto io lo conosco approfonditamente e quindi ho bisogno di tempo per capire se un ruolo è adatto alla mia vocalità.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Come studi un ruolo nuovo?
Il mio studio scorre su due vie parallele: da una parte curo la parte attoriale leggendo il libretto, e non leggendo solo la mia parte, ma come mi ha insegnato il teatro, leggo tutte le parti, perché è importante capire anche come gli altri personaggi parlano di te; poi studio il momento in cui è stata composta l’opera e la fonte letteraria (se c’è) da cui è tratto il soggetto; faccio anche un grande lavoro sullo spartito, utilizzando tanti colori per i diversi momenti, così da memorizzarli anche visivamente, segnando prima i blocchi con il rosso e il blu come fanno i direttori d’orchestra. Non sempre il lavoro può essere così minuzioso, perché il ritmo della vita di un cantante è davvero frenetico. Per esempio ho dovuto imparare Elvira de “I Puritani” in pochi giorni, quando l’ho debuttata la scorsa stagione a Palermo. Grazie al cielo ho una buona memoria, soprattutto visuale. Infatti mentre canto delle volte, vedo lo spartito e i colori. Mi piace questo lavoro! Così profondo. Nel musical si lavorava diversamente, più ad orecchio talvolta.
Ricordiamo i prossimi impegni…
Prima di tutto tra le prove di “Rigoletto” a Palermo farò un “salto” a Barcellona per un concerto con Rubén Fernàndez Aguirre, un bravissimo pianista di Bilbao amico mio, al “LIFE Victoria” Festival, una realtà musicale molto originale che organizza piccoli concerti in posti nascosti e particolari di Barcellona. Il Festival è stato creato dalla Fondazione di Victoria de los Ángeles, che da qualche anno assegna anche delle borse di studio ai giovani artisti, i quali partecipano attivamente ai concerti, esibendosi in apertura ad essi. Sarà un concerto molto intimo con un programma interamente liederistico. Devo ancora conoscere il mezzosoprano che aprirà il mio concerto, e spero di poter fare insieme a lei qualcosa. Siccome quest’anno ricorrono anche i cento anni dalla nascita di Leonard Bernstein, canterò anche qualcosa di questo meraviglioso compositore, ma non “Candide”, che è troppo abusata secondo me! Canterò “A little bit in love” da “Wonderful Town” e “I hate music”. Dopo Gilda a Palermo, andrò a Trieste per “I Puritani”, dove in primo cast ci sarà la grande Elena Mosuc, e poi di nuovo Gilda a Torino….e tante altre cose! Farò anche sicuramente un concerto a Zaragoza, la mia città, nel periodo di Natale. Avrò una stagione intensa, ma sono molto molto felice!

Grazie a Ruth Iniesta e In bocca al lupo!

Francesco Lodola

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