Terzo concerto della stagione sinfonica di Trieste: Buongiorno Novecento!

Siamo arrivati al terzo concerto della Stagione sinfonica del Teatro Verdi di Trieste. Sul podio il maestro Paolo Longo, al clarinetto Alessandro Carbonare. Per questo appuntamento il tema conduttore era un elemento dalle molteplici sfaccettature molto conosciuto e caro ai triestini: il mare. Basti pensare che Piazza Unità d’Italia è una delle poche piazze in Europa con un lato aperto verso il mare: dalla piazza si può godere di uno spettacolo incredibile, in particolare adesso che la città si prepara alla Barcolana, la storica regata che si svolge ogni anno a ottobre.

©️Fabio Parenzan

Il programma del concerto di ieri evocava il mare sotto diverse forme, a partire dalla Symphonie marine, scritta nel 1931 da Jacques Ibert per accompagnare un documentario riguardante la Marina militare francese. Non è difficile immaginare le navi militari che solcano le onde: i protagonisti di questo brano, classico e allo stesso tempo leggermente contaminato dal jazz, sono gli archi e le percussioni. Se a un primo ascolto la Symphonie può davvero ricordare la colonna sonora di un film, in particolare alcuni tratti delle composizioni di Ennio Morricone, allora lo scopo del compositore è stato raggiunto. 

©️Fabio Parenzan

La serata prosegue con una prima esecuzione assoluta, la Dissolutio per orchestra d’archi del maestro Paolo Longo. Il lavoro è stato ispirato da Dissipatio H.G., capolavoro letterario di Guido Morselli, e da diversi frammenti di un madrigale di Carlo Gesualdo. Il brano risulta molto impegnativo, soprattutto per violoncelli e contrabbassi, ed è caratterizzato dall’inquietante ripetizione di cellule musicali, da dissonanze e da lunghi glissati, che risultano disturbanti. L’ascolto della Dissolutio richiede molta più attenzione rispetto al resto del programma, non in quanto prima esecuzione della pagina quanto per la sua complessità a livello interpretativo.

©️Fabio Parenzan

Si passa poi al Magnificat per contralto, coro femminile e orchestra di Ralph Vaughan Williams, il quale svolge un percorso compositivo che si svolge attraverso diverse forme e generi, ma è spesso ispirato dal patrimonio di melodie popolari propriamente inglesi, caratteristica anche di Benjamin Britten. Composto nel 1932, il Magnificat è una conversazione tra il solista, il contralto Elena Boscarol, e il coro femminile, preparato dal maestro Francesca Tosi. Mentre il contralto solista canta il testo principale, il coro intona altri versi di lode alla Vergine. L’atmosfera ricorda più un Ave Maria che una lode al Signore, e quest’atmosfera di solennità viene espressa dal coro femminile, che ricorda i cori luterani. 

©️Fabio Parenzan

Protagonista della seconda parte del concerto è Claude Debussy: si comincia con la Première rhapsodie per clarinetto e orchestra, con il clarinettista Alessandro Carbonare. Il solista è sia impegnato con una conversazione con l’orchestra che con spettacolari virtuosismi. Debussy spesso è stato criticato dai suoi contemporanei che lo ritenevano mediocre: in questa pagina le varie sezioni dell’orchestra non suonano mai tutte insieme, portando quindi a un’innovativa spazializzazione del suono. Alessandro Carbonare ha sfruttato tutte le potenzialità del suo strumento e si è guadagnato i caldi applausi del pubblico, che ha poi deliziato con un’elaborazione di un tema popolare ebraico.  

©️Fabio Parenzan

La mer, tre schizzi sinfonici chiude la serata: con questo brano Debussy annuncia: “Benvenuti nel Novecento!” in cui la musica inizia gradualmente a cambiare rispetto al secolo precedente. I tre titoli degli schizzi sono sì descrittivi, ma servono soprattutto a evocare sensazioni nell’ascoltatore. Il suono dell’orchestra è molto morbido e compatto e in grado di presentare molteplici sfumature. 

Si conclude così il terzo concerto. Appuntamento a venerdì 5 ottobre, alle 20:30.

 

Cecilia Zoratti

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