IL LOGGIONE EMILIANO: UN GIORNO DI REGNO AL FESTIVAL VERDI

Una deliziosa e godibilissima edizione dell’opera giovanile di Giuseppe Verdi chiude in bellezza il Festival Verdi 2018, tra gli applausi entusiasti del pubblico.

E’ un Teatro Verdi gremito di pubblico in larghissima maggioranza straniero, quello dell’ultima rappresentazione de “Un Giorno di Regno” al Festival Verdi 2018, a testimoniare ancora una volta se ce ne fosse bisogno quanto questa rassegna abbia raggiunto notorietà e apprezzamenti internazionali e quale sia la forza esercitata dalla musica del compositore emiliano (ma più in generale dall’opera italiana) nel pubblico di tutto il mondo.

©️Roberto Ricci

L’occasione è delle migliori: la ripresa di un ben noto e fortunato allestimento curato da Pier Luigi Pizzi nel 1997 per il Teatro Regio di Parma, ripreso e ridimensionato qui da Massimo Gasparon, con l’ausilio delle coreografie di Gino Potente.
Le scene sono classiche, ben studiate e ben disposte anche negli spazi ridotti di questo palcoscenico, i costumi vivaci e colorati, regia e recitazione curate e attente al dettaglio, semplicemente spassosi gli elementi gastronomici tipici del territorio parmense presenti a più riprese (prosciutti e forme di parmigiano branditi come armi e scudi)
Fin da subito si comprende che di Verdi in questo melodramma giocoso ispirato alla farsa “Il Finto Stanislao” c’è ben poco nello stile per cui oggi lo conosciamo. La musica si rifà infatti in maniera evidente al gusto rossiniano e donizettiano di cui è direttamente figlio in una sorta di “parentesi” tra il debutto assoluto (Oberto, Conte di San Bonifacio, primo marchio di fabbrica e già inconfondibilmente verdiano) e le successive produzioni che al tempo raccolse un netto insuccesso ma che ha vissuto, in questo Festival, una meritata rivalutazione.

©️Roberto Ricci

Il cast di voci è brillante e vede alternarsi giovani promesse in collaborazione con il Concorso Internazionale “Voci Verdiane”: Michele Patti nei panni del Cavalier Belfiore, Giulio Mastrototaro come barone di Kelbar, Gioia Crepaldi come Marchesa del Poggio, Diana Rosa Cardenas Alfonso nel ruolo di Giulietta di Kelbar, Martin Susnik in quelli di Edoardo di Sanval; infine il signor La Rocca impersonato da Matteo D’Apolito, Delmonte da Rino Matafù e il Conte di Ivrea Andrea Schifaudo.
Ognuno di loro merita lodi per aver saputo nell’insieme creare un’empatia davvero sorprendente con il pubblico, dimostrando qualità vocali e maturità tecnica ed interpretativa.

©️Roberto Ricci

La grande omogeneità del cast presentatoci ci consente, per una volta, di non soffermarci su un giudizio per ognuno degli interpreti poiché ciascuno ha saputo impersonare vocalmente, scenicamente e stilisticamente il proprio personaggio in modo irresistibile.
Fondamentale per la riuscita dello spettacolo è la direzione colorita ed energica del Maestro Francesco Pasqualetti, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Coro, preparato sempre bene da Andrea Faidutti.

©️Roberto Ricci

Un bilancio finale di questa edizione del Festival Verdi 2018 non può che vederci complessivamente soddisfatti per la varietà dei titoli proposti e degli allestimenti, la qualità generale degli interpreti e l’organizzazione pressoché impeccabile, tutte caratteristiche che paiono aver ormai conquistato una fama e un richiamo di pubblico di grande rilevanza. Gli anni bui sono ormai un lontano ricordo e l’attesa per l’edizione 2019 (che si preannuncia di grande interesse) è già viva in tutti noi!
Grigorij Filippo Calcagno, 21.10.2018

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