“PORGI AMOR…”: INTERVISTA A FEDERICA LOMBARDI

In occasione de “Le nozze di Figaro” in scena al teatro dell’Opera di Roma abbiamo avuto il piacere di intervistare il soprano Federica Lombardi, giovane stella della lirica, già lanciata sulle più prestigiose ribalte internazionali, dalla Scala al Metropolitan di New York, dove proprio in questa stagione farà il suo atteso debutto.  In questa piacevole chiacchierata il soprano ci ha descritto la sua Contessa e ci ha parlato dell’emozione di debuttare un ruolo alla Scala…

Come ti sei avvicinata al canto?
Io da piccola ero iscritta ad un istituto musicale a Forlì, la città dove sono cresciuta , dove studiavo pianoforte. Quando facevo lezione sentivo sempre la classe di canto e mi incantavo ad ascoltare. Mia mamma continua a raccontarmi che quando tornavo a casa dicevo “Mamma io voglio cantare!” e lei mi rispondeva che ero ancora troppo piccola… Quando però ho avuto l’età per iscrivermi al corso di canto, l’ho fatto senza pensarci due volte! Lì la mia prima insegnante e la pianista che accompagnava le lezioni hanno fatto nascere in me una grande passione per il canto e fin dall’inizio mi hanno sempre incoraggiata . E poi da quel momento non mi sono più fermata.
Com’è stata la tua esperienza all’Accademia della Scala?
Secondo me le accademie sono realtà molto belle poiché oltre all’opportunità di studiare ogni giorno con insegnati e pianisti di grande livello ed esperienza, puoi respirare l’atmosfera del teatro che nel mio caso è stato il Teatro alla Scala che per un cantante è un’emozione unica. È stato per me anche un mezzo per uscire dalla mia comfort-zone, poiché non ero più seguita passo passo dal mio maestro, Romualdo Savastano, che mi ha guidata nell’apprendimento della tecnica del canto, e ho dovuto imparare a “camminare con lei mie gambe”, farmi coraggio e acquisire una più sicura consapevolezza del “mio strumento”.

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©Christine Schneider

Com’è stato approcciarsi ad un ruolo come Anna Bolena, venendo da un repertorio prevalentemente mozartiano?
Non è stato facile. Quando me l’hanno proposta ho dovuto pensarci bene e alla fine ho deciso di accettare la grande sfida. Sono contenta però che dopo Mozart abbia potuto approcciarmi ad un ruolo belcantistico! Ricordo che quando si è aperto il sipario alla mia prima recita mi sono detta “ma sono proprio io?” (ride), “proprio io” dopo i grandi nomi del passato che hanno interpretato questo difficile ruolo sul palcoscenico della Scala, ho avuto un momento di titubanza ma poi mi sono detta “va bene, andiamo!”. Ho studiato moltissimo, circa per un anno e mezzo. Ho letto libri, guardato film…poi alla fine quando effettivamente mi sono trovata sul palco devo dire la verità, mi sono concentrata più che altro a cantare bene e penso col senno di poi che dal punto di vista interpretativo avrei dovuto fare di più, per dar vita al meglio al personaggio dal carattere forte. Come lavori quando devi preparare un personaggio dal punto di vista musicale e scenico sia per quanto riguarda un personaggio che hai già interpretato che per un debutto? Quando preparo un personaggio io leggo il libretto parecchie volte e mi faccio, proprio come quando si legge un libro, un’idea del carattere e di come potrebbe essere il personaggio. Parto da quello e poi cerco di capire più a fondo il suo stato d’animo nelle varie scene e situazioni, poi ovviamente il regista darà l’impronta vera e propria. Bisogna arrivare preparati musicalmente al meglio alle prove, però magari è necessario essere un po’ più “neutri” per quanto riguarda la sfera prettamente interpretativa, cosicché si possa plasmare meglio il personaggio ad una determinata lettura .

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©Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

Quali sono le gioie di cantare qui a Roma?
Io amo Roma: mio Nonno che era un pittore abitava qui, e anche il mio maestro di canto ci vive, quindi ho vissuto in questa città per sei anni. Essere a Roma ed avere la possibilità di rivedere il mio maestro è molto bello perché naturalmente durante l’anno quando sono fuori dall’Italia non è facile vederci. Di Roma mi piace tutto: mi piace la città, la luce, l’arte, mi piace il teatro e come si lavora. Mi piace quando posso lavorare non solo a Roma ma in Italia in generale. È molto bello lavorare all’estero ma quando sei in Italia ti senti a casa, anche se non sei nella tua città.
Com’è lavorare con un cast così numeroso?
Ogni personaggio nelle nozze di Figaro ha comunque un diverso rapporto con gli altri personaggi, nel mio caso interpretando la contessa mi relaziono di più con il Conte, particolarmente in questa produzione rispetto ad altre in cui la Contessa odia il Conte e basta. Inoltre abbiamo lavorato molto sul rapporto tra i due e su quello che può esserci stato nel loro passato che si è “rovinato” dopo il matrimonio e quindi dell’amore che provano l’uno per l’altra. C’è ovviamente il rapporto di complicità con Susanna e con Figaro per ingannare il Conte e poi con Cherubino, ma con gli altri personaggi non interagisce più di tanto. Nonostante ciò durante le prove si è creato un gruppo solido di amicizie, poi siamo tutti giovani con una grande voglia di lavorare e non vediamo l’ora che arrivi la prima! Penso che comunque sia bello avere in una produzione tante persone da cui puoi prendere spunti e idee.

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©Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

Descrivici la tua Contessa…
In questa produzione si vede attraverso alcuni gesti di come la Contessa si ricordi del suo passato che non vuole cancellare, m il suo obiettivo era di diventare la contessa d’Almaviva e forse è anche questo il punto su cui abbiamo lavorato con Graham Vick, ossia sull’orgoglio della contessa del dire “sì, io sono riuscita a sposare il Conte. Sono diventata Contessa e per rimanere in questa posizione posso accettare di essere tradita e quindi umiliata, però cerco anche io di vendicarmi e di disonorare il Conte davanti a tutti.” Con questa regia si vede un rapporto distaccato tra la Contessa e Susanna, non come in altre produzioni che vogliono far sembrare le due “super amiche”, qui Susanna è la cameriera e basta. Ci sono però dei momenti in cui la Contessa si confida con Susanna perché comunque è l’unica con cui può. Credo che ogni persona sola abbia bisogno di sfogarsi con qualcuno, però non credo assolutamente che alla Contessa faccia piacere che suo marito stia dietro ala propria cameriera. Inoltre, con Graham Vick abbiamo lavorato su come “modellare” il personaggio sulla nostra personalità, quindi non c’è niente della Contessa che non faccia parte di me. Ho costruito il personaggio sulle reazioni spontanee che avrei io. Certo dipende sempre dalla lettura che si dà al personaggio però secondo me, soprattutto in una regia moderna, è interessante far venir fuori tutte le sfumature del carattere.
Come ti trovi con le regie moderne o comunque lontane dalla tradizione?
Io per adesso non ho ancora lavorato molto nelle regie che definiamo “tradizionali”…e nelle messe in scena delle opere Mozartiane mi sono quasi sempre dovuta immedesimare in personaggi moderni. Mi trovo a mio agio in questo tipo di allestimenti quando non si distaccano da quella che è la vera storia. Credo comunque che Le Nozze di Figaro sia un titolo che si presta tranquillamente ad una regia attualizzata. In un libro di Eric Emmanuel Schmitt, “Il visitatore”, egli immagina un dialogo tra Freud e Dio in cui quest’ultimo afferma di aver perso completamente fiducia nell’uomo ma di averla riacquistata dopo aver sentito l’aria della Contessa, “Dove sono i bei momenti”. Tu sei un’esperta del repertorio Mozartiano, quali sono le caratteristiche di una voce mozartiana? Secondo me Mozart è purezza assoluta, quindi io cerco sempre di fare quello che c’è scritto nello spartito e niente di più: portamenti, manierismi strani o vibrati eccessivi li elimino poiché penso non si sposino con la musica di Mozart che, essendo così perfetta, non ha bisogno di altro rispetto a quello che c’è già in partitura. E ovviamente cercare di essere interpreti di quello che è già un capolavoro, quindi bisogna mettersi a disposizione di Mozart.

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©Christine Schneider

In questa stagione debutterai Idomeneo alla Scala…
Sì, è un’opera molto bella! Il ruolo di Elettra è difficile perché è come se ci fossero due soprani in uno, ma mi piace tantissimo il carattere forte, un po’ lunatico e un po’ pazzo.

E debutterai anche al MET…Quali sono le emozioni e le aspettative?
Sì, Donna Elvira, e sono molto contenta di fare il mio debutto al MET con un ruolo mozartiano, che poi è stato il ruolo del mio debutto assoluto nel 2014. Credo sia uno dei traguardi che ogni cantante sogna, come quello di cantare alla Scala. Mi sento molto fortunata è tutto questo continua a darmi una grande energia per lo studio e per il proseguimento della mia carriera.

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©Christine Schneider

Che consigli dai ai giovani che vogliono intraprendere la carriera del cantante?
Consiglio, ovviamente, di studiare tantissimo, approfondire lo studio della musica ed essere sempre molto autocritici! Ovviamente cercare di avere intorno persone che vi incoraggino, che credano in voi e che vi possano aiutare in questo percorso è importante. Non è facile per i giovani perché non ci sono molte opportunità. Ma se un giovane di talento si impegna dedicandosi al canto e alla musica ..prima o poi qualcuno si accorgerà della sua presenza!

Grazie a Federica Lombardi e In bocca al lupo! 

Sara Feliciello e Paolo Mascari

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