IL LOGGIONE EMILIANO: LA FILLE DU RÉGIMENT AL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Applausi calorosi e grande entusiasmo nella sala del Bibiena per un’edizione decisamente riuscita del celebre titolo di Donizetti.

Da tutti conosciuta e celebrata per gli insidiosi e ormai leggendari “nove do di petto” di “Ah! mes amis”, aria di Tonio, in realtà La fille du Régiment è tanto altro. Opéra-comique in due atti, rappresentata per la prima volta a Parigi nel febbraio 1840, essa si distingue in modo inconfondibile per l’ambientazione militare che si riflette anche nell’estetica musicale adottata dal compositore bergamasco, senza nulla togliere alle importanti pagine di matrice tipicamente lirica.

La musica si fa qui particolarmente trascinante e marziale in un clima generale di grande brio che la regia di Emilio Sagi, ripresa da Valentina Brunetti, esalta e valorizza con cura ed attenzione. La recitazione non è mai lasciata al caso e coinvolge in maniera assai pertinente e mai sopra le righe non solamente gli interpreti principali ma anche il coro e i figuranti, in particolar modo nel secondo atto. Anche le scenografie e i costumi (Stefania Scaraggi), in stile decò, nella loro linearità contribuiscono alla giusta resa di atmosfere e inquadramento storico, in questo caso a cavallo degli anni ’40 del secolo scorso.

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©Rocco Casaluci

Sul lato musicale tutto fila nel migliore dei modi.

Yves Abel dirige con equilibrio e misura l’Orchestra del Teatro Comunale (si chiuda un occhio a qualche sporadica sbavatura dei fiati) valorizzando le diverse tinte musicali con sensibilità e intelligenza. Positiva la prova del Coro del Teatro Comunale, preparato da Andrea Faidutti.

Hasmik Torosyan, nel ruolo di Marie, già apprezzata nel teatro bolognese, sfoggia con sicurezza e agilità un registro di notevole estensione sempre omogeneo, in grado di convincere tanto nei virtuosismi (con molteplici sovracuti) quanto nelle arie più liriche, ove dimostra di saper fraseggiare e modulare la voce in ogni dinamica, sino a mezze voci di grande suggestione. La bella presenza scenica completa una performance di tutto rispetto che strappa unanimi consensi nel pubblico.

 

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©Rocco Casaluci

Claudia Marchi, è una convincente Marchesa di Berkenfield, dotata di voce brunita e voluminosa e da una spiccata capacità attoriale ed interpretativa.

Tonio, il tanto atteso tenore, è Maxim Mironov. Il russo colora la sala con il suo timbro chiaro e luminoso ed il suo porgere garbato. Gli attesi Do ci sono tutti (e dal pubblico in molti ne chiedono invano il bis) ma è sull’interpretazione delle pagine liriche che le sue qualità emergono e meritano un plauso particolare.

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©Rocco Casaluci

Perfettamente a suo agio nella parte Federico Longhi, che tratteggia con i giusti accenti e maturità vocale il suo Sulpice.

Ampiamente positive anche le prove di Daniela Mazzucato (duchessa di Crackentorp), Nicolò Ceriani (Hortensius), Tommaso Caramia (Caporale), Cosimo Gregucci (Paesano) e Cristina Giardini (Maestro di musica).

 

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©Rocco Casaluci

Al termine applausi e consensi di tutta la sala per l’intero cast, con picchi per Hasmik Torosyan e Maxim Mironov.

Grigorij Filippo Calcagno

Bologna, 11 novembre 2018

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