IL LOGGIONE EMILIANO: LA FORZA DEL DESTINO AL TEATRO COMUNALE DI MODENA

Trionfo a Modena per il celebre titolo verdiano, con protagonista indiscussa una straordinaria Anna Pirozzi al debutto nel ruolo di Leonora.

Mettere in scena opere come “La Forza del Destino” con l’ambizione di ottenere risultati di buon livello non è mai stata impresa semplice, non lo è a maggior ragione di questi tempi.
A dispetto di ciò i teatri di Piacenza, Modena e Reggio Emilia, forti di una pluriennale e vincente collaborazione (che più volte li ha visti vincere sfide complesse e regalare al pubblico stagioni di notevole interesse, varietà e ricercatezza) hanno messo in campo coraggio e determinazione presentando il tanto noto e innominabile capolavoro di Giuseppe Verdi con un cast di assoluto rilievo, un direttore autorevole e un allestimento assolutamente gradevole.
Insomma, anche questa volta la sfida è stra-vinta a riprova del fatto che di “minore” questi teatri cosiddetti di provincia non hanno nulla ma possono anzi portare alta la bandiera di una tradizione ed una Storia che sono vanto per l’Italia intera nel mondo e che oggi più che mai occorre riscoprire, valorizzare e rilanciare.

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©Gianni Cravedi

La regia dello spettacolo è di Italo Nunziata, che con l’ausilio delle scene di Emanuele Sinisi, i dipinti di Hannu Palosuo, le luci di Fiammetta Baldisserri, i costumi di Simona Morresi e i movimenti coreografici di Riccardo Buscarini, si distingue per semplicità, linearità e la presenza di pochi elementi scenici fondamentali, alcuni più simbolici, altri più concreti. Se da un lato si sarebbe apprezzato un maggiore dinamismo e una minor staticità nei movimenti dei protagonisti in qualche scena, va detto che per il resto non vi sono fonti di disturbo ed anzi non mancano atmosfere suggestive.

La direzione è affidata alla bacchetta sicura del Maestro Francesco Ivan Ciampa che con grande cura di dinamiche e fraseggio e una ammirevole complicità con l’ottima Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna, imprime vitalità incalzante ma senza mai trascurare profondità e lirismo.
Eccellente la prova del Coro della Fondazione Teatri di Piacenza, preparato magistralmente dal M° Corrado Casati.

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©Gianni Cravedi

Il cast vede nei panni di Leonora la regina indiscussa di questa produzione, alla sua prima esperienza in questo impegnativo ma affascinante personaggio: una straordinaria Anna Pirozzi.
La sua si conferma una voce di rara bellezza, piena, omogenea, sempre rotonda, emessa senza alcun sforzo, estremamente duttile e disposta ad essere costantemente modellata e scolpita come il migliore marmo nelle mani del migliore artista; il fraseggio sempre espressivo e con i giusti accenti, la scrupolosa cura di ogni dinamica, sfumatura e intenzione si mescolano in una interpretazione di assoluto prestigio che tocca vette da brivido nelle celebri “Madre, pietosa Vergine” e soprattutto in “Pace, mio Dio”, di cui il soprano regala addirittura un bis ulteriormente toccante, in cui ogni nota e ogni sospiro di dolore e sofferenza colpiscono come lame affilate. Una voce dunque che senza mai perdere il bel colore e la rotondità che la contraddistinguono talvolta inonda la sala in slanci di monumentale potenza e volume impressionante, talvolta incanta con mezze voci e pianissimi da manuale, sostenuti da fiati prodigiosi, sempre con mirabile intensità.
Al fianco di quella che possiamo a tutti gli effetti considerare una Leonora di riferimento assoluto si distinguono altri interpreti di grande valore.

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©Gianni Cravedi

Luciano Ganci, nei panni di Alvaro, possiede un timbro caldo e luminoso e la non indifferente capacità di cantare un ruolo massacrante senza arrivare puntualmente “corto di fiato” come sovente accade ad altri. La solidità e la sicurezza che dimostra in ogni registro (anche quello più acuto) vengono solo parzialmente messe in difficoltà nella seconda recita nel momento della temibile aria “Oh tu che in seno agli angeli” con qualche disomogeneità nel passaggio e nell’emissione ma comunque senza inciampi vistosi e sicuramente solo a causa di una più che comprensibile stanchezza accumulata in numerose e ravvicinate rappresentazioni.
Jordan Shanahan, chiamato a sostituire l’indisposto Kirill Manolov nell’importante ruolo di Don Carlo, si distingue come un baritono dal bel timbro e di grande generosità vocale quanto scenica. La sua ottima dizione tradisce qualche errore di lingua italiana ma è trascurabile di fronte a una prova così sicura, brillante e versatile.

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©Gianni Cravedi

Judit Kutasi è un mezzosoprano con il dono di uno strumento davvero pregevole, il cui colore del suono ricorda talvolta la grande Luciana D’Intino, pieno, ricco e omogeneo. Ma oltre a ciò è il personaggio a godere di grande credibilità e la sua Preziosilla raccoglie unanimi e convinti consensi.
Tra coloro i quali meritano una menzione speciale vi sono altri due cantanti: Marko Mimica, un Padre Guardiano dal rilevante timbro di basso profondo, incisivo ma mai duro e Marco Filippo Romano, la cui esperienza (anche nel tanto Rossini che è solito cantare) regala un Fra Melitone davvero ricco di sfaccettature e mai banale, sul piano vocale e musicale quanto su quello recitativo, irresistibile nell’emergere di tratti distintivi di un carattere troppo a lungo oggetto di interpretazioni stereotipate e non rispondenti al giusto.

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©Gianni Cravedi

Mattia Denti si disimpegna con correttezza come Marchese di Calatrava, positive le restanti prove di Cinzia Chiarini (Curra), Juliusz Loranzi (un Alcade/un Chirurgo) e Marcello Nardis, ispirato Mastro Trabuco.
Grande successo per tutti gli interpreti protagonisti e ovazioni entusiastiche e commosse verso la grande artista quale è Anna Pirozzi che ha scelto con saggezza di mandare un bacio al cielo al grido di “Viva Verdi” per omaggiarlo nel giorno anniversario della sua morte.

Grigorij Filippo Calcagno

Modena, 27 gennaio 2019

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