INTERVISTA A ENEA SCALA

In occasione del suo debutto in Falstaff all’Opéra de Monte Carlo, abbiamo intervistato Enea Scala, uno dei tenori più in ascesa nel panorama lirico odierno. Nonostante la giovane età, il tenore si rivela fin da subito un artista saggio e maturo, che conosce sé stesso e la sua voce. Sono tanti gli impegni che lo aspettano nei mesi futuri in Italia e all’estero, e questa fitta agenda renderà Scala un artista di cui, siamo sicuri, sentiremo parlare a lungo.

Nelle settimane passate hai debuttato all’Opéra de Monte-Carlo in Falstaff dopo una stagione che ti ha portato su numerose prestigiose ribalte europee: qual è il ruolo e l’importanza della scuola di canto italiana nel panorama lirico odierno?
Studiare canto in Italia è un’autentica fortuna! La scuola di canto italiana offre all’artista una precisa tecnica sulla dizione, sull’eleganza del fraseggio, sul legato e sulla bellezza del suono. Tutti elementi indispensabili affinché la parola cantata sia non solo esteticamente bella ma abbia anche un’espressività di significato, indipendentemente dalla lingua in cui si canta. Io, ad esempio, utilizzo la stessa tecnica di articolazione delle vocali e di legato sia quando canto in italiano che in francese come nel caso de “La Juive” di Halevy, opera che sto provando in questi giorni all’Opera Vlaanderen.

©️Marco Impallomeni

Fenton è l’ultimo ruolo tenorile verdiano, un ruolo tradizionalmente attribuito a un tenore più leggero rispetto a te… come hai preparato questo ruolo?
È vero, tradizionalmente il personaggio di Fenton è interpretato da tenori con una vocalità più leggera rispetto alla mia. Ma, se analizziamo la scrittura verdiana, possiamo notare come la parte sia basata su una solida prima ottava; il passaggio è ribattuto più volte e la sequenza Mi Fa Sol Sol# di “…al suo fonte rivola…” dimostra come le note limite in acuto lascino presagire che tipo di voce volesse Verdi in realtà. Sicuramente, nella celeberrima romanza “Dal labbro il canto estasïato vola”, la voce di Fenton deve essere lirica, deve riuscire a creare delle nuance, dei colori che riflettano la natura notturna, selvaggia e misteriosa. Ho cantato Fenton la prima volta quattro anni fa all’Opera de Marseille: allora avevo una voce più leggera ma, nonostante questo, non riuscivo ancora a trovare le sfumature ed i pianissimi giusti. Il Fenton cantato all’Opera de Monte-Carlo un mese fa, arriva dopo l’Alfredo di Traviata interpretato sempre a Marsiglia: il fraseggio verdiano ben consolidato ed una maggiore esperienza, mi hanno permesso di riprendere il ruolo con molta facilità e naturalezza, senza dover “sacrificare” la voce. In questa scelta ho avuto l’appoggio del Maestro Benini il quale mi ha esortato ad usare la mia vocalità così com’è, senza cercare di snaturarla per renderla più leggera.

Quest’estate ti vedremo anche per la prima volta al Macerata Opera Festival in Rigoletto: Quali sono le emozioni di questo debutto e quali sono le difficoltà di cantare in uno spazio aperto?
Il debutto assoluto come Duca di Mantova avverrà a giugno all’Opera de Marseille. Certo, affrontare un ruolo cosi speciale in Italia, avrà tutto un altro sapore! E cantarlo al Macerata Opera – festival estivo per eccellenza con una predilezione per le opere verdiane – mi riempie di gioia! Allo Sferisterio hanno preso vita allestimenti importanti, si sono esibite tutte le migliori voci della lirica mondiale, da Pavarotti a Domingo, dalla Caballè a Mariella Devia: tutto ciò aumenta in me l’emozione ed il senso di responsabilità verso il pubblico che si aspetta un tenore che sappia rendere il personaggio del Duca con i dovuti accorgimenti sia tecnici che interpretativi oltre che con una certa esperienza. Non mi preoccupa l’esibizione in un grande spazio aperto come l’arena di Macerata, molto apprezzata da colleghi e dai direttori d’orchestra per l’acustica a quanto pare perfetta!

©️Michele Clavel

Tornando alle origini… com’è nato il tuo amore per il canto?
Il canto mi ha accolto fin dalla nascita: il mio cognome Scala richiama alla mente di tutti il teatro lirico più famoso del mondo! Quando ero bimbo, poi, giocavo spesso in via Giuseppe Verdi a Pozzallo, il mio paese d’origine, dove abitavano i nonni paterni: quante volte ho guardato quel nome e mi sono chiesto chi mai fosse questo Verdi! A 12 anni l’ho scoperto: in seconda media, durante una lezione di musica, il professore ci fece vedere un video tratto dal Rigoletto, spiegandoci l’opera e parlandoci proprio di Giuseppe Verdi. Da qui, mi interessai al canto e feci parte prima di una corale amatoriale nel mio paese e poi del coro dell’Università di Bologna. La folgorazione avvenne in occasione del Requiem verdiano a cui partecipò il mio coro accanto ad altri provenienti da tutta Europa; diretti dal maestro Renzetti, le bellissime voci dei solisti Maria Dragoni e Pietro Ballo m’indussero a prendere lezioni private di canto per scandagliare la possibilità di diventare cantante lirico professionista.

Il tuo è un repertorio vasto e impervio, che va a toccare le tessiture baritenorili rossiniane e quelle verdiane di Rigoletto e Traviata: come definiresti la tua vocalità?
Mi considero un tenore con una vocalità che spazia dal lirico leggero e di coloratura, propria del repertorio serio rossiniano e donizettiano, fino ad una vocalità più lirica propria del repertorio francese e post-belcantista.

©️Simon Pauly

C’è un ruolo particolare che sogni di aggiungere al tuo repertorio?
Non c’è un ruolo ma tanti ruoli!
Aspetto con grande trepidazione, perché è già pronto, di poter cantare il cosiddetto Donizetti serio: amo molto personaggi come quelli di Percy, Leicester o Gerardo e non vedo l’ora che arrivi qualche proposta. Fra i ruoli verdiani futuri, mi auguro di poter aggiungere Riccardo del Ballo in Maschera, Manrico de Il Trovatore e Carlo del Don Carlo.

Sei un cantante molto legato ai social: quanto è importante per un cantante attuale l’attenzione verso i nuovi media e il contatto diretto con il pubblico.
L’aspetto mediatico oggi è molto importante anche per i cantanti lirici, cosa impensabile fino a qualche decennio fa quando il contatto con i grandi artisti era possibile solo a chi poteva permettersi di andare a teatro. Oggi è tutto rivoluzionato: il pubblico va in teatro più volentieri se c’è un nome che già conosce e si può tener vivo il rapporto con il pubblico stesso anche attraverso i social. Per me è fondamentale! Sono sempre felice di rispondere ai numerosi fans che mi contattano sui social per pormi domande su questo o quel ruolo, per complimentarsi con me o anche solo per un saluto; l’importante è saper tenere la giusta distanza fra la sfera pubblica e quella privata, a cui tengo particolarmente. Ritengo, infine, i social molto importanti per far conoscere al grande pubblico non solo la personalità artistica che il cantante ha sul palcoscenico ma anche il carisma che egli ha o può avere fuori dalle scene.

©️Rosellina Garbo

Prossimi impegni...
Attualmente sono impegnato nelle prove de La Juive, diretto dal Maestro Antonino Fogliani, all’Opera Vlaanderen di Anversa e Ghent; poi verrà Rigoletto all’Opera de Marseille e al Macerata Opera Festival. Debutterò nell’Otello di Rossini all’Alte Oper di Francoforte a cui seguirà lo Stabat Mater sempre di Rossini all’Auditori de Barcelona. Infine, un altro debutto ne I racconti di Hoffmann al Teatro La Monnaie di Brussels.

Grazie a Enea Scala e In bocca al lupo!

Pia Lombardi

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