IL LOGGIONE EMILIANO: TOSCA AL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA

Caloroso consenso nella sala del Municipale per il celebre titolo Pucciniano nel centenario della scomparsa del librettista Piacentino Luigi Illica.

“E lucevan le stelle”…due volte. E’ con il bis di una delle arie più famose di sempre che viene sancito definitivamente il successo di questa produzione di “Tosca”, al Teatro Municipale di Piacenza, gremito come da abitudine, nel pieno di un periodo d’oro, di cui più volte vi abbiamo parlato. L’occasione è scelta per omaggiare, a 100 anni dalla scomparsa, il grande librettista di queste terre, Luigi Illica.

©️Gianni Cravedi

La produzione si affida, per quanto concerne la regia, all’usato sicuro che più sicuro non si può, con l’ormai storico allestimento di Alberto Fassini ripreso da Joseph Franconi Lee. Uno spettacolo sempre godibile, di cui si apprezza la semplicità priva di fronzoli, ma non certo povera, delle scenografie di William Orlandi (autore anche dei bei costumi) che senza rinunciare a rappresentare i luoghi e l’epoca aiuta a concentrare l’attenzione sui protagonisti della trama nelle loro sfaccettature personali e psicologiche, in concerto con le luci di Giorgio Valerio. Un’esperienza che diventa addirittura multi-sensoriale quando sul finire del primo atto, nella grandiosa scena del “Te Deum” l’odore di incenso si diffonde in sala.

©️Gianni Cravedi

La direzione è affidata alla bacchetta del giovane M° Sesto Quatrini che trae dall’Orchestra Filarmonica Italiana sonorità prorompenti (talvolta eccedendo di peso) e tempi abbastanza larghi. Nel complesso pero’ l’insieme regge e non mancano pagine di apprezzabile espressività.
Molto positiva la prova del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato dal M° Corrado Casati e delle Voci Bianche del Coro Farnesiano di Piacenza del M° Mario Pigazzini.

©️Gianni Cravedi

La compagnia vede nel personaggio di Floria Tosca il soprano Susanna Branchini, che dalla sua ha fascino, esperienza e ben noti mezzi vocali che le permettono di tratteggiare con varietà e sapienza intenzioni e sfaccettature. In lei, date le caratteristiche, emerge la componente drammatica ma messo a punto solo qualche dettaglio la sua prova risulterà davvero completa.

©️Gianni Cravedi

Riscaldatosi presto dopo un inizio un po’ piatto, Stefano La Colla soddisfava appieno il pubblico, incantato dal timbro caldo, brunito nel registro medio-basso, luminoso e argenteo in quello acuto, in cui più volte svetta con grande vigore ma senza mai perdere lo stile. Ottimo il fraseggio e gli accenti espressivi, resi possibili da un valido uso del fiato. Chiesto a più riprese da parte del pubblico, il bis di “E lucevan le stelle” non si è fatto attendere troppo.

©️Gianni Cravedi

Amartuvshin Enkhbat merita quello che in linguaggio universitario si chiama 30 e lode. Nonostante la ancor giovane età il personaggio appare assolutamente credibile, senza eccessi ma sempre chiaro nelle intenzioni. La voce è di splendida fattura e colore, priva di alcuna durezza nell’emissione, ampia e copiosa, a proprio agio in ogni registro e coadiuvata da una dizione italiana davvero ineccepibile.
Positiva la prova di Giovanni Battista Parodi nei panni di Angelotti, corretti il Sagrestano di Valentino Salvini (talvolta un po’ soverchiato dal suono dell’orchestra) e lo Spoletta di Manuel Pierattelli. Particolarmente meritevole Stefano Marchisio, Sciarrone, chiaro nella dizione, ben udibile, perfettamente nella parte musicalmente e scenicamente. Si disimpegnano con buona musicalità anche Simone Tansini (un carceriere) e Maria Dal Corso (un pastorello).

Grigorij Filippo Calcagno

Piacenza, 17 marzo 2019

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