“IO SON L’UMILE ANCELLA…”: INTERVISTA A HUI HE

Hui He è una stella internazionale, grande protagonista su tutti i più prestigiosi palcoscenici internazionali, la cui voce unica ha emozionato i pubblici di tutto il mondo, dal Teatro alla Scala all’Opéra de Paris, dall’Arena di Verona fino al Metropolitan di New York, dove tra ottobre e novembre 2019 sarà protagonista di “Madama Butterfly” accanto a Placido Domingo.  In questi giorni il grande soprano si trova nella sua città, Verona, per debuttare uno dei ruoli che ogni soprano sogna di interpretare: Adriana Lecouvreur. Proprio in occasione di questo atteso debutto abbiamo avuto il grande piacere di intervistarla.

In questi giorni debutterai Adriana Lecouvreur, come ti sei preparata per questo nuovo ruolo?
Adriana penso sia vocalmente molto adatta alla mia voce, e tecnicamente non ho trovato tanta difficoltà. Penso che la cosa più difficile per me sia quella di attraversare e cogliere appieno la profonda cultura europea in cui il personaggio è immerso. Questo è un ruolo proprio “italiano”, diverso da tutti i ruoli che ho fatto fino ad ora. E’ una grande Diva e il modo di presentarsi in scena è fondamentale per entrare completamente nel personaggio: il modo di muoversi e gli atteggiamenti. Per farlo bisogna assolutamente essere coscienti della cultura europea che questo personaggio rappresenta. Rappresenta per me anche un esame, visto che sono per metà di cultura europea, vivendo in Italia da vent’anni. E’ un ruolo interessantissimo, la cui musica mi tocca nel profondo del cuore. E’ un’opera meravigliosa (come tante altre opere che ho fatto), in cui bisogna trasmettere tantissime emozioni diverse in ogni frase e in ogni situazione. Devo riuscire a trasmettere queste emozioni con la mia voce e con la mia interpretazione. In confronto alle eroine di Verdi e di Puccini, la scrittura di Cilea per Adriana è meno complessa e abbastanza comoda. La difficoltà per me, parlo del mio caso specifico, non essendo italiana, è di capire ogni passaggio e ogni parola per poi poterlo trasmettere al pubblico. Non è la prima volta che devo essere un’attrice sul palco, ma sono profondamente innamorata di Adriana e vivo in scena ogni suo sentimento.

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Adriana è probabilmente l’unico ruolo operistico che entra in scena parlando…Quali sono le difficoltà nel passaggio tra il parlato e il cantato?
Penso sia molto interessante questo aspetto di tutti i declamati presenti nell’opera. Ho studiato questi passaggi con un’attrice e poi ho cercato di fare “miei” questi momenti, cercando di recitare con sentimento, trovando una misura giusta: né troppo né troppo poco. Dev’essere una cosa “vera” e il pubblico italiano non deve pensare: “Brava questa cantante cinese che fa Adriana”, ma deve avere davanti realmente Adriana. Questo è quello che voglio essere. Sono molto emozionata e attendo con trepidazione la nostra prima del 31 marzo per vedere l’impatto sul pubblico, perché per me è un altro mondo musicale e canoro…bellissimo!
Spesso si associa la morte di Adriana a quella di Violetta de “La Traviata”…Che ne pensi?
Io penso che non siano molto simili. Adriana prima di morire crede di essere tornata sul palcoscenico e vede tutte queste luci divine. C’è qualcosa di magico in quella scena. Sono felice perché questa produzione è bellissima e il regista sa esattamente cosa vuole. Abbiamo anche dei bellissimi costumi, molto eleganti e anche le luci sono veramente molto belle.

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Quanto è importante per un’interprete il costume?
Il costume è molto importante, perché ti dà ancora più credibilità e ti fa sentire immediatamente dentro ad un ruolo…certe volte può anche nascondere la “ciccia”! (ride). Il costume ti fa entrare in un’altra dimensione, lontana dalla quotidianità in cui siamo abituati ad indossare dei jeans o una maglietta…Ti fa sentire bella. Al costume poi si aggiungono il trucco e il parrucco e il personaggio diventa ancora più vero e reale. In Adriana ci sono poi moltissime scene in cui lei rimane sola sul palcoscenico senza cantare, e il pubblico in quel momento guarda attentamente i costumi. Su internet ho visto un’Adriana in costumi contemporanei e lo trovo sbagliatissimo: si perde la magia e il fascino di quest’opera. Un capolavoro così prezioso non può e non deve diventare “normale”. Anche la storia di Adriana non è normale, il fatto che venga avvelenata dal profumo dei fiori. Per fare l’arte ci vuole sempre la fantasia, l’immaginazione, cose al di sopra della normalità.

Il tuo debutto in Italia è stato con Tosca…un’altra Diva…quali sono le differenze tra questi due personaggi?
Proprio in questi giorni ho pensato alle somiglianze e le differenze tra Tosca e Adriana. Penso che Floria sia un personaggio più forte rispetto ad Adriana. Quest’ultima è una donna più dolce, anche se possiede anche lei una personalità ben decisa, che tira fuori completamente nel monologo del III atto, affrontando il potere della Principessa di Bouillon. Sono due ruoli diversi, anche se entrambe muoiono per amore, ma affrontano situazioni diverse…

Tosca arriva ad uccidere e a suicidarsi…
Sì, infatti. Io in ogni caso muoio sempre….o buttandomi da Castel Sant’Angelo, o avvelenata da un mazzolino di fiori, o peggio ancora facendo harakiri come nella Butterfly….ogni sera un modo diverso di morire! Ho pensato che il giorno che morirò non avrò più paura perché ho fatto già le prove tante volte! (ride)

Parliamo di un altro tuo prossimo debutto, al Teatro Comunale di Bologna: Turandot…come ti stai preparando per questo cimento?
Ho studiato moltissimo per preparare questi due debutti consecutivi. Devo dire anzi che ci sarebbe stato un terzo debutto di ruolo, quello di Margherita in “Mefistofele”, ma purtroppo il cartellone del Teatro Filarmonico di Verona è dovuto cambiare per diverse ragioni. Margherita è un ruolo che spero di fare presto nel futuro. Tornando a Turandot, penso che questo sarà un grande debutto per me. L’ho già studiata molto con la mia pianista e fino ad ora mi trovo molto bene in questo ruolo. Vorrei fare una Turandot non così aggressiva come talvolta si sente e si vede, ma più “mia”. Lei non è cattiva, c’è una grande sofferenza dentro di lei che l’ha resa così. Alla fine però è anche lei una creatura che vive per amore. Non la canterò come ho visto tante volte fare, in maniera troppo spinta e aggressiva, perché se no il pubblico si chiederebbe come ha fatto Calaf ad innamorarsi di una donna del genere. Voglio fare un personaggio bello, naturalmente non dolce come Butterfly o altri ruoli che ho fatto. Turandot è una donna di potere, un po’ fredda, ma non per questo disumana.

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Rispetto a tutte le altre eroine pucciniane come si colloca Turandot?
Questo per me è un nuovo mondo. Nessuno degli altri ruoli di Puccini che ho fatto si avvicina a Turandot…è completamente diversa da tutte le altre donne di questo compositore.

Tu sei stata Liù in molte occasioni…com’è il passaggio da questo personaggio a quello della Principessa di gelo?
Ho fatto Liù solo in tre produzioni, quindi non moltissime. I teatri non mi hanno cercata spesso per questo personaggio, perché avendo a disposizione una voce come la mia avrebbero dovuto avere una Turandot ancora più drammatica. Lo stesso problema ci sarebbe stato con Mimì e per questo motivo non ho mai debuttato questo personaggio. Con Liù ho fatto però il mio debutto all’Arena di Verona, nel 2005, vincendo quell’anno il premio come miglior debutto della stagione. Ricordo quelle recite con grande emozione. Spero nel futuro di poter cantare ancora Liù: in questi mesi di studio su Turandot, delle volte, cominciavo a cantare Liù e poi ricominciavo a cantare la Principessa….uno sdoppiamento! (ride).

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©Ken Howard/Metropolitan Opera

Nel 2005, quando cantavi Liù all’Arena, avresti mai pensato di cantare Turandot?
In vent’anni di carriera ho rifiutato almeno per venticinque volte l’invito per debuttare questo ruolo, da tutti i teatri più importanti, anche Vienna. Un anno il Festival Pucciniano mi aveva messo in cartellone per interpretarla, ma io pensavo di dover fare Liù, quindi ho dovuto cancellare il contratto in quell’occasione, perché non volevo affrontare subito questo personaggio. Sono cinese, la mia vocalità calza bene alla scrittura pucciniana, e quindi il rischio sarebbe stato che i teatri mi chiedessero di fare soltanto Turandot. E’ un po’ quello che è successo con Aida e soprattutto con Butterfly, che è un ruolo molto “mio” e che mi viene richiesto in tutto il mondo: l’anno prossimo ne farò ben dieci recite al Metropolitan di New York, con una recita trasmessa nei cinema di tutto il mondo, accanto a Plàcido Domingo. Questo è il massimo che io potessi desiderare, perché vuol dire che mi hanno veramente apprezzata e quindi ne sono soddisfatta e felice! Sarà la quinta volta che canto in questo tempio della musica. Per quanto riguarda Turandot, queste sono le motivazioni che mi hanno portato a rifiutarla tante volte. Ci sono tanti ruoli che vorrei cantare, molti di Verdi, Puccini, del verismo e anche del repertorio tedesco. In questo momento sento che è arrivato il momento della mia maturità tecnica, e penso di aver raggiunto una sicurezza in questo senso che mi ha permesso di accettare di fare Turandot. Per cantarla ci vuole la certezza di poter tornare indietro a cantare i ruoli che hai affrontato prima di lei, per questo per una giovane è un ruolo assolutamente rischioso. Ho preparato questo ruolo in modo da interpretarlo con grande consapevolezza tecnica, con la testa, senza mai utilizzare il grido per superare gli ostacoli, come talvolta si sente fare. Non vedo l’ora di debuttarla a Bologna, a maggio. Successivamente la farò a Dubai, a settembre, con il Teatro dell’Opera di Shanghai. Per il momento questi due saranno i miei primi appuntamenti con questo personaggio.

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Hai avuto dei modelli per Adriana e Turandot…delle cantanti che hai ascoltato con più interesse durante la preparazione?
Per Adriana ho ascoltato molto Magda Olivero, Renata Scotto, Montserrat Caballè e anche le due arie incise da Maria Callas…sarebbe stata fantastica un’Adriana con lei! Tutte queste cantanti sono davvero meravigliose nel rendere tutto il fascino del personaggio con la voce e con la loro interpretazione. Ho imparato moltissime cose. Per Turandot Birgit Nilsson e Katia Ricciarelli. Tuttavia per entrambi i ruoli non ho ascoltato moltissimo perché volevo farmi un’idea “mia”, che seguisse nel profondo la mia sensibilità musicale.

Quali saranno gli altri debutti all’orizzonte?
Debutterò Alzira a Liegi, un ruolo difficilissimo di puro Belcanto…

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©Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

E i ruoli che invece sogni?
Vorrei cantare tantissimo Elisabetta in “Don Carlo”….amo Verdi e sono stata fortunata di aver cantato gran parte delle opere verdiane nella mia carriera: da Attila ad Aida, Simon Boccanegra, La Forza del destino e tante altre, tra cui opere più rare come Stiffelio. Sono felice di questo momento della mia carriera con questi due bellissimi debutti e mi sento in ottima forma vocale. Ho studiato molto e sento anche di essere molto migliorata.

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Prossimi impegni..
Dopo il debutto di Adriana al Teatro Filarmonico di Verona sarò Tosca alla Semperoper di Dresda. Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno debutterò Turandot al Teatro Comunale di Bologna, per poi dopo cantare Tosca e Aida all’Arena di Verona. A settembre 2019 sarò a Dubai per Turandot e subito dopo (ottobre e novembre 2019) Madama Butterfly al Met. Farò anche molti concerti in Cina e Madama Butterfly a Shanghai.

Grazie a Hui He e In bocca al lupo! 

Francesco Lodola

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