IL LOGGIONE EMILIANO: TURANDOT AL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Grande successo a Bologna per la nuova e originale produzione di “Turandot” con un cast di assoluto prestigio.

Bologna, si sa, ci ha abituati negli anni ad allestimenti tendenzialmente slegati da quella che comunemente chiamiamo “tradizione”, sperimentando e osando nei modi più disparati, talvolta con risultati eccellenti, talvolta meno. Una cosa è certa: l’originalità in questo spettacolo non manca. La regia di Fabio Cherstich sposta la vicenda in un ipotetico 2070 e ciò lo si evince non tanto dalle scene (quasi assenti ad eccezione di due gradinate) quanto dai costumi di alcuni figuranti e dall’elemento fondamentale e distintivo della produzione, le animazioni video. E’ tramite l’ausilio di queste, realizzate dal collettivo russo AES+F, che si sostanzia il tutto: una immaginaria e avvenieristica Pechino affollata da grattacieli e navicelle volanti, palazzi colorati che sembrano usciti dal Paese delle Meraviglie di Alice o dalla Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka, alternati a scene di ragazzi e ragazze in indumenti intimi talvolta in pose che ricordano le pubblicità di note marche di abbigliamento, talvolta intenti in gesti non sempre facilmente decifrabili con entità dalle sembianze bizzarre non ben definite.

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©Andrea Ranzi/Studio Casaluci

E’ arduo provare a raccontare e spiegare uno spettacolo in cui si vede davvero di tutto e in cui alla fantasia surreale e allucinata (anche divertente, a suo modo) delle proiezioni fa da contraltare una totale assenza di regia vera e propria. Il coro è infatti lasciato praticamente immobile sulla scena, così come i cantanti stessi vengono abbandonati a loro sé stessi, tra prove più e meno convincenti a seconda della predisposizione di ognuno. Insomma, la regia di Cherstich non convince del tutto poiché sì originale, forse non troppo brutta, ma fine a sé stessa, poco attenta ai movimenti dei personaggi e non sempre di chiara interpretazione.

Di tutt’altro livello la parte musicale, vera protagonista del meritato trionfo di pubblico.

La direzione di Valerio Galli è spedita ma mai superficiale e forma un tappeto musicale colorato ed espressivo, ben lontano da certe pesantezze che si nascondono dietro l’angolo, precisa negli equilibri tra palcoscenico e buca. Positiva è in tal senso, nel complesso, la prova dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, puntuale e professionale quella del Coro diretto da Alberto Malazzi e del Coro di Voci Bianche diretto da Alhambra Superchi.

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©Andrea Ranzi/Studio Casaluci

Gli interpreti splendono a partire dalla protagonista, Hui He, dotata di voce piena e luminosa, sempre omogenea e ben emessa in ogni registro, timbro affascinante, colore caldo e temperamento imponente, aspetto che la rende una completa e credibilissima principessa in una performance da incorniciare.

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©Andrea Ranzi/Studio Casaluci

Bravissima anche Mariangela Sicilia, nei panni di Liù: la giovane possiede uno strumento prezioso e una intelligente padronanza dello stesso e del fiato, che le consentono incantevoli mezze voci. Anche questa volta, come in Bohème e Traviata ne confermiamo una spiccata capacità interpretativa, sotto ogni punto di vista.

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©Andrea Ranzi/Studio Casaluci

Gregory Kunde è un Calaf monumentale. La sua è una prova generosa e che non conosce risparmio, tra acuti squillanti sferzati con matematica sicurezza e un fraseggio incisivo che gli consente con la consueta facilità d’emissione di dare i giusti accenti, anche espressivi e coronare la serata con un’interpretazione esaltante e un “Nessun Dorma” che passa a pieni voti la comprensibile attesa del pubblico.

Soddisfacente e solido è In-Sung Sim nei panni del vecchio Timur, così come credibile risulta Bruno Lazzaretti in quelli di Altoum.

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©Andrea Ranzi/Studio Casaluci

Ping, Pang e Pong, rispettivamente Vincenzo Taormina, Francesco Marsiglia e Cristiano Olivieri concorrono alla riuscita dello spettacolo con il giusto piglio, musicalità e differenti ma ben connesse personalità. Chiudono positivamente il cast Nicolò Ceriani (Un Mandarino), Massimiliano Brusco (Il principe di Persia) e le Ancelle di Turandot, Silvia Calzavara/Lucia Viviana.

Al termine grande successo per la produzione tutta, con un autentico trionfo per i tre interpreti principali Hui He, Mariangela Sicilia e Gregory Kunde, mattatori della serata.

Grigorij Filippo Calcagno

Bologna, 1 giugno 2019

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