L’ARTE DI CANTARE ROSSINI: INTERVISTA A CARLO LEPORE

Il 5 giugno, in un clima finalmente estivo, abbiamo avuto il piacere di intervistare Carlo Lepore, basso di fama internazionale, impegnato a Roma per la ripresa di Cenerentola, allestimento di Emma Dante. La Cenerentola è un’opera che accompagna Lepore da più di 20 anni, e che lo ha visto protagonista di alcune edizioni storiche come quella di Jean-Pierre Ponnelle, per La Scala. Inoltre egli è stato recentemente invitato a Mosca per tenere una masterclass proprio su quest’opera. In un clima sereno e rilassato gli abbiamo posto varie domande sul suo repertorio, su Rossini e sulla sua carriera.

Quale è il suo rapporto con Roma e con questo teatro?
Io a Roma ci vivo, è qui che risiede la mia famiglia, quindi sono ben contento di tornarci ogni tanto dato che conosco molto bene la città e il teatro, basti pensare che il mio primo Don Basilio lo debuttai qui a Roma nel 1992. All’epoca lavoravo qui nel coro e mi fu chiesto di fare una recita, e quello ha segnato un po’ l’inizio della mia carriera.

Come è stato, appunto, l’inizio della sua carriera?
Dopo questo Barbiere di Siviglia a Roma e un Festival Barocco organizzato dal Teatro all’Acquario di Roma, decisi di lasciare il coro e di intraprendere la mia carriera solistica. Dunque feci il concorso a Spoleto e lo vinsi e debuttai così molti ruoli: La Locandiera di Salieri, Elisir d’amore, Don Giovanni,oltre al Ballo delle ingrate di Monteverdi e il Figliol prodigo di Britten tutte cose molto importanti perché mi hanno segnato e mi hanno fatto spaziare per molti generi. Poi vinsi una borsa di studio all’Accademia Chigiana e una a Vienna e feci un’audizione al S. Carlo di Napoli, dove ebbi la fortuna di conoscere il regista Roberto De Simone, con il quale ho eseguito il ruolo di Pulcinella nel convitato di pietra di Tritto e opere di Donizetti e Paisiello…poi fu la volta di Ravenna, di Milano e così la mia carriera è decollata in moltissimi teatri importanti nei quali mi sono cimentato soprattutto nel repertorio brillante arrivando fino a Londra Parigi Houston Tokyo Pechino e Mosca.

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Il suo repertorio è enorme, dal Barocco a Puccini, quali sono le differenze e come è l’approccio al repertorio?
Ho seguito un criterio di progressivo impegno vocale, infatti da giovani non è bene cimentarsi in un repertorio troppo pesante perché senza una solida tecnica,che si conquista dopo anni di studio, c’è il rischio di finire molto presto la carriera. Quindi seguendo anche i consigli dei miei insegnanti ho seguito questo ordine, dal Barocco, passando per Mozart , fino al Belcanto, ovvero quel repertorio che se cantato correttamente fa maturare la voce in in modo sano e senza traumi alle corde vocali e porre solide basi per il futuro. Questo ovviamente non vuol dire che il barocco non vada cantato con il giusto appoggio, o che per cantare Mozart non serva la voce, ma occorre un grande rispetto la propria vocalità, evitando artifici o suoni che risultano innaturali .

Di Rossini cosa ci dice?
Rossini richiede molta tecnica e predisposizione a eseguire agilità, il registro vocale sempre brillante e un’ottima articolazione delle parole, ci vuole inoltre una voce ben piazzata ma mai con un affondo tipico del repertorio tardo ottocentesco e novecentesco. E poi io con Rossini ho un grande legame, dato che è l’autore che più mi ha accompagnato nel mio percorso di cantante. Anche perché grazie all’Accademia Rossiniana, ho avuto la possibilità di conoscere il Maestro Alberto Zedda e anche Philipp Gosset, e non a caso Pesaro e il Festival Rossiniano sono i posti che frequento maggiormente e con maggior piacere.

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©Yasuko Kageyama

Invece per quanto riguarda il suo Don Magnifico qui a Roma, come vede questo personaggio, come è nella visone della regista?
Premetto che Don Magnifico è un personaggio che mi accompagna da molti anni, infatti ebbi la fortuna di conoscere Paolo Montarsolo, che è stato uno dei più grandi interpreti di questo ruolo avendo lavorato al film di Jean Pierre Ponnelle diretto da Abbado. Lo conobbi all’accademia di Mantova dove mi presentai con il ruolo di Alidoro,,e lui mi disse, dopo avermi conosciuto e ascoltato che avrei dovuto studiare il ruolo di Don Magnifico, impegnandosi a insegnarmelo nota per nota , un’occasione imperdibile cui segui il debutto a Bari e a Roma, al Teatro Brancaccio., a Cosenza col maestro Noseda, alla Scala con Campanella e finalmente proprio con la regia di Ponnelle,in seguito l’ho portato in tutto il mondo da Buenos Aires fino alla versione televisiva di Andermann con la regia di Carlo Verdone. Per quanto riguarda questa edizione al Teatro dell’Opera di Roma, la regia di Emma Dante le conferisce un tocco moderno molto interessante con un grande lavoro psicologico sui personaggi e con una squadra di figuranti bravissimi e sempre presenti in una cornice di scene e costumi nuovi e coloratissimi ,Nel mio personaggio, viene evidenziato piu che il lato comico, l’aspetto della cattiveria di Don Magnifico che arriva fino alla violenza materiale e psicologica sulla figlia, e trovo molto congeniale alla mia vocalità questo tipo di lettura . Ho sempre pensato anch’io che per troppo tempo ci siamo abituati a sentire i ruoli di basso comico, eseguiti da baritoni a fine carriera con voci parlanti mentre, come diceva Montarsolo, questi ruoli necessitano di vere voci di basso,si pensi anche al Bartolo del Barbiere , non è un buffone, ma un vero cattivo che tiene soggiogata una minorenne per appropriarsi della sua dote. O al burbero Mustafà nell’Italiana in Algeri. E questa teoria è confermata se si osserva che uno dei più grandi interpreti del ruolo nell’800 è stato Filippo Galli, ovvero il basso virtuoso rossiniano per eccellenza che annoverava oltre al ruolo di Don Magnifico quelli di Assur nella Semiramide o di Maometto secondo, Selim nel Turco, Fernando nella Gazza Ladra.

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©Yasuko Kageyama

Quindi lei è contrario a questa idea che Rossini significhi necessariamente una voce leggera?
Si decisamente, la fioritura rossiniana richiede una grande capacità virtuosistica ma anche molta sostanza vocale.

Come avviene lo studio del personaggio scenicamente?
Secondo me la base è sempre il libretto e se possibile cercare di risalire alle fonti letterarie. Poi bisogna essere convincenti nel nostro lavoro, non si possono solo emettere suoni intonati secondo me bisogna recitare la parte, come un attore di prosa. Senza una recitazione convincente il canto è come un quadro senza colori. Ovviamente la musica è importantissima, altrimenti si tratterebbe solo di teatro, noi facciamo opera, la parola e il testo e la musica devono avere pari importanza.

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©Roberto Recanatesi

Consigli per i giovani cantanti?
Secondo me non bisogna avere fretta, e una volta fatto un ruolo non pensare che sia archiviato, ma metterlo sempre in discussione, sia vocalmente, con gli stimoli che possono dare i diversi direttori d’orchestra e le diverse regie a cui si sarà sottoposti.

In bocca al lupo a Carlo Lepore e grazie mille!

Paolo Mascari

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