CARMEN AL TEATRO VERDI DI TRIESTE

Nel giorno della Festa Europea della Musica la Fondazione Lirica triestina festeggia con la prima rappresentazione di Carmen di Georges Bizet. Un allestimento di stampo tradizionale, forse troppo, quello messo in scena a Trieste, dove l’impostazione scenica non ha mai convinto totalmente il pubblico. L’orchestra, guidata dal Maestro Oleg Cateani, ha reagito bene a una direzione altalenante e priva di gioia. Valido il suono dell’Ouverture, dove l’orchestra ha fornito una buona lettura di questa pagina nota a tutti. La direzione di Caetani è poco convincente, mancante di quei colori che Bizet prescrive con cura in ogni dettaglio. Un intervento estemporaneo si è manifestato alla fine del primo atto, quando dal loggione uno spettatore ha gridato “Sveglia Direttore!”.

©️Fabio Parenzan

Buono il lavoro di Alessandra Polimeno e Carlo Antonio de Lucia su luci e scene, di stampo tradizionale ma curate in ogni dettaglio. Lavoro certosino quella della costumista Svetlana Kosilova, che riesce a costruire un’ambientazione molto convincente. La vera punta di diamante di questo allestimento è Ketevan Kemoklidze, mezzosoprano di peso, dalla voce calda e suadente, che dà vita a una Carmen elegante e molto femminile, sentita nell’animo.

©️Fabio Parenzan

Gaston Rivero, nei panni di Don Josè, fornisce un’interpretazione buona, anche se un forse po’ ingessata. Cantante molto preparato (si segnala la smorzatura del si bemolle nella “Fleur”), il colore della sua voce ben si addice a un personaggio strano e oscuro quale il protagonista maschile dell’opera. Buona la prestazione di Domenico Balzani nel ruolo di Escamillo: una prova, la sua, piena di vitalità e disinvoltura. Ottimo il suo “Toreador”, dove dimostra di sentirsi totalmente a proprio agio.

Micaëla è interpretata divinamente da Ruth Iniesta, che conferma qui le proprie grandi abilità tecniche: la sua voce limpida e chiara ha ben saputo dipingere un personaggio che appare ambiguo e forse meritevole di maggior peso registico.

Convincenti le prove di Rinako Hara (Frasquita) e Federica Carnevale (Mercedes) nella difficile scena delle carte. Buone anche le prove di Carlo Torriani e Motoharu Takei quali contrabbandieri e di Fulvio Valenti e Clemente Antonio Daliotti, rispettivamente Zuniga e Morales. Ottima prestazione quella del coro di voci bianche “I Piccoli Cantori della Città di Trieste”, diretti dal Maestro Cristina Semeraro. Le coreografie di Morena Barcone, che nel corso della stagione ha già dimostrato la propria professionalità, hanno spesso saputo rendere interessanti quei momenti in cui l’allestimento risultava fiacco. Il coro della Fondazione, diretto dal Maestro Francesca Tosi, si è ben disimpegnato all’interno dell’opera.
Una Carmen, quella della Fondazione triestina, di stampo prettamente tradizionale, dalla regia lenta e con scarso vigore.
La stagione non si conclude così, bensì con una nuova produzione di Follie al principato, in scena dal 16 luglio con la coppia Binetti-Zanetti.
L’11 luglio si attende invece la presentazione della prossima stagione, che, come già annunciato, si aprirà con Turandot di Giacomo Puccini.

Matteo Firmi

Trieste, 21 GIUGNO 2019

* #IODOTakeOver con Ketevan Kemoklidze il 29 giugno! solo sul nostro account Instagram ufficiale!

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