IL CANTO È LA MIA VOCAZIONE: INTERVISTA A MICHAEL FABIANO

Nonostante tutti gli impegni che lo portano in giro per il mondo, siamo riusciti ad avere l’opportunità di intervistare il celebre tenore americano Michael Fabiano tra una pausa studio e l’altra, durante il suo soggiorno a Berlino per “Rigoletto”. Il tenore è una delle stelle della lirica di oggi, impegnato sui palcoscenici internazionali più importanti nei grandi ruoli del Belcanto italiano e francese.

In che modo la musica è diventata la tua passione e il tuo mestiere?
Io non credo tanto alla parola “passione”. Cantare è una delle cose per cui vivo. Ci sono tante cose nella mia vita che sono passioni ma non sono cose per cui vivo. Quello che voglio dire è che non penso che un lavoro sia una passione, ma qualcosa che sei destinato a fare. La passione è esterna, oltre il lavoro. Ad esempio ho una passione per il baseball e per il football, ma la musica…per me è la mia vocazione. La musica, “donare” la musica è come un dovere.

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©Jiyang Chen

Dove hai studiato? Com’è cambiata la scuola americana di canto oggi?
Ho studiato presso la University of Michigan dove c’è un grande insegnante, George Shirley. Lui è stato il primo cantante Afro-Americano a cantare al Metropolitan e quando ho iniziato a studiare con lui mi parlava proprio della differenza tra “obbligo” e “passione”. Immediatamente capii di avere l’obbligo di cantare e di condividere la mia voce con il pubblico. Studiavo quasi ogni giorno per 6, 7 o anche 8 ore nella biblioteca le partiture di Verdi, Donizetti…e non so, mi sentivo uno studente diverso dagli altri perché mi piaceva studiare tutto il giorno la musica, l’arte e la cultura. Ho frequentato questa università per tre anni e dopo sono andato a Philadelphia a studiare all’Academy School of Arts. In questa accademia ti danno l’opportunità di mettere in scena 4/5 opere ogni anno. Io penso che ci troviamo in un momento di cambiamento per quanto riguarda lo studio da parte dei cantanti. Quando ero studente, facevo lezione per diverse ore ogni giorno. Adesso lezione si fa una volta a settimana e questo distrugge le opportunità dei giovani di migliorare. Con la vecchia scuola di canto si studiava per cinque giorni alla settimana per 2/3 ore al giorno. Questo è quello che ho fatto io, ma vedo che ormai non c’è più molta possibilità o tempo di farlo.

C’è un cantante in particolare, del passato, da cui trai ispirazione?
In realtà sono tre. Il primo è Aureliano Pertile, vecchia scuola. Quando lo ascolto riesco a percepire come il timbro chiaro e quello scuro siano bilanciati. Per me non ci sono altri tenori che riescono a fare questo. Io, personalmente, cerco di farlo nella mia voce. Il secondo cantante è Mario del Monaco, con la sua voce maschile, virile, che non esiste in altri tenori oggi. Il terzo è Franco Corelli per ragioni differenti: Corelli aveva una linea di fraseggio e un timbro così particolari che si riconoscono all’istante.

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©Lisa Tomasetti

Come ti prepari per affrontare un ruolo?
Quando comincio a studiare un nuovo ruolo ci sono tre passaggi che seguo: prima di tutto leggo il libretto, ma anche i testi letterari o i film che stanno dietro la storia di quell’opera o che comunque sono legati ad essa e provo a comprendere bene il testo ed il perché certe parole sono scritte in determinati punti; Successivamente leggo le note: sembra facile e ovvio, però non è così. È importante capire le intenzioni del compositore. Ad esempio perché ci sono dei legati in un punto e in altri no. Infine devo mettere le parole dentro la musica e dentro il mio cuore. Dopo questi tre passaggi penso di essere pronto per cantare un ruolo. Questo succede quando studio un nuovo ruolo e studiandolo bene non lo dimenticherò mai. L’importante è ripetere un po’ ogni giorno una parte se non si è cantata per quattro o cinque anni e la si deve riprendere.

E’ appena uscito per Pentatone il tuo nuovo album dedicato a Verdi e Donizetti: perché la scelta di questi due compositori?
Quando ero studente nel Michigan ho studiato tante opere di Donizetti e le ho amate: non so neanche perché…forse la linea, gli armonici. Adesso canto solo quattro ruoli di Donizetti, quelli che sono scritti per la mia voce. Ho voluto comunque dimostrare che questo compositore è servito da “passaggio”: se non fosse esistito, non ci sarebbe stato Verdi. Ho fatto un disco con tanti primi Verdi, come Ernani e volevo dimostrare che c’è Donizetti dentro Verdi e dentro questi ruoli.

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Pensi che registrare degli album sia qualcosa di importante/essenziale per i cantanti d’opera dei giorni nostri?
Non credo. Siamo in un periodo differente rispetto a trent’anni fa, quando era importantissimo incidere un disco. Ora abbiamo la fortuna di fare tante opere per la televisione, al cinema o in DVD e se un grande cantante non fa un disco non è importante. È tanto difficile in questo momento incidere un CD, è difficile organizzare l’incizione ed è costoso, soprattutto se si vuole una buona orchestra.

Abbiamo letto che sei anche un pilota aereo…quando canti e quando piloti un aereo provi le stesse emozioni?
Provo adrenalina quando piloto e quando salgo sul palcoscenico, però quando faccio qualcosa io penso solo a quella e a nient’altro. Quando canto in palcoscenico non penso all’aereo o ad altro e quando sto volando penso solo all’aereo e non alla musica. È importante essere presenti in ogni momento.

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©Jiyang Chen

Che consigli dai ai giovani che vogliono intraprendere la carriera del cantante d’opera?
Direi di stare attenti alla partitura, ossia all’importanza di studiare la musica e di non ascoltare altri cantanti e copiarli. Si possono ascoltare gli altri per capire ad esempio il colore o i fraseggi, ma non si può sostituire l’ascolto allo studio. Inoltre è importante capire la lingua. Quando ho iniziato a studiare la musica sapevo parlare spagnolo (che avevo studiato per diversi anni). Non ho mai studiato l’italiano a scuola, ma posso dire che questa è una lingua fondamentale nel mondo della lirica. È importante studiare oltre all’italiano anche il francese. Un’altra cosa che gli direi è di trovare un insegnante che possa seguirli quasi ogni giorno. Infine gli direi che il caso non esiste nel mondo. Quando una persona è preparata e pronta arriva l’opportunità: è così.

Grazie a Michael Fabiano e In bocca al lupo!

Sara Feliciello

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