IL SUONO RUSSO: L’ORCHESTRA FILARMONICA DI SAN PIETROBURGO AL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA 2019

Grande è la fama del suono “russo”, fama a cui ha indubbiamente contribuito il famoso film “Le Concert” del regista rumeno Radu Mihăileanu, il quale metteva appunto in scena le vicende del Maestro Andreï Filipov e di una fantomatica orchestra del Bolshoi. Il suono russo è un suono fatto di velluto avvolgente, di sonorità profonde degli archi e compatte degli ottoni (sezione meno vittoriosa nelle orchestre europee ed italiane).

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©Ph. Brenzoni

Dimostrazione della verità di questo concetto è stata la performance dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo in occasione del secondo concerto del Settembre dell’Accademia 2019, XXVIII edizione del prestigioso Festival organizzato dall’Accademia Filarmonica di Verona che porta nella città scaligera il gotha mondiale delle orchestre, dei direttori d’orchestra e dei solisti.

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©Ph. Brenzoni

La più storica delle compagini orchestrali russe, giungeva però all’appuntamento veronese senza il suo storico direttore musicale (dal 1988) Yuri Termikanov, il quale indisposto veniva sostituito dal Maestro Ion Marin, il quale si rendeva disponibile a dirigere un programma piuttosto impegnativo che si apriva con il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, vero paradigma del concerto romantico, il quale richiede un virtuosismo tecnico ed espressivo forse paragonabile soltanto al Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35 di Čajkovskij stesso. In questa occasione il ruolo del virtuoso spettava a Olli Mustonen, pianista, direttore e compositore di fama internazionale, il quale forniva una prova assolutamente convincente. Nonostante qualche imperfezione, assolutamente perdonabile e trascurabile, si apprezzava la ricerca del suono, la rotondità che non si perdeva neppure nei pianissimi sempre ben appoggiati.

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©Ph. Brenzoni

La seconda parte vedeva invece uno dei capisaldi del repertorio sinfonico, la Sinfonia n. 9 in mi minore Op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák, alla quale il Maestro Ion Marin garantiva una lettura elegante e di bella linea, pur non molto personale, sicuramente anche a causa delle poche prove. Il trionfo è sicuramente tutto dell’orchestra, che si concedeva alle numerose richieste di bis con l’esecuzione delle prime due Danze Ungheresi di Brahms orchestrate da Dvořák.

Francesco Lodola

Verona, 11 settembre 2019

 

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