QUANDO IL CLASSICO È BELLO: IL BARBIERE DI SIVIGLIA ALLA FENICE

Oggi nell’opera si vaga tanto nello stravagante che quando si torna a casa lo spirito si rilassa e rinasce a nuova vita. Questo è quello che succede con il classicissimo Barbiere di Siviglia alla Fenice di Venezia, un allestimento riproposto quasi ogni anno con la regia di Bepi Morassi, le scene e i costumi di Lauro Crisman e le luci di Andrea Benetello. Si ritrovano sul palco tutti i topos della tipica geografia scenica del Barbiere: ci sono le vie notturne di Siviglia con il balcone della casa di Bartolo, gli interni della medesima con annessi e connessi. Non c’è insomma nessuna ricerca della novità a tutti i costi, ma vi è invece il coraggio di creare uno spettacolo tradizionale ma con meccanismi teatrali impeccabili, eleganti, con una comicità sempre schietta senza essere volgare. Uno spettacolo godibilissimo e infatti il pubblico riempie ogni recita, segno di un indubbio successo.

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©Michele Crosera

La lode va anche ad un cast ben amalgamato anche se ovviamente con dei distinguo. Bene Nicola Nalesso nei panni di Un ufficiale e Matteo Ferrara in quelli di Fiorello. Vera Primadonna è la Berta di Giovanna Donadini, attrice strepitosa e insostituibile colonna di questo allestimento.

Andrea Patucelli è un Basilio di buona vocalità che coglie bene il momento della Calunnia guadagnandosi dei sonori applausi. Quello che forse ancora gli manca è l’essere Basilio, la tempra teatrale per poter incarnare un personaggio dalla comica e anche stralunata autorevolezza.

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©Michele Crosera

Laura Polverelli è una Rosina in cui si percepisce la grande esperienza vocale e teatrale, tuttavia la sua vocalità ci sembra più adatta ai ruoli tragici del Belcanto rossiniano e del primo Ottocento in generale. Tuttavia disegna una protagonista determinata e dai tratti malinconici per qualche aspetto, e musicalmente precisissima.

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©Michele Crosera

Maxim Mironov è uno dei più noti tenori di Belcanto del momento e in questa occasione lo conferma grazie a vocalità limpidissima, vocalizzazione sempre pulita e un fraseggio curatissimo in ogni piega e sfumatura. A delineare il Conte Almaviva lo aiuta anche l’elegantissima presenza scenica. Dispiace però il taglio di “Cessa di più resistere” che dovrebbe essere pagina trionfale per un tenore di siffatta bravura.

 

Risultano ancora un volta vittoriosi su tutta la linea il Bartolo di Omar Montanari e il Figaro di Julian Kim, i quali vanno considerati senza azzardo interpreti di riferimento dei rispettivi ruoli.

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©Michele Crosera

Montanari sembra ogni volta accrescere la sua interpretazione con nuovi dettagli, nuovi intriganti e divertenti suggestioni di fraseggio. La sua è una visione energica, cinica, dalla parola scenica sibilante e sottile. A tutto questo si metteva al servizio oltre che doti da animale da palcoscenico una vocalità importante, timbrata, tecnicamente impeccabile, che si esalta nel sillabato della grande aria, che diventa grazie al canto di Montanari impareggiabile lezione di stile.

Sfrontato è il Figaro di Julian Kim, mattatore sulla scena e nella voce bellissima, grande, gestita ad arte, con una sapienza di fraseggiatore da vero “factotum”. Quello che qualche anno fa era un bel potenziale si è trasformato in un cantante e un interprete di primo livello. Ci è piaciuto soprattutto sentire un Figaro personale, lontano dalla moda che oggi impone una vocalità più chiara, ma anzi dal timbro giustamente scuro e svettante in tutta la gamma. Una voce che vede sicuramente ruoli verdiani sembrano aprirsi davanti a lui ed è infatti prossimo è il debutto come Posa in “Don Carlo” alla Fenice.

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©Michele Crosera

Ci rimane la direzione di Francesco Ivan Ciampa, il quale affronta il Rossini del Barbiere con vivo senso del teatro, restituendone la carica vitale, che non si traduce mai in clangori o in tempi frenetici, ma in un crescendo interno della linea musicale e in una eleganza d’equilibri strumentali sempre ben studiata. Ottimo è come sempre con questo Maestro il rapporto con il palcoscenico che viene esaltato e sostenuto in ogni istante dell’opera. Brillante la prova dell’orchestra e del coro diretto da Claudio Marino Moretti.

Al termine un calorosissimo successo.

Francesco Lodola

Venezia, 22 settembre 2019

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