LE MILLE ANIME DI UNA VOCE: INTERVISTA A MARIANGELA SICILIA

Mariangela Sicilia si racconta con il sole che le illumina gli occhi, con una passione sorgiva che dipinge davanti a noi i ritratti dei personaggi di cui a dato mirabili interpretazioni. In apertura della stagione 2019/2020 abbiamo intervistato nuovamente il soprano (qui la prima intervista) e tracciato con l’artista una galleria di personaggi che l’accompagneranno lungo il cammino di quest’anno…

Siamo all’inizio di una nuova stagione densa di debutti e di ritorni…partiamo da qui…
In queste settimane sono alla Deutsche Oper di Berlino con due ruoli a cui sono affezionata, Violetta ne La Traviata di Giuseppe Verdi e Mimì nella Bohème di Giacomo Puccini Poi sarò a Pechino al NCPA per la Contessa de “Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart. Poi arriverà il debutto di Giulietta ne “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini all’Opera di Roma.

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©Lorenzo Poli

Mimì è un ruolo al quale, come diciamo spesso, è rimasto legato il tuo nome: come pensi cambierà la tua Mimì in un contesto registico diverso, più classico?
Ho già affrontato Mimì in un’altra produzione dopo quella di Bologna, al Bolshoi di Mosca, in una visione molto tradizionale. Tuttavia devo dire che mi porto dietro particolarmente la produzione in cui ho lavorato con i maestri Graham Vick e Michele Mariotti ; Il lavoro che abbiamo affrontato sul personaggio e sulla sua psicologia è profondo ed è funzionale in ogni contesto storico/culturale che la
Si voglia adattare perché ciò che esce fuori è nell’anima di Mimì. E’ un’opera alla quale sono legatissima, e lo ero anche prima di affrontare Mimì, perché ho cantato tantissime volte anche Musetta.

Molte Mimì sono tornate qualche volta ad essere Musetta, penso alla Scotto…tu lo faresti?
Non lo so, amo molto il II atto dove Musetta la fa da padrona; in concerto canto ancora volentieri il valzer: è un momento irresistibile, un po’ “à la” Marilyn Monroe!

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©Lorenzo Poli

Mimì e Violetta sono i due personaggi che hanno segnato la tua stagione 2018/2019: qual è il legame tra queste due figure?
Mi sono appassionata moltissimo alla vita di Marie Duplessis: al suo arrivo a Parigi, ha vissuto come una bohémienne e andando a vendere dei cappelli fatti a mano nel piccolo negozio di una modista. Le due eroine hanno quindi un filo conduttore, anche se Violetta diciamo che ha fatto “carriera”. Violetta non crede nell’amore, non lo conosce perché non è stata amata neanche dai suoi genitori , crede nella concretezza del denaro e dei beni materiali perché ha vissuto la fame e ha scoperto troppo presto che con il suo corpo poteva ottenere la vita agiata che ha avuto. Il fasto in cui vive però non le basta mai, chiede sempre di più a se stessa indebitandosi e spegnendosi sommersa dai debiti.

In entrambe c’è anche un diverso rapporto con Dio…
Violetta/Marie Duplessis ha abitato vicino a Notre-Dame-de-Lorette, la chiesa per le prostitute di Montmartre, quindi nella sua vita c’è stato un legame forte con Dio e da qui la ricerca della redenzione finale; ben evidenziate nell’opera dalle parole di Piave e dalla musica incalzante della volontà del Dio supremo. Per Mimì possiamo dire con certezza che prega molto il Signore e forse “non va sempre a messa” perché la tosse le impedisce di fare sempre le scale … tuttavia Dio non interviene nelle sue preghiere in fin di vita, bensì è Musetta che prega per lei. Sono due eroine assolutamente affascinanti, e per questo ogni volta che prendo in mano gli spartiti scopro delle nuove cose, dei piccoli segni che aggiungono qualcosa alla mia visione, ed è per questa ragione che sono diventati due ruoli mitici e il sogno di tutti i soprani.

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©Lorenzo Poli

Come ti stai preparando invece per la tua prima Giulietta?
Io, come sai, parto sempre dai personaggi, e Giulietta dei Capuleti è sempre stata un mio sogno: un personaggio così importante, leggendario, un icona della storia del teatro che mi ha sempre affascinato. Il Belcanto di Bellini è così elegante, raffinato, delicato che mi tocca davvero. Ho accettato immediatamente appena mi è arrivata la proposta. Sogno di cantare anche la Juliette di Gounod. Sto studiando Giulietta con tanto amore, sarà il mio primo Bellini in scena. Ho studiato moltissimo la musica da camera belliniana, però mai un’opera completa. Non vedo l’ora di portare in scena questo personaggio.

Qual è la differenza che percepisci tra Giulietta e Juliette?
La differenza immediatamente percepibile è quella stilistica, com’è ovvio. Per quanto riguarda il personaggio dipenderà sicuramente anche da come registicamente svilupperemo il personaggio. Penso che la Giulietta dei Capuleti sia più infantile e dipendente dai genitori, mentre Juliette è indubbiamente più vivace, più ribelle….Mi ricorda in qualche modo la Teresa di Benvenuto Cellini. C’è in Juliette quasi un’attrazione decisa verso la morte. Giulietta invece cerca in tutti i modi di trovare accordo tra il padre e Romeo, e in molti punti dice che non vuole tradire i suoi genitori e abbandonarli.

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©Lorenzo Poli

C’è qualche altro ruolo belliniano che sogni?
Forse un giorno Imogene de Il Pirata…e forse anche Norma…chissà! C’è tempo. Quello che sto notando studiando Giulietta è la bellezza e l’importanza dei recitativi: devi sempre essere ben calibrata ed equilibrata, senza cantare troppo e senza recitare troppo. E’ una continua ricerca dell’equilibrio per non vanificare l’effetto…è uno stile del tutto particolare. Può essere considerata quasi un’opera di passaggio tra lo stile Neoclassico e quello pienamente Romantico.

Qual è la difficoltà e il segreto per passare tranquillamente da Puccini a Bellini?
Secondo me quando c’è una tecnica lo stile è un po’ come “vestirsi”: al mattino ti vesti sportiva e alla sera metti l’abito elegante. E’ la stessa cosa. Se hai la tecnica e hai consapevolezza dello stile non ci sono limiti se non quelli di natura anatomica.

Recentemente sei stata Euridice all’Opera di Roma: parrebbe esserci un filo che lega Euridice e Giulietta…
Orfeo ed Euridice sono anime gemelle, sono due creature che sono l’emblema dell’amore con la “A” maiuscola, si fidano l’uno dell’altra. Euridice cade nella trappola perché conosce troppo bene Orfeo e sa che sta nascondendo qualcosa: non si fida a seguirlo perché non le sembra quello di prima. Giulietta e Romeo invece non si parlano e non si fidano, sono entrambi influenzati comunque dalle rispettive famiglie. Si fanno talmente influenzare che probabilmente non si fidano del loro stesso amore. Sono giovani ed è giovane anche il loro amore. Si conoscono appena… Anche nel tragico finale ognuno pensano di risolvere autonomamente. Perdono perché non hanno forse avuto la possibilità di conoscersi a fondo. Possiamo incolpare il destino o la faida tra le famiglie, fatto sta che vivono il loro amore in una sorta di incomunicabilità. E’ un amore più adolescenziale, legato alla passione, ma è un amore in cui il dubbio spesso si insinua. Romeo è molto ondivago nelle sue decisioni, mentre Giulietta pur ponendo dei dubbi iniziali è più determinata, anche perché è consapevole che lui si farà trascinare.

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©Lorenzo Poli

Nel tuo calendario c’è anche Olga in Fedora: il tuo debutto alla Scala. Quali sono le emozioni di questo debutto?
E’ un ruolo un po’ “musettiano” (ride)! Un ruolo molto interessante per tanti aspetti. Sarà il mio debutto alla Scala di Milano con la direzione del Maestro Daniel Oren e con la regia di Mario Martone, che ho avuto il piacere di conoscere a Roma alla prima di Orfeo ed Euridice dove avevamo espresso il reciproco desiderio di lavorare insieme, senza sapere che sarebbe avvenuto esattamente un anno dopo e alla Scala. Sono felice di fare il mio debutto alla Scala con un cast eccezionale e di lasciare il mio “granellino di sabbia” nella grande storia di questo teatro.

Prossimamente ci sarà anche il tuo atteso debutto come Desdemona, un’altra donna il cui amore è contrastato da forze esterne alla coppia…
Non ho ancora approfondito del tutto lo studio di questo personaggio poiché lo affronterò soltanto a novembre 2020 al Teatro Comunale di Bologna, tuttavia ho iniziato già a costruirmi una mia visione. Il dramma di Desdemona è la mancanza di fiducia di Otello, è accecato dalla gelosia e non crede nella sua innocenza. Lei lo conosce perfettamente, conosce anche le debolezze della sua anima. Il loro amore lo vedo come un amore a senso unico, ma soprattutto vedo una straordinaria consapevolezza di Desdemona nell’affrontare il suo destino, tanto che prima dell’Ave Maria, dice delle frasi a Emilia che ci fanno capire che lei è perfettamente cosciente che quella notte morirà per mano di Otello. E’ una donna compiuta nel suo destino.

Il tuo repertorio verdiano include oltre a Violetta, Gilda…un’altra vittima del mondo maschile?
Non ho mai visto Gilda in questo modo. Gilda è vittima della società che non è solo maschile. Questi personaggi verdiani hanno ereditato tutta la storia del Belcanto dove vediamo dei personaggi femminili assolutamente assoggettati agli uomini. E’ curioso osservare la differenza tra le donne delle opere di Bellini e Donizetti e quelle di Mozart che invece vincono e dominano. Nel Belcanto abbiamo una serie di ragazze che si uccidono o comunque giungono alla follia perché gli uomini le costringono a fare cose che non vorrebbero: Anna Bolena e Lucia per esempio. Le donne verdiane assorbono questa corrente, ma in Gilda è la società intera che la porta a compiere il suo atto estremo: è una ragazza che ha perso la verginità ed è figlia di un povero giullare….non ha più una prospettiva di vita. Non soccombe per amore, non ha altra strada, non può tornare indietro. Forse nei tempi moderni l’avrebbe…però in qualche modo è un personaggio molto attuale, è come le ragazze che vengono prese di mira sui social, il bullismo è un tema purtroppo molto attuale…

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©Lorenzo Poli

Ci sono altre donne verdiane all’orizzonte?
Piano, piano sicuramente ci saranno altri ruoli: Amelia in Simon Boccanegra, Luisa Miller, Amalia de I Masnadieri…Mi piacciono molto i personaggi verdiani…

Però le donne pucciniane sono forse più “vincenti” da un certo punto di vista…
Nel mio cuore devo dire di sì…Mi sento a mio agio nei loro panni ma devo avere pazienza e rispettare i miei tempi di maturazione vocale. Nei miei sogni? Butterfly e suor Angelica. Le donne pucciniane rappresentano davvero il sacrificio per amore.

Il ruolo dei sogni per Mariangela Sicilia nel 2019?
Juliette! Speriamo arrivi presto! E’ un’opera che si fa troppo raramente così come La Rondine…Magda!

Magda è un po’ la terza sorella di Mimì e Violetta?
Direi un bel terzetto! Magda e Ruggero vivono un’amore davvero contrastato dalla società e nonostante il finale non sia tragico, è forse ancora più drammatico perché davanti a loro si apre un’eterna infelicità…peggio della morte secondo me. E’ un ruolo che davvero desidero affrontare in un futuro prossimo.

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©Lorenzo Poli

Ricapitoliamo dunque tutti i tuoi prossimi impegni…
Sarò a Berlino per La Traviata e La Bohème, poi sarò a Pechino per Le nozze di Figaro e a seguire la mia attesa Giulietta all’Opera di Roma. Successivamente tornerò a Valencia con il ruolo di Corinna ne Il Viaggio a Reims, sempre nella bellissima messinscena di Damiano Michieletto, poi Pamina al Teatro San Carlo di Napoli e poi c’è il debutto alla Scala con Olga in Fedora. Sono felice di questa stagione che mi attende, con bellissimi personaggi in teatri meravigliosi!

Grazie a Mariangela Sicilia e In bocca al lupo!

Francesco Lodola

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