IL LOGGIONE EMILIANO: CONCERTO FILARMONICA ARTURO TOSCANINI E CORO DEL REGIO DI PARMA

L’Estate è ormai alle spalle e come da tradizione il mese di Settembre risveglia i teatri delle Terre Verdiane, riaccendendo passioni ed emozioni con i capolavori del Cigno di Busseto, cui è dedicato un Festival di sempre maggiore successo e affermazione.
L’edizione 2019 del Festival Verdi vede arricchirsi sempre più il programma di iniziative ed eventi che mirano ad andare oltre la semplice rappresentazione di Opere (che pur ovviamente prevale) e sfida con coraggio territori poco esplorati, nuovi target di pubblico, innovazioni tecnologiche, contaminazioni e forme artistiche variegate, approcci e modalità inedite; un mix tra tradizione e modernità volto a valorizzare in ogni modo possibile la figura di Giuseppe Verdi e la città di Parma, dove la sua presenza si respira tra strade, chiese, piazze e teatri.

©️Roberto Ricci

Il primo appuntamento a cui abbiamo assistito è stato il concerto della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, quest’ultimo preparato dal M° Martino Faggiani, sotto la direzione di una bacchetta di prestigio qual è Roberto Abbado.
Il concerto di grande interesse in primo luogo per il programma proposto, ha visto alternarsi pagine del Verdi più “risorgimentale” con altre, aventi come filo comune l’Oriente; un mondo particolarmente amato dai compositori francesi dell’Ottocento ma da cui lo stesso Bussetano ha tratto in parte talvolta ispirazione.
Alla vulcanica Sinfonia da “La Battaglia di Legnano”, sono seguiti l’introduzione e il Coro dei Turchi e il Coro nell’Harem “La Bella Straniera” da “I Lombardi alla Prima Crociata” in cui tanto l’Orchestra quanto il Coro hanno dato ottima prova di sé con l’apporto, corretto, del basso Tiziano Rosati. E’ però con Lakmé di Léo Delibes e in particolare con la variegata Entr’act e coro “Allons, avant que midi sonne” che i coristi del Regio iniziano a sfoggiare una invidiabile versatilità e capacità di adattamento ad altri repertori.

©️Roberto Ricci

Si è proseguito poi con una delle pagine più importanti (ma assai rare da ascoltare) di questo filone orientaleggiante ottocentesco, filo conduttore della serata, la poliedrica ode-sinfonia “Le désert” di Félicien David, da cui sono stati eseguiti il preludio e coro della Première partie e l’affascinante e coinvolgente canto del muezzin, interpretato con incantevole raffinatezza e gusto dal giovane tenore David Astorga. Proprio di queste esotiche melodie raccolte dal compositore francese in un suo viaggio in Medio-Oriente si ricordò Giuseppe Verdi quando compose i Ballabili dell’Otello, pagina musicale che l’Orchestra del Regio ha poi regalato al pubblico prima di eseguire la Sinfonia del 1872 di Aida. La composizione, che riprende più volte il tema di “Numi pietà”, fu scartata dallo stesso Verdi e rimpiazzata dal preludio a tutti noto.

©️Roberto Ricci

Conclusa la parentesi verdiana Orchestra e Coro si sono cimentati con maestria nel preludio e nel coro del primo atto de “Les pecheurs de perles” e nelle suggestive melodie della Marche céleste e coro “Voici le Paradis” dal terzo atto de “Le Roi de Lahore” di Jules Massenet, in cui il M° Abbado ha saputo trarre sonorità di grande morbidezza da entrambe le compagini.
Finale tutto all’italiana, più risorgimentale che mai: “Suona la tromba”, al tempo papabilissimo inno della futura Italia unita, su testo di Mameli e commissionato da Giuseppe Mazzini, poi caduto nel dimenticatoio. Il coro, tutto al maschile, lo ha cantato a cappella, con il piglio e l’animo che meglio si confanno a pagine di questo tipo.

©️Roberto Ricci

Infine l’”Inno delle Nazioni”, una roboante e retorica celebrazione di principi di fratellanza, amicizia e pace tra i popoli, con continui rimandi al futuro Inno d’Italia e a quelli di Francia e Inghilterra. Alla efficace resa di questa imponente cantata per tenore, coro e orchestra ha contribuito il tenore Bum Joo Lee, dal timbro esteso e stentoreo, ma capace anche di dinamiche più raccolte.
Un caloroso successo ha accolto meritatamente e unanimemente coro, orchestra, direttore e interpreti.

Grigorij Filippo Calcagno

Parma, 4 ottobre 2019

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