“VOCE DI DONNA…”: INTERVISTA A IRENE MOLINARI

La vocalità del mezzosoprano è oggi una delle più preziose e rare, ma si è formata in questi anni una generazione di mezzosoprani italiani pronte a dare “battaglia” grazie a tecnica forbita e personalità forti: in questo contesto si inserisce Irene Molinari, interprete già dalla solida carriera in ruoli iconici come Carmen, e in questi giorni in quelli dell’irresistibile Fidalma ne “Il Matrimonio segreto” in scena da oggi al Teatro Filarmonico di Verona. Proprio in occasione di questo suo debutto scaligero abbiamo avuto il piacere di intervistarla…

Come ti sei avvicinata al canto lirico?
Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha sempre stimolato e incoraggiato a seguire ed approfondire le mie passioni. Mi hanno supportata e affiancata nello studio del pianoforte inizialmente, per poi continuare con il canto corale, fino ad arrivare al canto lirico. La mia passione per la lirica nasce da un amore sia per il canto che per il teatro di prosa, arti che poi convivono nell’opera. Mia madre in particolar modo è sempre stata una grande appassionata di opera e quindi in casa l’abbiamo sempre ascoltata. Dopo il liceo ho iniziato il mio percorso di studi entrando nel Conservatorio di S. Cecilia in Roma. Ho avuto negli stessi anni la fortuna di incontrare e conoscere il grandissimo mezzosoprano di fama internazionale Bruna Baglioni che mi segue ancora oggi nel mio percorso di perfezionamento: è la mia guida, una donna stupenda sia dal punto di vista umano che artistico. Da lei ho appreso l’arte del Belcanto, e cantare a volte ruoli che sono stati del suo repertorio è per me una ricchezza inestimabile che mi sprona a scavare ed approfondire dall’interno ogni ruolo da tutti i punti di vista. Ho imparato, per mia indole e grazie anche ai suoi preziosi suggerimenti, a cercare di raggiungere l’equilibrio psico-fisico che io ritengo assolutamente necessario per affrontare un lavoro impegnativo come il nostro, che richiede concentrazione, serenità e disciplina. 

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©Andrea Jakomin

Lo studio del pianoforte in che modo ti ha aiutato nel tuo percorso di cantante? E quanto è importante oggi essere musicisti oltre che cantanti?
E’ stato fondamentale, oggi avere una formazione da musicista è importantissimo: bisogna essere artisti e professionisti completi. Prima di tutto lo studio del pianoforte ti rende indipendente durante la preparazione di un ruolo, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Si comincia con uno studio autonomo per poi confrontarsi con il pianista e con il proprio insegnante, per mettere a punto ogni minimo dettaglio. L’essere musicista ti permette di lavorare in modo tale che, fin dall’inizio, sei in grado di scavare tra le note e raggiungere una qualità tecnico-interpretativa che poi ti renda sicura all’arrivo alle prove in teatro e sul palcoscenico. Oggi il livello di formazione è diverso, più completo e trovo che sia assolutamente dovuto: dobbiamo essere musicisti e attori oltre che cantanti, artisti a tutto tondo. 

Hai parlato del teatro di prosa: quali sono gli stimoli che ti ha dato il teatro nella costruzione dei tuoi personaggi (Fidalma o Carmen su tutti), che hanno un lato teatrale molto forte?
Sicuramente faccio un lavoro anche dal punto di vista teatrale per costruire i miei personaggi. Dipende ovviamente dalle tempistiche che si hanno per lo studio: l’ideale sarebbe ovviamente cominciare molti mesi prima dell’inizio della produzione, ma capita talvolta di avere poco tempo a disposizione, e lì l’esperienza entra in gioco e ti permette di fare un lavoro ottimale anche in poco tempo. Indubbiamente lo studio per quanto mi riguarda parte dal testo, dal libretto, anzi forse ancora prima, facendo un percorso storico-letterario sull’opera, contestualizzandola nella sua epoca di composizione: studio in che momento storico è nata, in che fase della vita del compositore, il suo rapporto con i librettisti, il testo teatrale o letterario da cui è tratta. Se penso a Carmen, che è un ruolo che amo e che ho interpretato molte volte, ho ovviamente letto la novella di Mérimée durante lo studio del personaggio. Questo va fatto per capire l’ispirazione che il compositore ha tratto da quel testo e da cosa il librettista è partito. Si comprendono in questo modo le intenzioni degli autori e si è aiutati nel farle proprie per poi trasmetterle al pubblico. Si arriva in questa maniera ad avere una piena idea del personaggio che si interpreta per poi aggiungervi la propria personalità e ed esperienza. E’ molto importante la parola in sé nella sua verità espressiva.

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Parliamo di Fidalma, che interpreterai al Teatro Filarmonico di Verona: un personaggio dalla personalità non indifferente…
Mi diverto moltissimo ad interpretare Fidalma in questa produzione che ho già cantato nel 2012 al Teatro Coccia di Novara. Faccio naturalmente i miei auguri di pronta guarigione alla collega indisposta Monica Bacelli, è una grande artista e mi sento veramente onorata di poterla sostituire. Sono profondamente grata per l’invito della Fondazione Arena di Verona nella persona del sovrintendente Cecilia Gasdia. E’ il mio debutto qui a Verona ed è per me una bellissima occasione che vivo con emozione ed orgoglio. Fidalma nella produzione firmata da Morgan è un personaggio assolutamente sopra le righe, una donna esuberante, piena di sé e molto moderna: è una di quelle classiche cinquantenni di oggi, bellissime, acculturate, autonome, in forma fisica perfetta, è ricca (per il testamento del primo marito) e pronta a sposarsi di nuovo. E’ una donna che gode della sua libertà, ma allo stesso tempo insegue un nuovo matrimonio per godersi ancora di più la vita. Mi diverto moltissimo in questo allestimento e spero che il pubblico lo percepisca e lo veda, soprattutto nel II atto nel terzetto con Paolino e Carolina, dove viene fuori questa bizzarra rivalità con la nipote Carolina: lei insegue il giovane, assolutamente moderna e attuale, leggiamo storie del genere ogni giorno. Rivaleggia con Carolina in modi esilaranti, osé per non dire peggio, utilizzando frustini, manette…! E’ matura, sicura, si invaghisce di un giovane e non gliene importa nulla se si mette in competizione con la nipote, anzi questo la carica ancora di più di energia vitale. Alla fine però, da donna matura quale è, comprende la situazione e tutto ritorna alla normalità: i due giovani sono liberi di coronare il loro amore e lei si rasserena insieme al fratello Geronimo che ha sistemato anche l’altra figlia col Conte. 

I mezzosoprani hanno sempre ruoli di donne più emancipate rispetto ai soprani se vogliamo…
E’ così, sono donne fortemente energiche e passionali, si aprono completamente all’amato che sembra apparentemente corrispondere ma che poi quasi sempre alla fine sceglie il soprano! Tornando seri, le donne dei ruoli che io incontro nel mio percorso sono tutte straordinarie, dotate di un’umanità profonda, vera e concreta. Io, come Irene, ho un carattere piuttosto strutturato,  mi ritengo una donna volitiva e mi ritrovo in questi caratteri. Queste donne vivono a tutto tondo le loro passioni, si battono in prima persona e ad ogni costo per ottenere quello che desiderano. Se vogliamo anche un personaggio come Fenena, nel suo piccolo, si espone e dimostra di avere un carattere fortissimo. 

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Uno dei personaggi che hai incontrato più spesso è Carmen…Ora però torni a Cimarosa con Fidalma: come riesci ad ottenere l’equilibrio e stilistico per affrontare mondi così diversi?
Stilisticamente ci sono sicuramente delle differenze, cui credo sia assolutamente necessario far fede. Per quanto riguarda però l’aspetto più prettamente vocale ritengo che si debba cantare tutto con la propria voce, avendo l’intelligenza di essere duttili. E’ doveroso essere rispettosi del proprio strumento che per noi cantanti non sono solo le corde vocali ma il corpo nella sua interezza, per non creare a lungo andare danni tecnici e fisici, con grande consapevolezza dello stile, del genere e anche del luogo dove si va a cantare. I grandi del passato spaziavano, tornando con facilità da un repertorio ad un altro, avendo rispetto per la propria voce, quindi credo che lo possiamo fare anche noi con intelligenza e coscienza. E’ quello che io cerco di perseguire ogni giorno nella mia carriera: la mia tecnica è una, e questo mi consente di mantenere intatta l’omogeneità della voce e anche la salute del mio organo vocale. 

Tornando a Fidalma: qual è stata l’esperienza di lavorare con Morgan, un outsider del mondo della lirica…
E’ stata un’esperienza unica: Morgan viene da tutt’altro mondo, e com’è giusto che sia ha impresso la sua personalità in questo spettacolo soprattutto nell’ambientazione scenografica, nelle luci, nei costumi e nelle parrucche. E’ tutto un po’ dark e rock, posso dire che ritrovo anche alcune atmosfere dei film di Tim Burton come “La sposa cadavere”, “The Nightmare Before Christmas”…ricordo che nel 2012 a Novara avevo un rossetto blu elettrico che mi piaceva da impazzire! (ride) Lavorare con lui in prima persona è stato bello, lui viene da studi classici e conosceva bene l’opera (cosa non comune) e ci ha seguito con grande attenzione. Mi piace ricordare che era affiancato da una brava assistente, Mercedes Martini, attrice e regista che viene dalla prosa e che si è formata al Piccolo Teatro di Milano. Morgan si è posto davvero con grande umiltà anche nei confronti di noi cantanti, soprattutto davanti a nomi importanti come Stefania Bonfadelli e Bruno Praticò. Si era creato allora un bellissimo clima di collaborazione. Qui a Verona ho trovato un cast di altrettanto alto livello artistico ed umano a partire dal giovanissimo e talentuoso direttore d’orchestra M° Alessandro Bonato, e sono assolutamente certa che si ripeterà lo stesso grande successo.

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Quali sono i ruoli che sogni?
Sono un mezzosoprano lirico e mi dedico prevalentemente al repertorio del Belcanto: mi piacerebbe cantare Leonora de “La Favorita” e la Giovanna Seymour da “Anna Bolena” di Donizetti, Charlotte dal “Werther” di Massenet, per poi arrivare ai grandi ruoli verdiani, Amneris, Eboli, Azucena, traguardi importanti e magnifici. Vorrei cantare ancora molto Carmen, un ruolo in cui sento di potermi esprimere appieno come cantante e come attrice: è un ruolo in cui mettere in luce il fascino dell’interprete e la sua seduzione che è prima di tutto intellettuale. 

Prossimi impegni…
Subito dopo questa Fidalma sarò al Teatro Sociale di Rovigo per interpretare Suzuki in “Madama Butterfly” di Puccini e poi sarò al Teatro Goldoni di Livorno con Cherubino ne “Le nozze di Figaro” di Mozart. Per il 2020 ci sono molti progetti in cantiere e spero di poter continuare ad arricchire il mio percorso con nuove sfide artistiche.

Grazie a Irene Molinari e In bocca al lupo!

Francesco Lodola

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