UN MAGICO ELISIR SULLA ROUTE 66: IL CAPOLAVORO DI DONIZETTI AL FILARMONICO DI VERONA

In questi anni abbiamo visto Elisir d’amore ambientati in un circo, tra le atmosfere di Botero, in una spiaggia e in un’America anni ‘80 stile “Hazzard” e “Village People” come nella messinscena firmata da Pier Francesco Maestrini in scena al Teatro Filarmonico di Verona. L’allestimento, nato al Maggio Musicale Fiorentino, ha il pregio di non stravolgere il magico, divertente e tenero incanto del capolavoro donizettiano, ma di colorarlo con la fantasia dell’invenzione di un mondo colorato e danzante con tanto di coreografie alla “YMCA”, macchine in stile Dodge Charger e fanciulle in succinti shorts. C’è la tentazione ogni tanto di calcare troppo la mano, trasformando l’opera in musical con troppe gag inutili e talvolta anti musicali, tuttavia Maestrini è un uomo di teatro sapiente, capace di muovere le masse in modo felice e lineare. E’ assecondato dalle belle scene di Juan Guillermo Nova e dai costumi di Luca Dall’Alpi (irresistibile quello da galletto Vallespluga), nonché dal disegno luci di Paolo Mazzon.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Lo spettacolo ha purtroppo il suo tallone di Achille nella direzione di Ola Rudner, il quale non sembra avere molta affinità con il repertorio operistico italiano, imprimendo alla partitura tempi e dinamiche non sempre coerenti che si ripercuotono talvolta sul canto. Spiacciono inoltre alcuni tagli fuori tempo massimo come i da capo nella stretta seguente alla cavatina di Belcore e in quella di “Esulti pur la barbara”. Dobbiamo anche a malincuore annotare un piccolo incidente occorso durante il bis di “Una furtiva lagrima” a causa di un misunderstanding tra buca e palcoscenico. Fortunatamente Nemorino/Demuro ha “tolto le castagne dal fuoco” (siamo pur sempre in Autunno) e ha gentilmente chiesto al Maestro di ricominciare…abbiamo avuto così quasi un tris della celebre aria, ammirando in questo modo la perfetta intonazione del tenore.
Magnifico il coro diretto da Matteo Valbusa.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Ottimo il cast vocale radunato, a partire dalla Giannetta di Elisabetta Zizzo, la quale allontana giustamente il personaggio dalla sua aura di soubrette per farne un personaggio forte e centrale, grazie alla voce importante e brillante e ad una presenza teatrale fresca e vitale con tanto di controscena hot.
Salvatore Salvaggio interpreta correttamente il personaggio di Dulcamara, pur non possedendo un volume vocale strabordante o l’arte del fine dicitore.
Brillante debutto veronese per il giovanissimo Belcore di Qianming Dou, il cui importantissimo peso vocale e il timbro brunito autenticamente baritonale vanno a disegnare un personaggio virile e sbruffone, perfettamente aderente al disegno registico di Maestrini.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Splende anche Laura Giordano, che riesce a non rendere antipatica Adina, esaltandone il lato più squisitamente romantico, con una vena perfino malinconica che raggiunge il suo apice in “Prendi, per me sei libero”. Vocalmente il soprano mostra un timbro ambrato di grande fascino ed una morbidezza d’emissione che vestono la linea di canto con languido abbandono, dimostrandosi anche agguerrita nella coloratura, variando con grande gusto il rondò “il mio rigor dimentica”.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Autentico trionfatore è il Nemorino di Francesco Demuro, il quale mette in luce la sua solare vocalità italiana da tenore lirico pieno in grado di illuminare le agilità con forza espressiva e spavalderia e di colorare le frasi più liriche con un suggestivo uso delle dinamiche. Divertentissima è anche la sua presenza teatrale mirata a disegnare un personaggio ingenuo senza essere sciocco anche vestito da pollo.
Al termine un grandissimo successo con toni entusiastici per i protagonisti vocali.

Francesco Lodola

Verona, 17 novembre 2019

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