FROM ROME WITH LOVE: UNA MESSA DA REQUIEM DA RICORDARE

La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, eseguita per la prima volta nel maggio del 1874 nella Chiesa di San Marco a Milano in occasione dell’anniversario della morte di Alessandro Manzoni, è pervasa da una ricerca incessante di spiritualità, certe volte anche ansiosa, tanto che si riesce a percepire l’animo turbato di Verdi. Questa sensazione può però essere comunicata solamente grazie degli intermediari eccellenti. E così è stato durante la rappresentazione di questa composizione all’Auditorium Parco della Musica.

©️Musacchio/ Ianiello/ Pasqualini

È importante iniziare con l’affermare che l’essenza del Requiem di Verdi è il coro. Il coro ha delle parti molto potenti, basti pensare al “Dies irae”, o comunque appoggia e accompagna i solisti nel corso di tutta la Messa. Parlando chiaro, non è un lavoro che può essere lasciato ad un coro mediocre e di sicuro il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia non è uno di questi. Preparato dal maestro Piero Monti, esso si rende protagonista e sfoggia un’ampia gamma di dinamiche, dal pianissimo al maestoso. Allo stesso modo l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia accompagna coro e solisti in maniera eccellente e senza mai sovrastarli. Qui la maestranza degli orchestrali si percepisce anche attraverso dei pianissimi quasi impercettibili.

©️Musacchio/ Ianiello/ Pasqualini

I solisti non sono da meno. Hanno voci equilibrate che si amalgamano insieme armoniosamente. Partendo dai registri bassi, Ekaterina Semenchuk e Ain Anger hanno voci calde, potenti e maestose. Entrambi comunicano fierezza e sono molto presenti nei loro rispettivi pezzi solistici.

©️Musacchio/ Ianiello/ Pasqualini

Dall’altra parte abbiamo Eleonora Buratto e Francesco Demuro. Quest’ultimo ha un timbro piacevole, squillante ma anche solenne, perfetto per il ruolo. Eleonora Buratto ha un’estensione omogenea, indispensabile in pezzi come “Libera me”. La sua voce dolce ma possente insieme al coro pone termine alla Messa. Il pubblico è così rapito che non sa nemmeno se può applaudire oppure no.

©️Musacchio/ Ianiello/ Pasqualini

Tutto questo è stato reso possibile anche alla direzione passionale del maestro Daniel Oren il quale ha dato spazio a tutti nel corso della rappresentazione. Durante la serata si è percepita l’emozione e la commozione del pubblico e mi permetto di dire che Giuseppe Verdi avrebbe apprezzato l’impegno e la passione che hanno avuto gli artisti di questa sera nel trasmettere a tutti noi il suo animo più profondo e spirituale.

Sara Feliciello

Roma, 30 novembre 2019

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