TEATRO VERDI DI TRIESTE: IL TRIONFO DI LUCREZIA BORGIA

In una serata piena di tensioni sindacali ha debuttato Lucrezia Borgia, opera di Gaetano Donizetti assente a Trieste dal 1871. L’allestimento, atteso da tanto tempo, è sicuramente, a parere mio e di molti altri, uno dei migliori di questa stagione. Gaetano Donizetti dovette scendere a patti con la censura quando, nel 1833, decise di scrivere questa opera, tratta dalla celebre tragedia di Victor Hugo. La produzione è nuova ed è una sinergia tra le fondazioni lirico sinfoniche di Trieste, Bergamo, dei Teatri di Reggio Emilia e Piacenza (dove è già andata in scena, qui la nostra recensione) e della Fondazione Ravenna Manifestazioni.

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©Fabio Parenzan

Lucrezia Borgia è un opera densa di pathos e azione scenica, molto ben interpretata dalla regia dell’altoatesino Andrea Bernard. Il fulcro di quest’opera secondo Bernanrd sembrano essere le riflessioni e le domande di questo personaggio che è diviso tra il suo essere donna e quindi la sua essenza femminile e il suo essere madre e sulla tragicità degli eventi che essa vive. Le scene di Alberto Beltrame sono molto minimaliste, ma costruite per concentrare l’attenzione sulla tragicità della vicenda. Le luci di Marco Alba caricano lo spettatore di un’ansia che si risolverà solo alla fine dell’opera; veramente efficaci.

L’interpretazione del Maestro Roberto Gianola è granitica, solida, impeccabile. Il gesto del direttore guida come un faro orchestra e palcoscenico attraverso la ricerca di un’equilibrio che è la difficoltà del Belcanto: il suo gusto e la sua qualità sono tali da rendere la serata indimenticabile. L’orchestra del Verdi ha sfoggiato un suono di rara bellezza, ricco di sfumature. La compagine corale, guidata da Francesca Tosi, si è ben disimpegnata in tutta la recita.

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©Fabio Parenzan

La compagnia vede delle prime parti di rara qualità e dei comprimari che ben si destreggiano in ogni nota. Lucrezia Borgia è interpretata dalla brava Carmela Remigio: le doti attoriali e le capacità vocali sono tali da farle ottenere numerosi applausi a scena aperta. Il tenore rumeno Stefan Pop, nel ruolo di Gennaro, oltre alle doti attoriali molto buone, ha dalla sua una dizione perfetta e una non comune capacità di utilizzo della voce. Nei duetti con il soprano traspare inoltre un’ottima intesa vocale.

Cecilia Molinari nella parte di Maffio è una gradevole conferma. Già sentita a Trieste nel 2017 come Rosina nel Barbiere rossiniano,è dotata di dizione e messa di voce perfette, che le consentono direndere al meglio il ruolo in ogni sua sfaccettatura. Convincente, pur non allo stesso livello, Dongho Kim nell’ambiguo ruolo di Don Alfonso: una presenza scenica buona ma una dizione non perfetta rendono l’interpretazione non totalmente soddisfacente. Il pubblico, non strabordante, ha decretato un successo di peso per questo allestimento. Bene tutte le parti di fianco.

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©Fabio Parenzan

Innumerevoli applausi a Roberto Gianola, Carmela Remigio e Stefan Pop. Poco chiare le contestazioni alla regia, pervenute solo dal loggione. Uno spettacolo, in scena fino al 25 gennaio, da vedere a tutti i costi.

Matteo Firmi

Trieste, 17 gennaio 2020

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