SPENSIERATO ROSSINI: IL BARBIERE DI SIVIGLIA AL TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA

Ecco che il Carlo Felice, dopo il 7° concerto della stagione, apre le porte operistiche al 2020 con il titolo rossiniano più celebre, nonché opera buffa per eccellenza, il barbiere di Siviglia.
Titolo strategico ed indubbiamente di grande richiamo, come testimoniato da una sala piacevolmente gremita di giovani, in cui è andato in scena con un celebre allestimento del Teatro San Carlo di Napoli, rivelatosi assolutamente riuscito sotto ogni punto di vista, a cominciare dall’aspetto puramente visivo.

La regia, per l’illustre firma di Filippo Crivelli, ha saputo coinvolgere il pubblico con leggerezza e semplicità, senza mai cadere in buffonate nel senso dispregiativo del termine, ma sempre mantenendo quella raffinatezza, quell’attenzione al dettaglio, quella classicità non per questo prova di freschezza, necessaria a condurre lo spettatore al sorriso anche con una comicità di per sé sicuramente moderna, ma oggettivamente non più attuale.

Le scenografie dell’altrettanto illustre Emanuele Luzzati, nell’ottimo stile che lo contraddistingue, sono semplici e piacevoli, assolutamente in linea con l’idea registica, così come i bei costumi della Signora Santuzza Calì.

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©Marcello Orselli

Dal punto di vista musicale si è potuto apprezzare un’indubbio alto livello artistico-vocale, ma ha stupito e deluso la scelta di alcuni “tagli di tradizione” come quello dell’aria tenorile finale “Cessa, di più resistere”, tradizione al giorno d’oggi pressoché ridicola e comunque totalmente inspiegabile, tanto più se i cantanti hanno gli strumenti per affrontare ciò che è stato tagliato.
Escludendo questo aspetto, comunque tutt’altro che di poco conto, va sicuramente elogiata un’orchestrazione fresca ed elegante, dai ritmi scorrevoli e dall’ottimo equilibrio tra palcoscenico e golfo mistico, ad opera del Maestro Alvise Casellati, alla conduzione dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice. Lodevole il Coro del Teatro Carlo Felice, istruito dal Maestro Francesco Aliberti.

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©Marcello Orselli

Per quanto riguarda i solisti, cominciamo da Annalisa Stroppa deliziosa Rosina, scenicamente convincente e tutt’altro che docile ed adorabile, anzi decisa ed emancipata. Vocalmente il mezzosoprano lombardo si rivela artista pregiata per bellezza timbrica, sicurezza negli acuti e nelle gravi, ed emissione pulita e sempre sul fiato.

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©Marcello Orselli

Eccellente il Figaro del baritono Alessandro Luongo, vero trionfatore della serata che, complice un ruolo naturalmente improntato ad essere amato, ha saputo convincere il pubblico della Superba per le grandiose qualità attoriali e per le altrettanto apprezzabili qualità strumentali, nonché per l’eccellente padronanza dell’arduo fraseggio rossiniano.

Il tenore René Barbera è un ottimo Conte di Almaviva, dal timbro luminoso e squillante, e dalle agilità estese, sicure e precise come ha dato modo di dimostrare nel corso della recita, spiace però, come già detto, che la performance sia stata ridotta dal taglio scellerato dell’aria finale.

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©Marcello Orselli

Altro grande fraseggiatore rossiniano è senza dubbio il basso buffo Paolo Bordogna, artista completo che ha saputo negli anni distinguersi come interprete di spicco del cigno di Pesaro nel mondo, e che anche qui, con la sua interpretazione di Don Bartolo, ha dato prova di tutto ciò, essendo non solo attore spassoso, ma anche cantante raffinato e pregiato.

Voce maestosa di vero basso quella di Giorgio Giuseppini, che ha raccolto grande consenso soprattutto per un’esecuzione della calunnia da manuale, e che speriamo ora di risentire presto in ruoli ancora più centrali.

Completano correttamente il cast Simona Di Capua nel ruolo di Berta e Roberto Maietta nel ruolo di Fiorello.

Al termine della serata, successo per tutti gli artisti coinvolti, dopo un barbiere piacevole e artisticamente completo pur nella sua non interezza.

Stefano Gazzera

Genova, 15 gennaio 2020

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