NOTE DI FOLLIA: INTERVISTA A RUTH INIESTA

Ruth Iniesta è una delle giovani stelle più brillanti nel panorama della lirica internazionale, protagonista sui palcoscenici più prestigiosi nei grandi ruoli del Belcanto. In questi giorni il soprano sarà Lucia Ashton nel capolavoro di Donizetti per l’inaugurazione della Stagione lirica 2020 del Teatro Filarmonico di Verona, dove sarà più avanti anche Ofelia nell’attesissimo Amleto di Franco Faccio.

Dopo aver interpretato tante pazze in scena, anzi solo due, Lucia e Elvira dei Puritani, come vedi questi due personaggi e come pensi riescano i due autori a caratterizzare la follia di queste due fanciulle? E come le vivi tu?
Prossimamente sarò anche Ofelia, un’altra folle! (ride)…ritornando seri, penso che Lucia sia una pazzia che affiora gradualmente perché è una persona che è sempre stata costretta e messa sotto pressione da coloro che la circondavano. Elvira non è stata poi così costretta ed infatti la sua pazzia è più che uno shock emozionale, non è così profonda come quella di Lucia. Vocalmente sono entrambe molto al limite, ma il carattere è molto diverso interiormente anche se i colori della voce e dell’orchestra sono simili in qualche modo. Lucia ha una pazzia molto più estrema, anche grazie alla cadenza di tradizione, ma anche senza di essa ha un valore molto più profondo e ti porta veramente ai limiti. Elvira non ha un reale disturbo psichico: io ho un’amica che è molto molto sensibile e tutte le cose che vive la toccano interiormente e ha dei momenti in cui esplode…quando canto Elvira penso a lei, perché Elvira esplode a causa delle forti emozioni che sta vivendo. Lucia si sente impotente e si carica di tutta la rabbia che ha dentro finché scoppia in una follia che non ha rimedio e in cui non c’è salvezza. Elvira è una ragazza dolce ed innocente che estremizza in ogni momento le sue emozioni, sia la gioia che il dolore. Lucia veramente non riesce a tornare indietro e a rinsavire. Un punto che io considero importantissimo e che spesso non viene messo in risalto dal punto di vista registico è il momento in cui Edgardo entra dopo che lei ha appena firmato il contratto e ci sono alcune battute solo orchestrali e come in questa regia facciamo degli sguardi tra Lucia ed Enrico. Lei è una ragazza, che a forza di essere costretta da tutti ha l’autostima sotto i piedi, non pensa che lei sia meritevole di fede e lealtà e per questo è facile ingannarla, come quando Enrico le mostra la finta lettera di Edgardo. Quindi in quel punto Enrico si sente smascherato e lei subisce uno shock (forse il secondo) perché capisce di aver firmato un contratto di matrimonio sotto costrizione e capisce di aver tradito lei l’amore di Edgardo, l’unica persona che le era fedele. E’ uno dei punti più importanti di tutta l’opera e infatti nel sestetto Edgardo dice “il suo duolo, il suo spavento son la prova d’un rimorso”. Le crolla il mondo addosso. 

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©Johnny Manchon

Recentemente hai vestito i panni di Gilda, un’altra figura che ha un rapporto conflittuale con il padre….questi parenti serpenti…
Se guardi dall’esterno effettivamente questi parenti sono davvero terribili, però proprio l’altro giorno durante l’incontro con i bambini che abbiamo fatto insieme (anche con Biagio Pizzuti), ho detto che però questi uomini non sono brutte persone, ma hanno talmente paura che sono poi portati ad agire in quel modo…non sanno cosa fare e quindi sbagliano. In un’altra situazione forse non sarebbero poi così male. Certo, agiscono in maniera terribile e vanno contro ogni moralità. Certo è che se non ci fossero questi conflitti non ci sarebbe l’opera nella sua essenza di tragedia. 

Secondo te queste figure femminili sono delle vincenti?
Secondo me sì, in qualche modo lo sono, perché sono personaggi che alla fine si liberano. Lottano per liberarsi dalle costrizioni anche con la morte. Dal punto di vista della vita terrena sono delle perdenti, ma morendo si liberano, come succederà anche ad Ofelia, che è un’altra figura sottoposta ad innumerevoli costrizioni da coloro che la circondano. Gilda è la figura che forse più coscientemente si libera, anche se Lucia, Elvira e le altre si liberano anch’esse coscientemente essendo immerse in un’altra dimensione. Gilda è quella che lo pensa e lo dice apertamente perché è molto lucida nel farlo. Per questo motivo dobbiamo considerarle delle eroine, perché nonostante non compiano degli atti così arditi, compiono il loro atto eroico liberandosi del mondo in cui non sopportano più di vivere. 

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©Johnny Manchon

In Lucia poi c’è un atto molto forte, quello di uccidere lo sposino, un uomo…
Sì, quello è un gesto fortissimo, ed è la sua prima ribellione al mondo patriarcale in cui vive. Compia veramente qualcosa di rivoluzionario. Anche Gilda uccide suo padre in qualche modo, uccidila sua anima immolandosi, però l’atto fisico di Lucia resta qualcosa di rivoluzionario, tanto che bisognerà aspettare Tosca per vedere un’altra donna che uccide (stavolta anche a vista del pubblico) un uomo. Quello che non viene messo spesso in risalto di Lucia è la forza del suo carattere che emerge nei duetti, in particolare in quello con il fratello, dove dopo una musica calma e malinconica lei esplode con le frasi “il pallor funesto, orrendo…”. Questa cosa mi piace moltissimo di questo personaggio che è fragile solo all’apparenza, e faccio in modo di esaltare la sua forza. In questa regia poi muore con un gesto semplice ma di grandissimo effetto, spero di farlo bene (ride)! 

Ofelia invece è una pazza un po’ diversa, innanzitutto appartiene all’Amleto di Faccio che è opera praticamente sconosciuta ai più….
Per ora sto lavorando molto su me stessa rileggendo la tragedia di Shakespeare e penso molto al quadro di John Everett Millais che ritrae questa Ofelia immersa nell’acqua e circondata da fiori e dalla vegetazione. E’ una tela che ha poi una storia interessante, perché Millais scelse come modella Elizabeth Siddal (una musa dei preraffaelliti) e la fece immergere in una vasca da bagno per studiare l’effetto dell’acqua sulla figura e facendola riscaldare con delle candele che a un certo punto si spensero e il freddo a causa della lunga permanenza della modella in acqua le fece rischiare la morte per ipotermia. Tornando al ruolo di Ofelia nell’opera,  penso che sia una figura avvolta dal misticismo. In questi giorni però vedrò il regista della produzione di Verona e parlerò con lui. Non voglio parlare a lungo di questo personaggio per ora perché lo sto ancora studiando, maturando e comprendendo nella sua profondità. 

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©Johnny Manchon

Ci sarebbe anche l’Ophélie di Thomas molto adatta alla tua vocalità e personalità….
Sì, sarebbe un ruolo molto buono per me, ma non mi è capitato mai per ora nemmeno di cantare la grande scena della pazzia in concerto. Ho sempre in mente Natalie Dessay in quel ruolo, la sua recitazione e la sua straordinaria vocalità. Ci sono tanti ruoli che ancora non mi hanno offerto perché probabilmente molti vedono la mia voce come più portata per i ruoli lirici, anche perché rispetto ad altri soprani leggeri possiedo un registro centrale piuttosto ricco e scuro, però invece mi piacerebbe molto cantare per esempio Olympia de Les Contes d’Hoffmann, sarebbe divertente e ora sarebbe il momento ideale. Ho debuttato recentemente La Traviata e molti vedono la mia voce pronta per la Manon di Massenet, ma prima mi piacerebbe cantare La Sonnambula, le due Giuliette (Bellini e Gounod) o La fille du Régiment. Ho una natura duale nella mia voce e delle volte è un rischio, perché non bisognerebbe lasciarsi andare in un’unica direzione, ma trovare l’equilibrio e ho capito che ogni due anni devo ribilanciare il mio percorso. Ultimamente ho cantato spesso un ruolo pienamente lirico come Micaëla e ora che devo cantare Lucia e perfino Lo sposo di tre e marito di nessuna di Cherubini devo fare assolutamente un lavoro sulla mia voce. Lucia per esempio l’ho debuttata al Teatro Comunale di Bologna nel 2017 e a distanza di tre anni la Lucia che canterò qui a Verona sarà assolutamente diversa, perché sono cambiata e maturata anche io e spero che sarà così sempre e che la mia Lucia si evolva ancora tra dieci anni e più. 

Dal punto di vista musicale, come sarà la cadenza della tua Lucia: sarà quella tradizionale di Ricci o ne hai elaborata una personale?
La cadenza sarà quella tradizionale con una piccola aggiunta personale. Credo sia importante personalizzarla, anche se non è facile, perché essendo giovani cantanti spesso si viene guardati con un po’ di perplessità. La cadenza di tradizione riportata da Ricci era stata però scritta per una cantante specifica e quindi modellata secondo le sue capacità, quindi perché noi non dovremmo dargli un tocco personale? Sono cose che scaturiscono anche dalla nostra visione interpretativa e dalla nostra percezione musicale. Siamo tutte cantanti diverse e per questo ho sentito la profonda esigenza di dover aggiungere un mio tocco, un tocco che corrisponda alla mia sensibilità. Sono piccole cose che sono forse anche impercettibili, ma che rendono personale la mia interpretazione e la rende unica, nel senso che non è una semplice copia dell’interpretazione di qualcun altro. Ho rispetto di quello che ha scritto l’autore e anche di questa cadenza che non è di Donizetti, ma che appartiene alla grande tradizione, ma sento l’esigenza di personalizzarla sulle caratteristiche della mia voce anche se qualcuno può dissentire. Lo stesso capita con la cadenza di tradizione dell’aria di Gilda nella quale se cambi qualcosa vieni guardato con un po’ di sospetto, anche se Verdi l’ha scritta diversamente. Ci tengo molto a far capire che ognuno di noi intende il personaggio in una maniera diversa e invito il pubblico a venire a vedere tutte le compagnie che si alternano, perché ogni interpretazione è un mondo a sé….questa è l’opera! e il concetto che si porta dietro il Belcanto è anche quello di sfruttare ed esaltare le proprie caratteristiche e qualità personali migliori. Sono felice che con il Maestro Yurkevych stiamo facendo un bellissimo lavoro in questo senso, perché lui è molto attento e sensibile a questo repertorio. 

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©Johnny Manchon

Prossimi impegni…
Dopo Verona sarò per la prima volta al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia per Il viaggio a Reims, dove sarò Madama Cortese (un ruolo che ho già cantato a Pesaro e al Liceu), Amleto di Faccio nuovamente al Filarmonico di Verona, l’inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino con Donna Lisetta ne Lo sposo di tre marito di nessuna di Cherubini, Lisette ne La Rondine al Teatro San Carlo di Napoli e poi dopo l’estate farò il mio ritorno alla zarzuela, al primo titolo di zarzuela che ho cantato, La del manojo de rosas, in cui interpretai Clarita, la donna comica, mentre stavolta sarò Ascensión, la primadonna seria, accanto a Carlos Álvarez. 

Grazie a Ruth Iniesta e In bocca al lupo!

Francesco Lodola

 

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