#COMBATTIAMOCONLAMUSICA: INTERVISTA A CECILIA MOLINARI

In questa lunga quarantena ho deciso di regalare ai lettori di Ieri, Oggi, Domani, Opera una serie di interviste. Per la prima intervista, ho pensato ad un giovane mezzosoprano che mi ha colpito subito con il suo colore vocale caldo e pulito. A Trieste ho avuto l’onore di ascoltarla a gennaio nella Lucrezia Borgia. Cecilia Molinari, Classe ’90, nata a Riva del Garda, diplomata in flauto e Canto Lirico.

M: Ciao Cecilia, Grazie per aver accettato l’invito per questa “chiacchierata”. Cominciamo: come ti sei avvicinata alla musica? La tua passione per il Canto lirico da dove è nata?

C: Grazie a te per avermi invitato. Cantare fa parte della mia vita fin da quando ero piccola; i miei genitori e i miei nonni prima di loro hanno sempre cantato nel coro parrocchiale tutte le domeniche e mia zia dirige da più di 40 anni il coro della città di Riva del Garda, il coro Anzolim de la Tor. Quando mia sorella ha cominciato a studiare Canto lirico mi sono avvicinata a questo tipo di vocalità e mi sono trovata subito a mio agio.

Cecilia Molinari
©Michele Monasta

M: Cosa ricordi del tuo debutto nel mondo dell’opera lirica? qual è l’emozione più grande che hai vissuto calcando i palchi europei?

C: Ho debuttato con Il Turco in Italia di Rossini al Teatro Comunale Mario del Monaco di Treviso all’inizio del 2015. Di quel periodo ricordo molto bene l’emozione di vivere il Teatro “dall’altra parte”, il lavoro dietro le quinte, le mattine in sartoria, le prime prove di regia, il primo Assieme con l’Orchestra, la consapevolezza di far parte di un meccanismo complesso, delicato e unico. L’emozione più grande che ho vissuto è stata cantare il finale serio di Tancredi al Teatro Petruzzelli di Bari nel 2018; esalare le ultime battute del giovane Tancredi accompagnate da quella musica eterna e tragicamente spezzata composta da Rossini è stato molto toccante.

M : Come ti prepari per un nuovo ruolo?

C: È fondamentale arrivare preparata, questo significa non solo sapere la parte correttamente e a memoria, ma anche avere una propria visione del personaggio e una precisa idea musicale. Chiaramente con l’aiuto del Maestro e del Regista si fa evolvere il personaggio musicalmente e scenicamente, ma non si può partire da zero, altrimenti ci si scosta troppo dalla propria natura e si finisce per diventare una marionetta nelle mani degli altri.

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©Fabio Parenzan/Teatro Verdi di Trieste

M : Quali sono i tuoi autori preferiti e perché?

C: Sono estremamente legata a Rossini. Non solo è stato l’autore della prima opera che abbia mai ascoltato (avevo infatti a casa un bellissimo Barbiere di Siviglia cantato da Callas, Alva e Gobbi), ma è stato l’autore che mi ha veramente cambiato la vita.
Infatti, quando nel 2015 ho frequentato l’Accademia Rossiniana a Pesaro e ho incontrato il Maestro Alberto Zedda, ho deciso di dedicarmi alla carriera lirica, abbandonando la carriera medica.

M : Nel tuo repertorio oltre alla lirica c’è un bel capitolo di musica sacra e liederistica, come cambia Cecilia nel repertorio “non operistico”?

C: La musica Sacra ha un posto speciale nel mio cuore, perché mi ricorda gli anni in cui ho cantato nel coro, le mie radici. La musica da camera mi affascina molto e la trovo

estremamente difficile; bisogna essere vulnerabili per cantare questo tipo di musica. Non c’è nessun “ruolo”, nessuna “maschera” che ci nasconde, siamo “nudi” e ci vestiamo di pura melodia.

M: Il flauto…lo suoni ancora? Cosa ti è piaciuto del flauto? É nata prima la passione per il canto oppure quella per il flauto?

C: Ho cominciato a suonare il flauto quando avevo sette anni, e mi sono poi iscritta al conservatorio di Riva del Garda (sezione staccata di Trento) fino a prendere il diploma. Dello studio del flauto mi è sempre piaciuta l’attenzione costante alla “linea”, la ricerca della consapevolezza del fiato e l’importanza del respiro. Queste sono solo alcune delle somiglianze che poi ho ritrovato nello studio del canto.

Cecilia Molinari
©Michele Monasta

M: Chi è Cecilia fuori dal mondo teatrale ?

C: Cecilia fuori dal Teatro è una persona che non cerca il dramma a tutti i costi, ma preferisce lasciarlo sul palco.

M: Come stai vivendo questa quarantena ?

C: Questo periodo di quarantena mi permette di avere del preziosissimo tempo da condividere con la mia famiglia. Sono momenti speciali, che nella gravità del momento, riempiono il cuore di gioia e speranza.

M : Il mondo musicale in questo periodo sta vivendo una crisi profondissima, secondo te come sarà il domani del mondo della lirica?

C: Non so perché la cultura sia sempre vista come “sacrificabile”. I Teatri sono stati i primi a chiudere e ahimè credo saranno gli ultimi a riaprire. Spero che questa pausa sia anche un momento utile di autocritica e riprogrammazione. Il mondo del Teatro e della Lirica dovrà cambiare in qualche modo, se non altro da un punto di vista strutturale; come si sono adeguate le uscite di sicurezza per facilitare il defluire del pubblico in caso di incendio, non faccio fatica a credere che dovranno essere fatti alcuni accorgimenti per la messa in sicurezza in caso di emergenza sanitaria. Mi aspetto anche che, dal momento che l’ipotesi di pandemia è diventata realtà e non si può escludere che non possa ripresentarsi in futuro, vengano attuate vere misure di tutela ai lavoratori dello spettacolo. Bisogna prepararsi a questo tipo di scenari e non si possono più mettere in pericolo il lavoro e la dignità di chi vive di Teatro e di Arte. Come ultimo mi aspetto anche che ci sia un’apertura al mondo tecnologico. Ora che abbiamo capito tutti come funziona lo “Smartworking”, cosa sono le piattaforme digitali e lo streaming, non si torna indietro, nemmeno nel mondo dell’Opera. Non voglio dare un giudizio negativo o positivo in questa sede, mi limito ad indicare le eventuali tematiche con cui il mondo dell’Opera dovrà scontrarsi nell’era post-pandemia.

M: Prossimi impegni musicali ?

C: In piena pandemia, tutti i programmi che avevo restano nell’incertezza. In attesa di rientrare nella corsa, studio nuovi ruoli, ripasso quelli vecchi e immagino la meravigliosa sensazione che proverò entrando di nuovo in Teatro.

 

Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato!

Matteo Firmi

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