“COMBATTIAMO CON LA MUSICA”: INTERVISTA A BEATRICE VENEZI

La nuova protagonista della nostra rubrica  “Combattiamo con la musica” è Beatrice Venezi, giovane direttrice d’orchestra  di Lucca, classe 1990  studia Pianoforte e Direzione d’orchestra e si diploma a pieni voti presso il Conservatorio di Milano. Autrice del libro Allegro con fuoco. Innamorarsi della musica classica , ora è direttore principale dell’Orchestra Milano Classica e direttore principale ospite dell’Orchestra della Toscana .

Dal pianoforte alla direzione d’orchestra, cosa l’ha fatta scegliere per questo ruolo così importante e difficile?

Direi che è stata una necessità interiore a spingermi verso la direzione d’orchestra. È un’idea nata in me dopo pochi anni che studiavo pianoforte e si è radicata così profondamente che ne ho fatto la strada di vita maestra. Non ci sono nella mia famiglia altri musicisti, quindi non ho subito condizionamenti ambientali, per quanto i miei genitori siano stati sempre presenti e anzi mi abbiano sempre stimolata alla curiosità intellettuale nei confronti della cultura e dell’arte in generale. Ho maturato la consapevolezza che la musica era sicuramente il linguaggio giusto ma quegli 88 tasti non erano sufficienti affinché mi potessi pienamente esprimere, avevo necessità di una tavolozza di colori più ampia, e questa varietà solo l’orchestra la può dare. Perciò la spinta motivazionale interiore è l’unica spiegazione che riesco a darmi; per dirla con il mio Maestro Gaetano Giani Luporini, deve essere stato il demone della musica che ha deciso di dimorare in me. 

Qual’è la sua visione della figura del direttore d’orchestra, secondo lei chi è il direttore d’orchestra oggi? 

Un buon direttore d’orchestra è buon leader: deve essere in grado di tirare fuori il meglio dal materiale (musicale in questo caso, ma prima di tutto umano!) con cui si trova a lavorare, essere in grado di creare un bel clima e un gruppo di lavoro coeso, motivandolo, assistendolo, direzionando le energie positive verso l’obiettivo. Deve essere il pilastro – forte e stabile, un punto di riferimento – su cui tutti gli artisti sentono di poter contare. Al di là delle doti musicali, del talento e della preparazione, che sono imprescindibili, è necessario sviluppare quelle doti umane che riguardano l’interazione con gli altri, conciliando controllo e dialogo. Lo strumento di cui il direttore può e deve servirsi per tutto questo è la comunicazione poiché la musica stessa è linguaggio, comunicazione. Credo che ormai la figura del direttore/dittatore sia decisamente passata di moda!

©Nicola Allegri

Come affronta lo studio di una nuova partitura?  Quanto studio preliminare fa prima di entrare nella partitura? 

Ritengo che l’aderenza al testo sia alla base del lavoro di un musicista. Uno studio approfondito della partitura, ma anche biografico rispetto al compositore, del contesto storico-estetico entro cui si esprimeva, consultando tutte le fonti disponibili, è assolutamente necessario. Io cerco di assorbire quante più informazioni possibili, poi le lascio sedimentare in me e, infine, dopo un certo processo che definirei naturale, fisiologico, emergono alla coscienza alcune “epifanie” rispetto al significato di certi passaggi o scelte musicali. Solo a quel punto posso formare una mia interpretazione. È un processo di indagine a metà tra lo scientifico e l’esoterico.

Lei ha recentemente inciso il cd ” My Journey: Puccini Symphonic Works” , cosa ha significato per lei leggere pagine come ” Scherzo e Trio” nella prima esecuzione orchestrale ?  Secondo lei  chi era Giacomo Puccini ? Il linguaggio musicale di Giacomo Puccini è una tela di mille colori, mille sfumature ma quel linguaggio oggi e da considerarsi moderno ? 

Era un uomo estremamente moderno, che intuisce l’importanza di avvicinare il suo pubblico e l’importanza del culto della propria immagine; un uomo curioso ed eclettico, interessato alle altre arti, specialmente quelle visive, da cui si lascia contaminare. E ancora, un compositore che intuisce la modernità e la necessità del pubblico del Novecento di una nuova idea di spettacolarità, ma altrettanto capisce l’importanza della tradizione, la cui conoscenza e consapevolezza è l’unico vero ponte verso l’innovazione. La sua opera è la più moderna per velocità dell’azione drammatica, sensibilità quasi cinematografica della partitura e per questo motivo il suo stile è ancora capace di parlare la lingua della modernità, trovando un filo diretto di comunicazione con il pubblico. Fu poi un orchestratore straordinario in grado di far letteralmente cantare l’orchestra. Questo album dedicato alle sue pagine sinfoniche mira proprio a mettere in luce questo aspetto della sua produzione. Ho scelto di aprire il disco con lo Scherzo per orchestra, il cui Trio è stato ricostruito dal centro Studio Puccini di Lucca e mai inciso prima d’ora in questa forma per il valore musicologico che rappresenta. In questo brano giovanile si sentono l’irruenza tipica della gioventù e del carattere di Puccini ma anche il profondo rispetto e la conoscenza delle forme tradizionali.

©Nicola Allegri

Questo periodo è orribile per la musica…secondo Lei come cambierà il mondo musicale? cosa pensa delle rappresentazioni trasmesse via streaming ? 

Credo che sia un momento di grande difficoltà ma anche l’occasione per una svolta: c’è bisogno di innovazione e creatività per uscire dalla crisi e trovare una nuova modalità di comunicazione e interazione con il pubblico. Un pubblico che dovrà necessariamente rinnovarsi. Ci sarà probabilmente una sorta di selezione naturale tra coloro che saranno in grado di portare avanti questo cambiamento e chi invece continuerà a pensare secondo i vecchi schemi. 

Credo anche che la politica debba finalmente prendere coscienza dell’importanza della cultura nel definire il peso specifico di un popolo, il suo pensiero e il suo modello sociale; prendere coscienza dell’importanza dell’arte e della cultura come fattori di coesione sociale e come asset strategico nel rilancio del Paese, anche in materia di turismo culturale. Il teatro, l’arte e la cultura devono rivendicare il proprio posto.

Quanto allo streaming, credo che la digitalizzazione degli archivi musicali possa ampliare il pubblico e possibilmente rappresentare un indotto importante per i teatri, da allocare sulle nuove produzioni. Ma niente potrà mai sostituire lo spettacolo dal vivo: in streaming non c’è nessuna condivisione, nessuna comunione, nessuna catarsi.

Chi è Beatrice fuori dal palcoscenico ? quali sono i suoi hobby? 

Sono una persona curiosa, intuitiva e piuttosto testarda.Nel poco tempo libero che ho mi piace informarmi e sperimentare ciò che non conosco: amo leggere, visitare mostre, guardare film, e soprattutto viaggiare, specialmente in quei posti che presentano uno stile di vita e una cultura molto distanti dai nostri, sperimentando usi e costumi diversi da quelli a cui sono abituata.  Mi piace fare lunghe passeggiate nella natura e mi dedico allo yoga e alla meditazione, oltre che alla lettura dei testi antroposofici. Infine, ascolto un po’ di tutto. E’ estremamente importante, nella mia opinione, essere coscienti di tutto ciò che ci circonda; tutto può diventare spunto di riflessione e magari fonte di ispirazione.

Grazie a Beatrice Venezi per la grande disponibilità e In bocca al lupo!

Matteo Firmi

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