“ECCO LA LUCE…”: INTERVISTA A MICAELA MAGIERA

Una bambina cresciuta tra i grandi protagonisti della lirica. Lei è Micaela Magiera, figlia del Maestro Leone Magiera e Mirella Freni,  nomi che fanno già parte della grande storia del melodramma. Abbiamo avuto il grande piacere di intervistare la signora Magiera in occasione del progetto “Omaggio a Mirella Freni”, nato in collaborazione con Valentina Escobar e dedicato alla celebrazione dell’indimenticabile e amatissimo soprano.

Iniziamo parlando del progetto ideato da lei e Valentina Escobar e intitolato “Omaggio a Mirella Freni”…com’è nata questa iniziativa?
L’idea devo dire la verità l’ha avuta Valentina, che conosco fin da giovanissima, e non essendo molto brava con facebook, mi sono affidata a lei e alla sua bravura.  Mi sembra un bel modo per continuare a ricordare mia madre.

E la città di Modena come si sta muovendo in questo senso?
Purtroppo tutto è successo poco prima che si scatenasse l’epidemia del coronavirus, per cui alcuni progetti sono rimasti bloccati. La città di Modena aveva intenzione di organizzare una manifestazione per ricordare la figura di mia madre, come del resto anche altre città italiane, poi purtroppo si e’ bloccato tutto: sarei dovuta per esempio andare a Milano, dove il Comune voleva celebrare mia mamma per il suo contributo alla storia della lirica milanese, e il Teatro alla Scala voleva dedicarle una recita di Fedora, a Pesaro era prevista una premiazione…
La citta’ di Modena, sperando che tutto vada per il meglio, ha rimandato tutto a febbraio 2021 nel primo anniversario della scomparsa della mamma, e ha deciso di mantenere questo periodo come appuntamento fisso per celebrare la sua arte e la sua figura. Non aggiungo altro per scaramanzia, ma credo che si stia pensando anche a qualcosa di tangibile che rimanga a ricordarla nel tempo. 

Com’è giusto…
Sì, devo dire che mi sto rendendo pienamente conto di quanto sia stata amata, come artista e come persona: continuano ad arrivare tantissime manifestazioni di affetto da tutto il mondo, non solo dal “suo” pubblico, ma anche dai teatri e da tutti quelli che hanno lavorato con lei. E’ veramente emozionante.

Micaela Magiera con i figli Mattia e Gaia e la mamma Mirella Freni
Micaela Magiera con i figli Mattia e Gaia e la mamma Mirella Freni

Poi con Valentina state pubblicando anche delle registrazioni rare o inedite…
Sì, e riascoltandole, mi sono accorta che non ricordavo piu’ del tutto, come cantasse bene mia mamma…non dovrei essere io a dirlo, ma non posso negare l’evidenza.  Sai, non ascoltavo mica mia mamma tutto il tempo (ride)…era da tanto che non seguivo con attenzione le sue registrazioni…è stata una riscoperta!

C’è un ruolo in cui lei rivedeva rispecchiarsi oltre che Mirella Freni l’artista anche Mirella Freni la donna, quella della quotidianità e della famiglia?
Sì, io ho la mia idea; non so se lei sarebbe d’accordo e non so se si possa considerare uno dei suoi ruoli migliori, perché l’ha interpretato negli ultimi anni di carriera, ma per me lei e’ Adriana Lecouvreur. Già l’aria con cui entra Adriana, “Io son l’umile ancella del Genio creator”, parole che stanno benissimo sulla bocca di mia mamma, e poi anche la storia personale di Adriana, di umili origini si trova proiettata nell’ambiente della nobilta’, proprio come mia mamma, cresciuta alle case popolari e ritrovatasi a vivere nel favoloso mondo dell’opera. Le accomuna anche la passionalità, quella che porta Adriana a gridare furibondamente gelosa contro la Principessa di Bouillon, cosa che forse anche mia mamma con il suo carattere forte avrebbe fatto. Sono sempre stata incantata da quest’opera e commossa fino alle lacrime dalla scena della morte….ricordo il bellissimo spettacolo di Lamberto Puggelli: negli ultimi momenti di Adriana, alle sue spalle appariva un teatro, e lei pronunciando queste frasi: “ecco la luce, che mi seduce, che mi sublima, ultima e prima luce d’amor. Sciolta dal duolo, io volo, io volo, come una bianca colomba stanca al suo chiaror…” guardava e si proiettava verso  il loggione, o verso Dio?  Sono convinta che anche mia madre sia stata serena negli ultimi momenti e certamente l’ha aiutata l’immaginarsi a teatro, sul suo palcoscenico. Molti pensano a lei come Mimì, un suo grande ruolo, per me caratterialmente lei era Adriana. 

Mirella Freni- Adriana Lecouvreur- fotografia della collezione personale di Micaela Magiera (2)
Mirella Freni- Adriana Lecouvreur- fotografia della collezione personale di Micaela Magiera

Modena, città del Belcanto: Freni, Pavarotti e tanti altri…cosa c’è nell’aria di questa città?
E’ una cosa che mi sono sempre chiesta…e’ una coincidenza del tutto particolare. Ho scritto un libro La bambina sotto il pianoforte (ed. Artestampa ndr) per raccontare gli anni giovanili di mia mamma, di mio papà (Leone Magiera, ndr.) e di Luciano e scrivendo mi sono data una risposta; non so se e’ quella giusta o  quella che piu’ mi piace (come messaggio da lasciare ai giovani), ma e’ comunque quella che piu’ mi convince. 
Credo, infatti, che il loro successo, ovviamente dovuto ai talenti naturali che possedevano, sia stato alimentato dallo spirito di squadra, che ha sempre caratterizzato il loro rapporto. Tutti e tre si conoscevano fin da bambini e si sono ritrovati poi a studiare canto assieme. Per la verita’ Luciano e mia madre erano gli “astri nascenti” che ruotavano attorno a un perno, mio padre, il quale seppur nell’ombra, li ha sempre aiutati e indirizzati nelle scelte migliori per loro, ha fatto da “regista” nella loro carriera. Era una frequentazione quotidiana; negli anni prima del suo debutto (avvenuto sei anni dopo quello di mia madre) Luciano veniva tutti i giorni a casa nostra per studiare con mio papa’, che gli dava ovviamente lezioni gratuitamente, viste le scarse disponibilita’ economiche del tenore; in quegli anni si sviluppo’ fra loro due quell’amicizia profonda, durata un’intera vita. Con Arrigo Pola, tenore ancora in carriera, Luciano studiava la tecnica vocale; le parti musicali le preparava con mio papà, il quale aveva a sua volta preparato lo stesso Pola, che nella sua biografia racconta di aver studiato le opere del suo repertorio con un Leone Magiera ancora in braghette corte, appena quindicenne. 
L’amicizia, la condivisione delle esperienze, poter disporre di un insegnamento e un controllo quotidiano, sono certo elementi che hanno potenziato il risultato finale di tutti. Quella sala del pianoforte, dove studiavano insieme, era come una fucina dove si faceva un grande lavoro di squadra: mia mamma tornava a casa dopo le prime scrittura importanti, dopo aver lavorato accanto a personalità come il maestro Carlo Maria Giulini, Franco Zeffirelli, colleghi come Luigi Alva o Ilva Ligabue e raccontava agli altri  due, quello che aveva assorbito: un modo di muoversi, un modo d’interpretare, un passaggio tecnico…La stessa cosa la fece poi Luciano, quando venne il suo turno: ricordo quando cantò per la prima volta con Joan Sutherland in Australia e tornò folgorato dalla sua tecnica di respirazione, che passo’ subito a mia madre, e insieme provavano, sperimentavano, cercavano soluzioni…. Era uno studio appassionato.

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Da queste storie straordinarie di talento e devozione all’arte, qual è l’insegnamento più grande che si può trarre per i giovani?
Credo che per poter riuscire nella vita in ogni campo e non necessariamente come cantante, ci voglia: passione, dedizione, spirito di sacrificio, tenacia, impegno, studio….niente deve essere dato per scontato e nulla può arrivare per caso o solo perché si ha una bella voce, bisogna studiare sempre studiare. Mia madre ripeteva ai suoi allievi che per diventare un buon cantante ci vuole “anche” la voce. Fare il cantante non è facile, devi avere anche la forza di non arrenderti: se ti abbatti alla prima sconfitta non puoi andare avanti…ci vogliono tante, tante componenti. Nel caso di mia mamma e di Luciano, sono poi state fondamentali anche le persone che avevano accanto; sia Adua che mio padre, li hanno sostenuti (anche economicamente) agli inizi della loro carriera, credendo in loro e mai lamentandosi per le difficolta’. Questo non è scontato, se ti sposi con una persona che non è disposta a fare questo sacrificio, e’ facile che tu sia costretto ad abbandonare il tuo sogno. Anche gli stessi figli devono fare dei sacrifici e spesso devono accettare di essere posposti alle esigenze dell’arte. Essere figli di cantanti non è sempre semplice, ma si vive una vita ricca di stimoli e di bellezza. E’ meraviglioso pensare come, grazie al linguaggio universale della musica, possano essere superate tante barriere: la musica è per tutti, comprensibile da tutti; e’ anche una bellissima forma educativa, che dovrebbe essere insegnata nelle scuole, fin dalla piu’ tenera eta’. 

Grazie a Micaela Magiera

Francesco Lodola

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