TEATRO REGIO DI PARMA: VERDI SOTTO IL BARSO’

Il Teatro Regio di Parma ha dato un segnale di ripartenza dopo il lockdown interamente da lodare, presentando un allestimento del tutto nuovo, cosa non scontata in un periodo di grandi ridimensionamenti “covid”, e (ri)portando Verdi alla sua dimensione nobilmente popolare. E lo ha fatto sempre nel rispetto delle norme vigenti quali il distanziamento non solo tra il pubblico ma anche in palcoscenico e in buca. 

In un luogo insolito, la parte esterna del moderno auditorium progettato da Renzo Piano nel 2001 sulle rovine di un precedente insediamento industriale, è andato in scena “Rigoletto al barsò”, termine quest’ultimo che indica in dialetto emiliano un pergolato. Ed è nella zona delimitata dalla grande parete a vetri che si è svolta la vicenda musicale e teatrale del buffone di corte verdiano. Lo spettacolo, immerso nel verde del parco urbano nel cuore della città, ha beneficiato di una situazione acustica notevole soprattutto per quanto riguardava le voci. Meno favorita dalla location, è parsa l’orchestra. 

WhatsApp Image 2020-06-30 at 17.28.38-3
©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

La regia di Roberto Catalano si fondava sull’utilizzo di alcuni proiettori, che sono apparsi quali prolungamento fisico e sentimentale dei personaggi, come i moti di affetto tra Rigoletto e Gilda o i gesti di sfida tra i cortigiani e Rigoletto. Sul palco non era presente alcun altro elemento di arredo, se non il disegno luci curato da Fiammetta Baldisseri, giostrato sulla rifrazione/trasparenza della vetrata dell’auditorium, e i ricchi costumi provenienti dall’archivio del Teatro Regio. Catalano ha ricercato l’essenza del Rigoletto uomo, mettendo in evidenza la sua spoliazione da buffone a padre (il togliersi il cappello e la gorgiera). Tuttavia sono rimasti i guanti e il trucco che hanno dato l’impressione del fallimento di liberarsi dalla prigione di una vita passata vestendo panni clowneschi. Idea interessante che Catalano non sempre è riuscito a tradurre sulla scena in tutta la sua complessità. D’impatto il finale, quando Rigoletto si è puntato il proiettore addosso, nel tentativo estremo di mettere in luce la sua profonda umanità e al tempo stesso farsi psicologicamente carico, da padre sensibile, della morte della figlia. 

Sul podio en plein air della Filarmonica Arturo Toscanini (numericamente leggermente ridotta), il direttore Alessandro Palumbo ha privilegiato la correttezza e la fedeltà al dettato verdiano. Scelta condivisibile perché, in questo contesto scenicamente minimale, sono così emersi con prepotente forza la musica verdiana e la qualità dell’esecuzione.

WhatsApp Image 2020-06-30 at 19.13.32-2 

Acclamato dopo le pagine più impegnative e grandemente al termine dello spettacolo, il protagonista Federico Longhi si è rivelato il mattatore della serata, possedendo grande padronanza del ruolo, risolto con solidità tecnica ed espressività sia vocale che teatrale. Il timbro è bello di natura, l’emissione pur potente è sempre controllata ed elegante, e a questo si è aggiunto lo sfoggio di una paletta di dinamiche e sfumature invidiabile, e non facilmente riscontrabile in esecuzioni all’aperto. Anche lo stile metteva in evidenza i diversi aspetti psicologici del personaggio come la dolcezza verso la figlia e il pathos delle invettive alla corte. Magistrale l’esecuzione della celebre aria “Cortigiani vil razza dannata”, a cui è poi seguita una “Vendetta” di bell’involo drammatico. 

WhatsApp Image 2020-06-30 at 17.28.38
©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Il giovane David Astorga, superando qualche disomogeneità iniziale, ha pienamente convinto nel personaggio spavaldo, ma dai modi aristocratici del Duca. Al suo fianco la giovanissima Giulia Bolcato, oltre a possedere la fisicità giusta per il candore fanciullesco di Gilda, ha denotato intonazione pulitissima, padronanza nella tessitura acuta e cristallina limpidezza dei filati in cui ha dato il meglio di sé, piuttosto che nei momenti di più intenso lirismo. 

Nei panni di Monterone la piacevole (forse un po’ chiara) voce di Italo Proferisce si esprimeva con l’incisività dovuta al personaggio. Sparafucile era interpretato da Andrea Pellegrini, dotato di fascino misterioso e di timbrica decisamente bella, con la quale ha tornito il ruolo. Allo stesso modo si è disimpegnata con onore Mariangela Marini, proveniente dall’Accademia Verdiana, che ha rivestito di voce calda i personaggi di Giovanna e Maddalena. 

WhatsApp Image 2020-06-30 at 17.28.38-4

La coraggiosa ripartenza ha comportato delle rinunce (inevitabili per il rispetto delle norme di sicurezza) come la presenza del coro, nonostante non si sia potuto ritenere del tutto assente in quanto le pagine corali (con qualche taglio) sono state affidate ad una squadra di comprimari di prestigioso livello, che si sono fatti carico di questo impegno, riuscendo a risultare corposi nel suono oltre ogni più rosea aspettativa: Daniele Lettieri (Matteo Borsa), Claudio Levantino (Marullo), Gianni Giuga (Il Conte di Ceprano), a cui si aggiungevano gli allievi dell’Accademia Verdiana Chiara Notarnicola (Paggio), Emil Abdullaiev (Usciere). 

Una serata di buon livello qualitativo che ha registrato una discreta affluenza di pubblico, ligio alle regole e prodigo di applausi. 

Maria Luisa Abate

Parma, 2 luglio 2020

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...