QUATTRO BACCHETTE ITALIANE NEL CUORE DI VERONA – INTERVISTA

Non capita tutti i giorni l’occasione di intervistare quattro direttori d’orchestra italiani, tra i più importanti oggi e richiesti da tutte le più prestigiose istituzioni musicali del mondo. “I magnifici quattro” come li ha soprannominati qualcuno, Andrea Battistoni, Francesco Ivan Ciampa, Marco Armiliato e Riccardo Frizza, riuniti insieme per riaccendere l’Arena di Verona in questa specialissima edizione 2020 del Festival, con un grande concerto intitolato Il cuore italiano della musica, una serata di rinascita dedicata alla celebrazione dell’opera italiana. Una serata dedicata agli operatori sanitari e anche alla speranza di un nuovo inizio segnato dalla bellezza, che impone anche qualche riflessione, che abbiamo avuto il piacere di fare con i quattro protagonisti sul podio. 

Incominciamo dall’autoctono, il Maestro Andrea Battistoni: da veronese quali sono le sensazioni di far parte di questa rinascita musicale?

A.B. La gioia della ripartenza è ovviamente molta, unita però ad un profondo senso di incertezza. La pandemia non sembra ancora un capitolo chiuso e fino all’avvento del vaccino sarà difficile tornare al “business as usual”. La musica e il teatro sono fatti di vicinanza, spazi ristretti e contatto fisico; fino a che questi elementi verranno a mancare, qualsiasi evento sarà una pezza, per quanto apprezzabile, su un’enorme problema ancora da risolvere globalmente.

Maestro Ciampa, siamo all’alba di un Nuovo Rinascimento, come tu stesso lo hai definito, quali sono le sensazioni di questi momenti in cui la musica torna a vibrare?

F.I.C. La vita è sempre più forte. L’istinto di vita prevale su ogni avversità. L’arte rinasce, rifiorisce perché il vero terreno dell’arte sono le nostre anime. Anime che hanno bisogno di vivere di emozioni.

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Il Maestro Armiliato ha una carriera internazionale, che lo vede invece prevalentemente all’estero: come vivi questo nuovo inizio italiano?

M.A. Lo vivo con grande orgoglio! Quello di avere ereditato dall’ immensa tradizione operistica del nostro Paese il gusto e l’amore per quello che oggi si puo’ definire l’unico spettacolo veramente dal vivo, senza artifizi…Questo fermento Italiano, quasi una gara a chi fa prima e meglio, è uno scatto d’orgoglio di un’arte che forse nel nostro Paese pareva sopita..

In queste settimane abbiamo invece assistito a un commovente e commosso momento di riflessione e di memoria con l’esecuzione del Requiem di Donizetti dal Cimitero Monumentale di Bergamo diretto dal Maestro Frizza: come hai vissuto quel momento così intenso?

R.F. Più che un concerto, è stato un omaggio alle vittime e un momento di raccoglimento e riflessione; non potevamo riprendere l’attività culturale senza prima ricordare tutte le persone che ci hanno lasciato a causa della pandemia.  È stata una cerimonia laica in cui ognuno dei partecipanti, il numeroso pubblico da casa e gli interpreti, a modo loro, hanno potuto provare un’emozione contenuta ma molto intensa.  Noi interpreti poi eravamo tutti originari del territorio, uno dei più colpiti da questa drammatica tragedia.  Abbiamo avuto tutti persone vicine e care, amici, o parenti che hanno sofferto per questa terribile malattia.

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Questa straordinaria occasione vede anche il tuo ritorno in Arena dopo qualche anno di assenza, quali sono le emozioni e le difficoltà di questo podio?

R.F. All’Arena ho diretto Nabucco di Verdi nel 2015; è stata un’esperienza fantastica, e in precedenza avevo diretto un Gala Verdi e Rigoletto. Il palcoscenico è assolutamente magico, si tratta di una location unica al mondo, e nonostante la difficoltà per i cantanti e l’orchestra, dato che si tratta di un palcoscenico all’aperto molto grande, l’acustica è sorprendentemente buona.  Il sabato, invece, vivremo una notte diversa e tante emozioni.  L’omaggio sarà per tutti i grandi professionisti della salute del nostro Paese che, con il loro sacrificio, sforzo e dedizione, hanno aiutato in questi mesi – e continueranno a farlo – a farci sentire più sicuri. È il nostro senso di responsabilità individuale che ci permetterà di uscire da questa complicata crisi, indossando sempre la mascherina, mantenendo la distanza sociale e applicando le misure igieniche necessarie.

Il Maestro Battistoni, che oltre a questo concerto dirigerà anche il Puccini Gala del 22 agosto è quello ovviamente più legato, anche affettivamente a questo luogo: quali sono le difficoltà di questo podio, soprattutto nella particolare conformazione di quest’anno? 

A.B. Non ho riscontrato particolari difficoltà al momento in cui scrivo, l’orchestra conosce questa acustica e ha saputo sintonizzarsi sulla nuova disposizione con grande duttilità. Il colpo d’occhio del palco centrale è di grande effetto, ma ciò che mi ha veramente scaldato il cuore è stata l’energia dei professori d’orchestra, desiderosi di fare nuovamente musica insieme.

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Il Maestro Ciampa e il Maestro Armiliato si cimenteranno oltre che in questo concerto con due capolavori mai eseguiti in Arena, il pucciniano Gianni Schicchi e il Requiem di Mozart. Maestro Ciampa, quali sono le emozioni di dirigere in Arena quest’anno, dove la musica diventa collettività e comunità?

F.I.C. Dirigere all’arena di Verona è sempre stato un sogno per me. Dirigere dopo questa sosta forzata assume un valore ancora più forte ed intenso. Passando per Piazza Bra, ho sbirciato dal cancello 1 l’allestimento. Ho subito percepito la sensazione di far parte di un evento unico e irripetibile. Dedicare questa serata in particolare a tutti gli operatori sanitari è il vero messaggio più alto. A loro abbiamo affidato i nostri corpi, all’arte affidiamo le nostre anime.

E per il Maestro Armiliato quali sono le impressioni di portare per la prima volta in Arena una gemma come il Requiem mozartiano?

M.A. Si. La considero una sfida ,musicalmente parlando. Dobbiamo coniugare la magnifica e delicata scrittura di Mozart con questi spazi…confido nella bravura di Orchestra e Coro e nel fattore “emozione” che potrebbe sublimare il tutto.

In questo periodo abbiamo assistito e stiamo assistendo ad una rivoluzione nel nostro modo di fruire dell’arte e della musica, ma anche del modo di “fare” musica e di costruire il teatro musicale. Maestro Armiliato, hai partecipato a due Gala online (Maggio Musicale Fiorentino e Metropolitan Opera), come si evolverà il teatro musicale dopo questo periodo di silenzio e di ricerca?

M.A. Arrivano segnali di incoraggiante normalità’ da tutti i più grandi Teatri del Mondo. A titolo personale la mia attività, nella preparazione della programmazione a breve e lungo termine con i Teatri dove lavoro da più di vent’anni non si e’ mai interrotta. Anche nei mesi di marzo e aprile si guardava oltre, era molto confortante, come se la mia musica e questo mondo non potessero essere scalfiti. Sono ottimista? Si lo sono.

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Secondo il tuo parere Maestro Frizza?

R.F. Dobbiamo essere uniti e mettere in atto la “cultura della sicurezza”.  Abbiamo visto che ci sono teatri – anche se ancora pochissimi – che sono stati coraggiosi e capaci di riprendere l’attività culturale con fantasia e intelligenza, ma anche seguendo tutte le misure e i protocolli di sicurezza sanitaria.  La cultura è sicura.  Nel nostro campo, le istruzioni che vengono date sono rispettate e si sta dimostrando che è possibile offrire spettacoli in sicurezza.  Insieme dobbiamo lavorare, remare nella stessa direzione, ed essere creativi per far sì che gli eventi musicali e culturali continuino, sempre con responsabilità e prendendo tutte le misure necessarie.  È possibile farlo.  Tutto dipende da noi: il pubblico, i programmatori e gli interpreti.

La parola a te Maestro Battistoni!

A.B. Lasciare una strada consolidata per una di sperimentazione non è mai facile, ma si rivelerà forse inevitabile qualora la situazione presente dovesse protrarsi. Reimmaginare completamente il teatro e la musica diventerà allora prioritario per la sopravvivenza di ogni forma d’arte performativa. Siamo fortunati in Italia a poter ospitare molte manifestazioni estive in splendidi luoghi all’aperto, ma con l’autunno i problemi legati al Covid-19 potrebbero ripresentarsi, e solo chi avrà preparato un innovativo piano B potrà effettivamente proseguire l’attività. Sono per natura un ottimista, ma vedo anche un periodo molto difficile profilarsi all’orizzonte per la vita di tutti noi lavoratori dello spettacolo dal vivo.

Maestro Ciampa, a te la chiusa!

F.I.C. La vita ci insegna che fare previsioni non ha molto senso. Chi avrebbe mai immaginato un anno fa uno scenario del genere? Il nostro impegno e il nostro sforzo deve essere quello di ricominciare, ripartire con tutte le nostre energie. Come i fiori che nascono dal cemento sfidando e vincendo ogni ostacolo, così l’arte rinascerà più forte e vigorosa. Nulla potrà arrestare il bisogno di esprimere attaverso l’arte i nostri sentimenti. È vitale, è indispensabile. È la cura.

Grazie Maestri e ci vediamo in Arena!

Francesco Lodola

 

 

 

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