L’ARTE DI SAPER “DIRE”: DOMINGO E HERNÁNDEZ ALL’ARENA DI VERONA

All’Arena di Verona si celebra il mito dell’opera, Placido Domingo, l’artista amato, discusso, criticato, ma che volente o nolente rappresenta la storia del canto degli ultimi 50 anni. E Domingo risponde dimostrando ancora di essere un animale da palcoscenico.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Certo non neghiamo che il volume si sia assottigliato, i fiati accorciati e che talvolta ci sia qualche libertà musicale di troppo, ma il suono è sempre fermo, integro nel suo fascino timbrico e soprattutto c’è la capacità di saper “dire” dell’artista: lo riscontriamo nel recitativo che apre il duetto tra il Conte di Luna e Leonora dal IV atto de Il Trovatore (“Udiste?…Mira, d’acerbe lagrime”), ma anche nella scena e duetto tra Germont padre e Violetta dal II atto de La Traviata. Suscita meno effetto nell’aria di Gérard da Andrea Chénier (“Nemico della patria”), mentre risulta decisamente emozionante la morte di Rodrigo dal verdiano Don Carlo (“Per me giunto è il dì supremo… O Carlo, ascolta”).

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Al su fianco brilla la stella di Saioa Hernández, artista che abbiamo trovato ulteriormente maturata sotto tutti i punti di vista. La voce è sempre bella, di timbro luminoso che trova però anche affascinanti toni bruniti e seducente discesa nel grave, con un accorto e perfetto uso del registro di petto (finalmente). Il modo di cantare è squisitamente all’antica verrebbe da dire, ma soprattutto si apprezza in questa cantante il temperamento, la capacità (rara) di saper incidere la parola e farne strumento di teatro. Per tutti questi motivi colpisce il modo di condurre il canto legato e sfumato di “Ah! dite alla giovine” nel duetto di Traviata o l’esplosione della stretta del duetto di Trovatore, così come il fuoco della sua interpretazione de “La mamma morta”.

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Sul podio ritrovavamo il Maestro Jordi Bernàcer, il quale si dimostrava ottimo accompagnatore, cimentandosi anche con grande maestria nelle tre pagine solo orchestrali in programma, in particolare nell’intermezzo di Fedora. Bene lo asseconda l’Orchestra dell’Arena di Verona

Al termine grande trionfo per tutti i protagonisti della serata con bis in tema di zarzuela che si chiude con un intramontabile cavallo di battaglia dominghiano “No puede ser” da La tabernera del puerto.

Francesco Lodola

Verona, 28 agosto 2020

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