IL LOGGIONE EMILIANO: UN MACBETTO DUCALE AL FESTIVAL VERDI

Dopo mesi di doloroso silenzio la musica di Giuseppe Verdi torna a risuonare dal vivo nell’aria della sua città, con l’inaugurazione del ventesimo Festival Verdi nell’elegante cornice del Parco Ducale. Sul palco una riuscita edizione di Macbeth in francese, in forma di concerto.

Sono passati ormai molti da mesi dall’ultimo appuntamento de Il loggione emiliano, la rubrica di IeriOggiDomaniOpera che vi racconta l’Opera nei teatri dell’Emilia-Romagna. Mesi di incertezze, difficoltà e di malinconico silenzio, in cui solo le tante trasmissioni in streaming hanno tentato invano di colmare l’assenza della musica e dell’arte che tanto riempivano le nostre vite.

Oggi siamo qui, ancora forse lontani dalla normalità cui eravamo abituati, ma felici e non poco emozionati nel ritrovarci e nel raccontarvi ancora una volta come sempre il Festival Verdi di Parma e Busseto.

©Roberto Ricci

Ebbene sì, con grande coraggio e determinazione, nel pieno rispetto delle normative vigenti, la squadra del Teatro Regio ha voluto ad ogni costo anche in questo delicato momento mettersi in gioco e se la sfida è appena cominciata possiamo ben dire che l’inizio è stato dei migliori.

L’inaugurazione avviene quest’anno con una perla degna di un Festival che correttamente fa della riscoperta di edizioni rare un proprio obiettivo: Macbeth nella versione in lingua francese, rappresentata unicamente alla prima parigina del 1865 per la quale fu modificato, dopo il debutto italiano del 1847. Il tutto nella cornice suggestiva del Parco Ducale di Parma, in forma di concerto.

Va da sé che nell’Opera ma in particolar modo nel melodramma Verdiano il “teatro” svolga un ruolo equiparabile per importanza a quello della musica e che dunque l’assenza di regia e scenografie tolga un elemento imprescindibile ad un monumento qual è Macbeth. Ciononostante, che sia per la bellezza del luogo, o per la qualità musicale o ancora per la profonda carica di significato che un evento simile in questo momento storico rappresenta, lo spettacolo desta rimarcabile interesse, intense emozioni e infine scroscianti meritati applausi.

©Roberto Ricci

A guidare magistralmente l’esecuzione vi è il Maestro Roberto Abbado, che dirige un’ispirata Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini con ammirevole cura interpretativa, in un vero e proprio caleidoscopio di sfumature di tempi, sonorità, colori. Eccellente è anche la prova del Coro del Teatro Regio, preparato con la riconosciuta professionalità di Martino Faggiani.

Il cast vocale vede nei panni del protagonista il baritono francese Ludovic Tézier, che oltre a distinguersi come l’unico realmente a proprio agio con la lingua di canto, è autore di una performance autorevole sul piano vocale. Il suo è uno strumento di bel timbro caldo, modulato con estrema eleganza e un magistrale dosaggio di fiati che mette in luce un canto morbido, fatto di legati suadenti e una caratterizzazione del personaggio sanguigna ma al tempo stesso intima ed intensa, meno sguaiata e graffiante di altre cui siamo soliti assistere ma non per questo meno credibile.

©Roberto Ricci

Al suo fianco vi è Silvia Dalla Benetta, una Lady Macbeth che in pochissimi giorni di preparazione è comunque in grado di mostrare con grande dovizia un fraseggio variegato e di notevole espressività, affiancate da una prova musicale solida e incisiva, fatta eccezione per qualche asperità nel registro acuto, che tuttavia concorre a realizzare le ombre del personaggio.

©Roberto Ricci

Riccardo Zanellato, nel ruolo di Banquo è una vera e propria garanzia. La voce è calda e di bel colore, supportata da una tecnica sicura e da una soddisfacente linea di canto.

Da segnalare poi l’ottima prova dei due tenori Giorgio Berrugi, Macduff di timbro corposo ma mai pesante e di David Astorga, come Malcolm.

Completano in modo eccellente il cast Natalia Gavrilan (La Comtesse), Francesco Leone (Un medecin) e i tre “fantome”, Jacopo Ochoa, Pietro Bolognini, Pilar Mezzadri Corona.

In un tripudio di meritati applausi ha così inizio un Festival che verrà inevitabilmente ricordato per le circostanze storiche in cui si colloca ma, ci auguriamo, anche per la qualità ed il successo (per ora vincenti) che lo potranno caratterizzare da qui al 10 ottobre.

Parma, 11 settembre 2020

Grigorij Filippo Calcagno

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