IL LOGGIONE EMILIANO: VERDI REQUIEM AL PARCO DUCALE

Prosegue il Festival Verdi: dopo il felice debutto di Macbeth il Parco Ducale ospita la Messa da Requiem, in una altrettanto riuscita edizione in memoria delle vittime della pandemia di Covid-19.

Rendere omaggio alle tante, troppe vittime della pandemia in atto nel mondo senza sconfinare in stanchi cerimoniali fatti più per dovere morale che per altro non è purtroppo così frequente ma è senza dubbio ciò che accade a Parma nell’ambito del Festival Verdi. La carta vincente gioca molto da sé poiché nella Messa da Requiem del Maestro di Busseto vi è già concentrata una tale potenza eterna ed universale come probabilmente in poche altre pagine se ne trova. Una potenza che attiene ad una particolare visione dell’uomo, della vita, di Dio ma che si sostanzia con una monumentale materia musicale dalla cifra stilistica ed espressiva impareggiabile, tra sacralità della fede e teatralità terrena.

©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Se, come si diceva poc’anzi, la carta è vincente da sé, l’interpretazione che ne danno in quest’occasione Orchestra, Coro e interpreti è maestosa ed esalta ai massimi termini la grandezza di questo capolavoro, assolvendo infinitamente meglio di ogni vuota manifestazione retorica il compito di commemorare chi non c’è più e di raccogliersi in una riflessione o preghiera in un momento così difficile e doloroso.

A dirigere vi è ancora una volta magistralmente Roberto Abbado, capace di far trasudare con eguale efficacia dalla Filarmonica Arturo Toscanini ogni emozione e sfumatura, dai momenti più intimi e colmi di pathos alle sonorità prorompenti del “Dies Irae”, senza far sfuggire all’ascoltatore nessuna delle tante e geniali idee stilistiche di Verdi e mantenendo nel contempo un grande equilibrio tra le parti.

©Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Il Coro del Teatro Regio è autore dell’ennesima prova di valore, sapientemente preparato da Martino Faggiani e completamente in grado di districarsi con assoluta sicurezza anche nelle pagine più insidiose.

Ultime ma non certo per importanza le voci soliste. Eleonora Buratto, soprano, al suo debutto in questo ruolo, brilla con il suo timbro di bella fattura districandosi con grande versatilità nelle dinamiche e nelle sfumature richieste e regalando al pubblico mezze voci di notevole bellezza.

Anita Rachvelishvili, grande attesa poiché chiamata in sostituzione e alla sua prima volta a Parma, ha dalla sua mezzi di risaputa rilevanza accompagnati da un temperamento che sa farsi tanto travolgente quanto dolce e toccante. Mai sopra le righe, il mezzosoprano georgiano raggiunge il culmine della propria performance, a nostro giudizio, nel Lacrimosa, la cui prima frase è cantata in modo davvero memorabile.

Corposa e generosa è la voce di Giorgio Berrugi, tenore, perfettamente a proprio agio nella parte e dotato della giusta musicalità, elemento che contraddistingue anche il canto di Roberto Tagliavini, basso in sostituzione di Michele Pertusi, che sfoggia un piacevolissimo timbro e un fraseggio più che pertinente.

Applausi scroscianti ed emozioni intense accolgono gli interpreti e chiudono una serata degna di essere ricordata.

Grigorij Filippo Calcagno

Parma, 18 settembre 2020

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